''Cosi' un pedofilo sfuggira' alla giustizia''. Questo il titolo dell'intervento di Giuseppe Cascini, pubblico ministero a Roma e segretario nazionale dell'Associazione nazionale magistrati, che, una lettera a ''la Repubblica'', ha
''Una settimana dopo - spiega ancora Cascini - le indagini hanno una svolta. Un testimone ha visto il bambino salire su una macchina, ricorda il modello e i primi numeri di targa. La polizia verifica che il modello e i numeri di targa corrispondono all'auto del sospetto. Gli indizi di colpevolezza ora sono gravi. Il commissario torna dal pubblico ministero a chiedere tabulati e intercettazioni. Il pubblico ministero emette subito i decreti di urgenza. Poi fa fare copia integrale degli atti di indagine e dispone che un'auto parta immediatamente per portare il tutto nella sede del capoluogo del
distretto, a circa 150 km di distanza, perche' il provvedimento deve essere convalidato dal tribunale in composizione collegiale entro 48 ore e al tribunale va trasmesso l'intero fascicolo. L'autista del commissario, un agente di polizia, si offre di portare lui il
fascicolo che, per mancanza di fondi e di personale, non arriverebbe mai a destinazione in tempo''. ''I tabulati del telefono - prosegue - confermano la gravita' del quadro indiziario. Il sospetto ha passato molte mattine davanti alla scuola. Le intercettazioni non producono pero' risultati. Probabilmente il sospetto ha cambiato telefono. Il commissario propone di intercettare tutte le persone con le quali il sospetto ha parlato
durante gli appostamenti per arrivare al nuovo numero. Il pubblico ministero spiega che la nuova legge non consente l'intercettazione di persone diverse dall'indagato. Dopo una settimana una nuova svolta. Una impiegata di un negozio di telefonia ha riconosciuto il sospetto dalla foto pubblicata sui giornali e ricorda di avergli venduto un telefono pochi giorni prima del rapimento. Controllando gli archivi del negozio la polizia individua la nuova utenza. Il pubblico ministero emette subito un decreto di urgenza poi guarda l'autista del commissario che senza dire una parola prende il voluminoso fascicolo e
parte alla volta del capoluogo del distretto''. ''L'utenza e' quella giusta - spiega ancora il pm - Il sospetto parla con la madre e le racconta del rapimento. La madre cerca invano
di convincerlo a liberare il bambino. Purtroppo pero' la zona da cui chiama e' piuttosto vasta ed e' impossibile individuare il luogo dove si nasconde. Il sospetto riceve poi telefonate da diverse cabine telefoniche da un uomo che vuole "comprare" il bambino. La polizia propone di estrarre il tabulato delle cabine. Se poi l'uomo ha usato una scheda prepagata si potrebbe estrarre il traffico di quella scheda come si e' fatto nell'indagine per l'omicidio del professore Massimo D'Antona. Le altre chiamate potrebbero consentire di identificare l'uomo. Niente da fare: l'uomo non e' identificato e a suo carico non ci sono gravi indizi di colpevolezza. Passano i giorni; siamo a due
mesi dall'inizio delle intercettazioni. Il pubblico ministero non ha ancora trovato il coraggio di dire al commissario che a mezzanotte dovranno staccare i telefoni. Lo vede arrivare trafelato e raggiante: 'Dottore, ci siamo!' urla. Gli mostra la trascrizione di una
telefonata intercettata quella mattina tra l'uomo sconosciuto e il rapitore. Mentre legge la trascrizione il volto del pubblico ministero diventa sempre piu' bianco: il rapitore ha accettato di consegnare all'uomo il bambino, ma la telefonata si conclude cosi': 'Chiamami domani e ti diro' dove venire'''.
E' descritto un modo patologico di contrastare la criminalità in atto ove pare che alla Polizia sia interdetta ogni iniativa e tutto dipenderebbe dall' impulso e dal controllo a distanza del magistrato. Questa patologia credo che effettivamente caratterizzi il nostro sistama, di fatto disomogeneo, disarticolato e gravemente sbilanciato sulla repressione piuttosto che sulla prevenzione. Questo a mio giudizio, dovrebbe indurre a meglio professionalizzare e responsabilizzare anche politicamente la funzione del pubblico ministero, senza peraltro intaccarne la sua autonomia.
Nel caso esposto di un seguestro di persona osservo che il reato é permanente onde a me pare che anche i mezzi di indagine siano necessariamente permanenti, e non pare che possano sopportare dei termini di scadenza. La successiva individuazione poi di nuovi concorrenti al reato riaprirebbe anche per loro le possibilità di acquisizione dei mezzi di indagine e di prova.
Il dottor Cascini dunque non mi convince. La sua presenza sulla stampa é la dimostrazione della funzione politica di un Pubblico Ministero, ma non é forse anche attività sottratta alla funzione?
Giovanni Domenella