(essepì) Se c'è qualcosa di vero nella bibbia laica della sicilianità è che i siciliani credono di essere il sale della terra. Non hanno compiuto la rivoluzione copernicana, tutto gira attorno all’Isola che sta al centro del Mediterraneo. Siccome il Mediterraneo è il centro del Mondo, la Sicilia è il centro del centro. Ci sono libelli scritti da storici locali che mettono in fila i geni partoriti nell’Isola ogni giorno dell’anno da quando
la storia viene scritta.
Sfortuna, cupidigia altrui. I siciliani sono vittime del Male: sono stati assediati dal Male, ridotti all’impotenza, sfruttati, angariati.
Questa filosofia della deresponsabilità ha avuto tanti seguaci e alcuni potenti sostenitori in ogni tempo perché ha regalato un alibi prezioso a coloro che avrebbero dovuto dare ai siciliani quel che occorre per stare alla pari con il resto dell’Europa ed avvantaggiarsi della favorevole posizione geografica, gli strumenti, le idee giuste, le volontà, le iniziative, la buona amministrazione. Ma si sono fatti gli affari propri, non quelli della Sicilia.
Che cosa c’è di meglio che scaricare sul Nemico tutte le colpe.
Accade anche agli individui che per scaricarsi delle loro responsabilità, recitano il loro vittimismo.
Pare che questo atteggiamento mentale – non proprio commendevole - da qualche tempo a questa parte sia messo in discussione e che si voglia scommettere sulle abilità, competenze e volontà dei siciliani.
Perché mai i siciliani non dovrebbero farcela? si afferma con crescente convinzione ed autorevolezza, ma senza alzare troppo la voce.
Giusto così, bisogna avere fiducia, confidare sulle buone pratiche degli isolani. I siciliani che hanno messo le radici altrove, dall’Australia al Canada hanno dato buona prova di sé.
Ne abbiamo incontrati tanti nei nostri viaggi: molti di loro avevano ruolo, funzioni, denari da fare invidia. Abbiamo conosciuto poche mezze calzette e molti autorevoli personaggi che, sradicati dalla loro terra, dopo avere sopportato alcune difficoltà, si sono rimboccati le maniche ed hanno avuto successo, meritatamente.
Quando abbiamo chiesto loro se avessero voglia di tornare in Sicilia, la risposta è stata sempre la stessa: sì, ma per la durata delle vacanze.
La loro patria è un’altra, anche il cuore è rimasto in Sicilia. Non potrebbe essere altrimenti.
Della loro terra ricordano sempre il meglio, ma quando qualcuno propone il ritorno, il peggio li assale velocemente. Istinto di sopravvivenza, mi hanno spiegato.
Il Presidente della Regione, Raffaele Lombardo, ripete da qualche tempo a questa parte che la Sicilia deve fare da sé ed accettare la sfida del federalismo. Ha ragione, a questo punto.
Non sappiamo come sarà questo federalismo, ma sappiamo che la filosofia della sfida può essere utile ai siciliani e crediamo perciò che vada accettata. A patto che gli strumenti, i mezzi messi in campo dal federalismo non finiscano con il distruggere anche la volontà di scrollarsi di dosso rassegnazione, ricerca di privilegi (ormai introvabili o quasi) e paure.
Conserviamo un sano scetticismo su federalismo ancora non bene definito. E’ ancora un melone rosso: può essere buono o immangiabile.
Il federalismo è solo un sistema di governo. Saranno le regole e gli uomini a dargli una identità.
Potrebbe seppellire le residue possibilità della Sicilia di alzare la testa o offrire le opportunità di cui l’Isola ha bisogno.
Aspettarsi regali da un governo sorvegliato a vista dalla Lega Nord sarebbe ingenuo. Umberto Bossi e i suoi da due decenni si sbracciano per ottenerlo. Pensate che l’abbiano fatto per farcene omaggio?