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I debiti di Palermo e il gioco delle tre carte. Quella che vince il Sindaco non la indovina mai. Sfortuna e…

04 marzo 2009 21:12
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piazza pretoria municipio

(di Ignazio Panzica) La filosofia pirandelliana del “così è se vi pare” al comune di Palermo la conoscono bene e la applicano ancora meglio. È, in uno, il credo e la religione alla base della cultura di governo del sindaco Cammarata. Pure nei conti e nel bilancio, nei modi con i quali vengono gestiti, e rendicontati alla pubblica opinione. I numeri ballano, si rincorrono, giocano a nascondino, sino ad evaporare. Come, alla fine, accadeva alle installazioni d’arte di Filippo Panseca.


Un cittadino attento all’informazione, quindi, non può che restare sconcertato nel vedere che, alle diverse testate giornalistiche, l’Amministrazione Cammarata propina, o consente gli pervengano, dei dati simili ma sempre diversi tra loro. I documenti, in questione, trovano la legittimazione della loro palese diversità nel fatto che risultano elaborati sulla base di fonti sempre un po’ datate: talvolta del 2006, altre del 2007, etc. Perciò, cresce il dubbio che la situazione ad horas dei conti comunali a Palermo non ce l’abbia sotto controllo nessuno. Insomma, è il trionfo del “così è se vi pare”. Se la tesi non è certa, neanche l’antitesi di contestazione lo può essere.



Una circostanza intellettualmente affascinante, per carità. Peccato che, però, si stia parlando di una delle istituzioni pubbliche – il comune di Palermo – più grande di Sicilia e, a buon diritto, tra i primi cinque comuni d’Italia. Infatti, l’andazzo pirandelliano, vale anche per i consiglieri comunali che dovrebbero, poter controllare – tempestivamente ed puntualmente - l’operato della giunta comunale. E invece non è così.


Circolano fogli e foglietti, montaggi e fotocopie di risulta. I consiglieri curiosi devono trasformarsi in ibridi, catalogabili tra provetti analisti di bilancio e ottimi lettori di ventura, come quelli che stazionano la sera a Piazza Navona. Non a caso l’Assessore al ramo, il professore Bavetta, stima per il 2009 un ammontare di debiti fuori bilancio tra i 25 e 30 milioni di euro, mentre i funzionari addetti sarebbero disposti a convertirsi per devozione all’Islam se quest’anno si riuscisse a non superare i 50 milioni di euro.



“Certo, che succede questo, se si ricorre al debito fuori bilancio anche per organizzare il Festino di Santa Rosalia, una delle spese fra le più programmabili del mondo”, ci sibila ad un orecchio, con palese perfidia, un consigliere che a suo tempo non è riuscito a diventare assessore.



Nell’evoluzione di questo andazzo, che sconosce il principio politico ed amministrativo della trasparenza, può accadere di trovarsi di fronte a testi di proposte di deliberazioni al Consiglio, il cui oggetto risulta scritto a mano, certo, per esigenze di rapidità. Che, però, diventa un fatto ancora una volta più sconcertante se la deliberazione in questione riguarda il destino della Sispi, la maggiore società di informatizzazione nel Sud Italia, che vedeva soci, all’origine, il Comune di Palermo e la Finsiel gioiello tecnologico e di ricerca avanzata dell’Iri, cui è subentrata da alcuni anni – dopo la liquidazione dell’Iri - la società Privata Almaviva SpA, che ha versato nelle casse della Sispi, per la sua partecipazione al 49% del capitale societario, poco più di un milione di euro.



La  Sispi, nella mente futuribile dell’allora sindaco Leoluca Orlando, era considerato uno strumento avanzato, che avrebbe dovuto far fare un salto di qualità a Palermo, gestendo in un sistema integrato i servizi informatici, telematici e di telecomunicazioni, del Comune; ma non solo. Sarebbe potuta diventare anche una occasione di innovazione e sviluppo per tanti altri comuni siciliani. E perché no, porsi al servizio anche dei processi di internazionalizzazione della piccole e media imprenditoria siciliana.


Fece scalpore, all’epoca, la serietà ed il rigore con cui fu selezionato il personale che venne assunto alla Sispi: tutti con signori curriculum formativi. Ma nel dicembre del 1997 la convenzione fra Comune e Sispi (iniziata il 13 settembre 1990) scade. E non è stata mai più rinnovata. I rapporti sono continuati sino a ieri, come si suol dire, di proroga in proroga, “in fiducia”. Benché la legge  (artt, 12,16,17, del R.D. n° 2440/1923) ne farebbe espresso divieto: “I contratti stipulati dalla P.A. devono essere redatti, a pena nullità, in forma scritta e devono avere termini e durata certi”. Il virgolettato è tratto dalla nota protocollo (n°118668 del 16.02.2009) del Ragioniere generale del Comune Boruslav Basile, che con detta nota plaude alla proposta di deliberazione (sì, quella di cui si parlava prima con l’oggetto scritto a mano di corsa) per la quale il Comune di Palermo ha deciso di acquistare il 49% delle azioni del partner privato Almaviva, in ossequio al cosiddetto decreto legge Bersani  n° 248 del 2006. In particolare all’art.13 della norma si fa obbligo ai Comuni di procedere all’affidamento diretto di servizi in “house providing” (ossia a qualcuno di casa propria) , solo nel caso che il Comune abbia il controllo del 100% della società.



Ma se è dal 2006 che il Comune deve acquisire il 100% delle azioni della Sispi, perché l’oggetto della delibera è stato scritto in fretta e furia, solo tre anni dopo?



Fatto si è, che il consiglio comunale approverà (e non può fare diversamente) la completa riappropriazione azionaria della Sispi pagando all’Almaviva – si legge nella proposta di deliberazione – la somma pari al 49% del patrimonio netto della Spa: due milioni e 920.000  euro.



Gli amministratori della Sispi per una cabala sfortunata avevano appostato in bilancio un fondo di riserva speciale di quattro milioni tondi di euro, che sommati al capitale sociale di poco più di due milioni di euro, concedono all’Almaviva una plus valenza secca di circa due milioni di euro. Al netto ovviamente delle minor spese e dei legittimi dividendi incassati durante la passata gestione associata della Sispi.


Molto fortunati e bravi i manager milanesi di Almaviva che portano a casa due milioni in più, e molto sfortunati gli amministratori palermitani della Sispi e del Comune che vedono evaporare due milioni di euro dei cittadini panormiti. Si potrebbe leggere, così, la vicenda. Ma, sibilano, i soliti malpensanti, esiste anche un'altra scuola di pensiero sulla vicenda. Noi, neanche, ce la siamo fatta raccontare. Tanto, come si dice in Sicilia – “gira, vota e firria ” -  al Comune di Palermo, e nei dintorni, comanda sempre e solo il “così è se vi pare” di pirandelliana memoria.



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Anonimo 05 marzo 2009   06:08

 Grazie per le info, grande Ignazio Panzica......

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