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L’Assemblea regionale imprime una svolta alla sua politica di risparmio. Spente mille lampadine, ed è solo l’inizio

15 febbraio 2009 23:50
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E’ la prova provata che nei confronti delle istituzioni si nutrono pregiudizi negativi. Non è giusto, e tocca proprio a noi, solitamente severi, prendere partito a favore dell’Assemblea regionale siciliana. Una delle giornate migliori della sua storia non è stata degnata di attenzione. Avrebbe meritato un plauso corale e convinto. Ci riferiamo ad un episodio passato sotto silenzio – un silenzio colpevole – e dobbiamo perciò rimediare, dandone conto.


Sui desk (una volta erano i tavoli) delle redazioni sono arrivati i comunicati stampa dell’Assemblea sulla partecipazione del Parlamento regionale alla giornata promossa da quelli di Katerpillar denominata “M’illumino di meno”. Una trovata geniale che mira a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di risparmiare l’energia elettrica, che significa poi risparmiare risorse.


L’istituzione più sensibile al risparmio è risultata l’Assemblea regionale. Che ha fatto sapere a mezzo stampa ai cittadini questa propensione.


In un Paese civile avrebbero promosso una discussione, inviato messaggi di congratulazioni, organizzato tavole rotonde. E invece che succede da noi? I giornali, cartacei, on line, televisivi e radiofonici, ne danno notizia ma non aggiungono una parola che sia una su questa propensione al risparmio. Fra i colpevoli ci siamo anche noi, non vogliamo sottrarci dalle responsabilità.
E’ chiaro come la luce del sole che vi è un pregiudizio radicato ed ingiusto da rimuovere; è venuto il momento di farlo partendo da questo clamoroso errore di valutazione che ha aperto gli occhi a chiunque.
La partecipazione dell’Assemblea alla gara di risparmio denominata “M’illumino di meno” va annoverata come una volontà ineludibile della propensione al risparmio, senza “se” e senza “ma”. Perciò deve essere valorizzata opportunamente e vanno spese le parole che convengono a questo scopo.
Non lo possiamo fare compiutamente perché non abbiamo le cifre del risparmio, numero di “kilowattore” e spesa equivalente. E’ nota la ritrosia dell’amministrazione dell’Assemblea a dare notizia sui risparmi ottenuti. Chi si loda, s’imbroda: come dare loro torto.
E poi la riservatezza è una consuetudine da salvaguardare. Possiamo immaginare, sulla base del numero di uffici, corridoi, stanze, stanzette, cunicoli, cortili, piazzette, parcheggi, sottoscala, gallerie, servizi ed altro – con l’eccezione delle luci di sicurezza e dei telefoni – che il risparmio sia stato notevole. Possiamo provare a fare un calcolo, molto approssimativo, non meno di cinquemila euro, forse di più. Una bella cifra, non c’è che dire.
Il bilancio dell’Assemblea, presto in Aula per l’esame, purtroppo non potrà farne menzione perché si tratta di un “preventivo”. Non potrà essere dimostrata con i numeri la svolta alle spese del Palazzo, e la cifra non è significativa, ma è il pensiero quello che conta.
Ciò che è avvenuto deve renderci fiduciosi.
Nel Palazzo ci si preoccupa del risparmio ed ogni volta che c’è la possibilità di dimostrarlo, non si fa pregare nessuno.
Il risparmio sulle lampadine spente non è che l’ennesima testimonianza di morigeratezza. Qualche mese fa ci si è dati da fare per eliminare i bonus percepiti da 70 deputati su 90 per via delle indennità supplementari concesse a chi fa qualcosa che non sta dentro i suoi compiti.
E c’è stato un deputato che ha cercato di mettere ordine sulle missioni in maniera che non si abbia a malignare sulle risorse spese in occasioni di viaggi e pernottamenti. Il Presidente dell’Assemblea, rompendo gli indugi, con coraggio ha inviato alla Commissione Statuto il disegno di legge che prevede il taglio del numero dei deputati, da novanta a settanta.
Avrebbe avuto ragione di temere reazioni negative, ma non ci ha pensato su due volte. Prima viene l’interesse pubblico e poi le ragioni dei singoli.
Non solo i bonus: c’è nel Palazzo chi vuole eliminare del tutto quasi un terzo della rappresentanza parlamentare. Chiedetevi se ci sia in Italia un consiglio regionale ad avere fatto altrettanto?
Nessun, proprio nessuno.
Invece che plaudire alle iniziative, però, che cosa avviene?
Si sospetta che le iniziative restino tali e che addirittura si tratti di una sceneggiata e nient’altro.
Questo sospetto, in verità, senza volerlo ha contribuito forse a farlo sorgere il Presidente dell’Assemblea, Cascio, quando gli è arrivato sul tavolo (non sul desk), la richiesta del deputato Giovanni Barbagallo, che pretendeva il taglio immediato dei bonus.


Cascio si è lasciato andare, e ne aveva ben donde perché non era stato avvertito e non si può fare arrivare una proposta simile senza parlarne prima. Ha così commentato, fuori dai denti, che Barbagallo era un demagogo e assumeva iniziative per farsi pubblicità mentre, in realtà, non avrebbe gioito se fossero andate in porto realmente.
Perciò coloro che oggi sospettano delle reali intenzioni del Palazzo, citano il Presidente a loro discolpa: non siamo noi i malpensanti, dicono, è dall’interno che ci viene suggerito di non farci prendere in giro.
E’ ingiusto, tuttavia, affibbiare al Presidente Cascio la responsabilità del pregiudizio nei confronti del Palazzo. Cascio sta da appena un anno al vertice del Parlamento, non è che li ha inventate lui le diavolerie che fanno straparlare la gente. C’era anche prima in Parlamento, d’accordo, ma era solo un deputato capogruppo parlamentare del partito di maggioranza, poteva rispondere dei suoi e non delle faccende di Palazzo, tanto più che avrebbe dovuto vedersela nientemeno che con Gianfranco Miccichè, il quale è uno che non si fa passare la mosca sotto il naso da alcuno, figuriamo se avesse permesso a Cascio, che non stava nella sua area culturale, di dettare legge sull’organizzazione del Palazzo, le spese e la distribuzione delle indennità.


Quell’illumino di meno riscatta il Presidente Cascio e l’Assemblea di tante cattiverie.
Negli ultimi trenta giorni si sono divertiti a fare i conti in tasca ai consigli regionali italiani – in ultimo l’Uil – per il gusto di fare sapere che gli spendaccioni si troverebbero a Palazzo dei Normanni: il Parlamento siciliano è arrivato sempre in testa alla graduatorie delle risorse spese. Luoghi comuni tradotti in cifre.
Ma ora è un’altra storia.
Si comincia con le lampadine e si finisce con gli stipendi.
Ci stupiranno, statene certi.

 

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Anonimo 18 febbraio 2009   10:26
L'utente ha risposto al commento anonimo del 18 febbraio 2009. Visualizza »

Sembra che durante il black out siano spariti: 17 portafogli, 11 cellulari , tre sciarpe e uno stuzzicadenti usato. Beh era prevedibile vista la compagnia.

debbo convenre , con rammarico , che il commento lasciato corrisponde alla verità ma , purtroppo , deve essere moltiplicato per milioni di portafogli....dei cittadini111.

suggerisco alla regione sicilia di comprare migliaia di vocabolari da distribuire agli ONOREVOLI dove si segnino in modo chiaro i significati delle parole servizio pubblico , cultura e onestà da estendere alle rappresentanze politiche a tutti i livelli 

Anonimo 17 febbraio 2009   13:35

Forse la crisi attuale è sì una malattia ma ... facilmente curabile.

Quello che ci terrorizza è la "mano del chirurgo" ovvero le capacità e l'onestà di chi sta gestendo un evento così delicato!

Anonimo 17 febbraio 2009   07:57

Invece di spegnere le luci spegnete le auto blu, le manifestazioni, le cerimonie, i viaggi e noi siciliani accendiamo la dignità

Anonimo 17 febbraio 2009   07:51

Ormai in ARS tutto si è spento: l'onestà, la politica, l'etica, la giustizia, la verità, la trasparenza, il lavoro, le leggi, ..... rimane accesa ancora LA BUROCRAZIA

Anonimo 17 febbraio 2009   00:33

Anche io come l'altro lettore sono commosso fino alle lacrime.A volte non capisco se questi articoli che riguardano l'Ars siano ironici o realistici. Se fosse vera la seconda ipotesi allora si giocherebbe certamente con l'intelligenza dei lettori e dei cittadini siciliani in generale. La prossima volta che sarà presa una iniziativa del genere faremo una petizione per chiedere di trasmettere una intera puntata di "porta a porta" sul risparmio energetico dell'Ars, dal momento che giustamente non se ne è accorto nessuno. Ma poi se il risparmio viene quantificato in circa 5000 euro, dobbiamo dedurre che l'Ars spende di utenze elettriche circa 2 milioni di euro l'anno. Naturalmente risparmiare sulla bolletta elettrica è abbastanza facilec non lo è altrettanto risparmiare sugli stipendi dei deputati e dei dipendenti Ars che continuano a gonfiarsi a dismisura. Ogni tanto, almeno questo viene pubblicizzato, viene ridotto lo stipendio dei deputati di qualche punto percentuale ma subito dopo viene riadeguato al Senato, senza pubblicità alcuna, e nel giro di poco tempo la differenza risulta essere in positivo. Infine non si capisce la battuta sulla gestione Miccichè che, da quello che ricordo, voleva veramente risparmiare sulla macchina burocrotica dell'Ars e ci stava riuscendo.Anche lui, egregio Direttore, è stato presidente dell'Ars per meno di due anni e non si capisce cosa c'entra la "differente area culturale" che dividerebbe i nostri presidenti per il  risparmio sulle indennità. Se volete rendere, come penso è nelle vostre intenzioni, un servizio ai cittadini, segnalando gli sprechi ed i possibili rimedi fatelo pure poichè ne avete i mezzi e le informazioni purchè non ci prendiate in giro come in questo caso.

Anonimo 16 febbraio 2009   23:14

Bista luerpi, cuba cuba, tumasu fa vita!

Incomprensibile? Fate un pò voi. Certamente ci sarà da ragionare su tanta solerzia; che non siano le righe trasversali su una maglietta da foot-ball come nel film con Di Caprio "Prova a Prendermi"? Non mi fido dei "proclami" lanciati in silenzio in modo che siano gli altri ad accorgersene. Gli sprechi dell'ssemblea sono ben altri e a me non me la fottono l'acciuga spegnendo qualche lampadina! Quello che stanno depauperando non e misurabile in Kw ma in termini di sfiducia e di triste rassegnazione. Alla fine rimarremo tutti al buio sul serio anche se qualcuno osannerà le mille lampadine spente.

Sia fatta la volontà dei cialtroni demagoghi e imbecilli; ma fino a quando?

 

                                                                                            Ghigno da Villa

Anonimo 16 febbraio 2009   20:00

Sembra che durante il black out siano spariti: 17 portafogli, 11 cellulari , tre sciarpe e uno stuzzicadenti usato. Beh era prevedibile vista la compagnia.

Anonimo 16 febbraio 2009   11:02

Sono davvero commosso da tanta moralità ! Piango proprio. Non riesco a trattenere le lacrime...e le risate.

In effetti "spegnere la luce" a certa "politica" mi pare l'unica difesa possibile per noi poveri cittadini-sudditi ! 

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