Capita di essere inseguiti da un pensiero che non ha né capo né coda e che pure vi tiene occupata la mente. Ti avvolge come una coperta di lana e si fa sentire come quei motivetti che ti afferrano al risveglio e non ti abbandonano che all’ora di pranzo. Deve essere andata così a Paolo Ruggirello, deputato regionale e, soprattutto componente del Collegio dei questori dell’Assemblea siciliana. Un uomo che ha la responsabilità
insieme ad altri di spendere il denaro che serve per fare funzionare l’istituzione più importante dell’autonomia siciliana, l’Assemblea.
Ruggirello era appena arrivato o quasi a Palazzo dei Normanni ed aveva da poco annusato le scomodità della poltroncina che gli era stata assegnata. In quel contesto piuttosto antipatico, deve essere avvenuto ciò che abbiamo supposto. Accorgendosi che in Aula i suoi colleghi erano pochi, e guardando i tabulati di presenza, ha immaginato che potessero disporre dello stesso dono dell’Onnipotente, l’ubiquità. Un’idea così balzana che non avrebbe potuto certo rivelare al primo che passa. Che fare, dunque? Gira e rigira, ha pensato nientemeno che di chiedere al Presidente dell’Assemblea l’introduzione di meccanismo che verificasse il possesso di quel dono. Si può essere, poniamo a Trapani, ed essere presenti in Aula, a Sala d’Ercole?
Impossibile anche per la politica che riesce a fare miracoli.
L’accoglienza alla proposta dell’onorevole Ruggirello non è stata entusiastica nel Palazzo, abituato al pragmatismo ed alle idee che hanno un capo ed una coda. L’ubiquità non può essere ostentata anche quando la si possiede.
In ogni caso non si può essere severi unicamente con i pochi parlamentari che devono dimostrare di essere presenti. Perché pochi? Lo spieghiamo subito: l’obbligo della presenza ha subito nel tempo parecchie deroghe: coloro che hanno un incarico – e chi non ne ha a Palazzo dei Normanni? – non deve dare conto a nessuno se diserta l’attività d’Aula.
Insomma ciò che voleva Ruggirello, controllare le presenze, si sarebbe rivelato come una norma vessatoria a danno di quelli che contano meno nel Palazzo.
Amen, Ruggirello se n’è fatta una ragione, la vita continua. Il debutto riserva sempre qualche sorpresa sgradita.
L’iniziazione ha insegnato al deputato questore la necessità di non farsi trascinare in battaglie perse in partenza e di diffidare delle idee che non hanno né capo né coda. E’ proprio questo episodio che ci ha indotto a conoscere l’onorevole Paolo Ruggirello, MPA e di prima nomina. La curiosità è stata appagata abbastanza presto. La prima impressione, che non è mai quella giusta per alcuni e la più importante e corretta per altri, è stata gradevole. Ruggirello mette gli interluocutori a proprio agio, ha l’aspetto vissuto di un vecchio parlamentare e le smanie dei nuovi arrivati.
“E’ vero, lo scazzo l’ebbi ma è acqua passata”, confessa l’onorevole Ruggirello. “Mi sono dedicato alla bonifica dei conti”.
Che significa?
“Significa mettere ordine, realizzare risparmi”.
Con quali strumenti ha intrapreso questo percorso virtuoso?
“Faccio qualche esempio: abbiamo fatto acquisti servendoci della Consip, l’organismo che ci indica la congruità dei prezzi. Ed ho voluto un albo dei fornitori di fiducia perché il Palazzo non si servisse sempre delle stesse imprese. Ho liberalizzato, insomma. Capitava che tutto venisse deciso dalle direzioni, basta spezzettare la spesa, tenerla bassa e non c’è bisogno del parere dei deputati questori. Questo meccanismo fa sì che siano le stesse imprese a fare gli stessi lavori, tenendo fuori gli altri. Per i piccoli lavori le regole, e sono più elastiche…”.
E questo si traduce in risparmi?
“Si traduce anzitutto nel rispetto delle regole e nel riconoscimento del nostro ruolo. I deputati non sono passacarte, e i deputati questori hanno dei doveri cui non possono rinunciare. Se tutto viene deciso negli incontri del segretario generale con il Presidente, noi che ci stiamo a fare? Siamo regolarmente scavalcati, non vogliamo esercitare il nostro ruolo”.
E i risparmi?
“L’albo dei fornitori di fiducia migliora la concorrenza e permette di ottenere prezzi più bassi, è logico no?”.
La burocrazia si sarebbe presa più spazi di quanti ne dovrebbe avere?
“Bisogna riportare tutto alla normalità. Ci sono cose che non capisco. Ho dato uno sguardo, non molto attento, all’organizzazione del lavoro ed alle distribuzione delle indennità capi ufficio, unità operativa e mi sono accorto di casi che non mi convincono affatto… Ci sono delle disparità di giudizio, degli errori da correggere e in fretta. Ho trovato il personale demotivato, specie gli assistenti parlamentari, vedo abbandono e scontento. La burocrazia a volte esercita ruoli che sono propri della politica. Ho affrontato da poco un problema grosso, la sicurezza del Palazzo. Com’è possibile che non sia considerato un obiettivo sensibile? Che tutte le apparecchiature a tutela della sicurezza non funzionino, che ci si debba rivolgere ad ingegneri esterni quando ne abbiamo alle nostre dipendenze. Non abbiamo alcuna vigilanza di tutori dell’ordine né metal detector. Incredibile”.
Nei giorni scorsi sono stati sottoposti all’Ufficio di presidenza alcuni argomenti da parte di due deputati, Apprendi e Barbagallo: i bonus ai deputati, 70 su 90, e la pubblicità dei nomi dei parlamentari in missione.
“Se proprio si deve fare un discorso di risparmi sui costi della politica si deve cominciare dalle cifre più importanti, cioè dai contributi ai gruppi parlamentari. E’ là che sendiamo…. Abbiamo adottato regole nuove per impedire la nascita strumentale di nuovi gruppi. I contributi vengono assegnati sulla base del numero dei deputati”.
Quanto paga l’Assemblea per ogni deputato?
“Credo che sia una cifra vicina a 3800 euro”.
A questo si deve aggiungere il contributo al singolo deputato.
“Certo, quello destinato agli assistenti personali…”.
E sui bonus e le missioni?
“Il vice Presidente Oddo e l’onorevole Gucciardi, del PD, non mi pare che abbiano apprezzato l’iniziativa di Apprendi”.
Un bilancio?
“Sono molto motivato, voglio entrare dentro i meccanismi del Palazzo. Non è facile ma spero di riuscirci. Sono molte le cose che non vanno. Ho dato la mia attenzione all’organizzazione del lavoro, alle funzioni dei deputati, all’invasività dei burocrati. Non tutti, intendiamoci… C’è da rimettere in sesto molte cose. Il mio apprendistato è finito. Ho un obiettivo: fare funzionare meglio il Parlamento, ridando a chi ci lavora, le ragioni per lavorare bene, ed ai deputati il ruolo che spetta loro. Credo che in passato queste sensibilità non siano emerse sufficientemente”.
Il ritorno alle regole succedera` solamente quando si applichiera` per intero lo Statuto Speciale per l'Autonomia della Nazione Siciliana!!!!
questi sono gli uomini nuovi della politica? dice cose da mettersi le mani nei capelli, ma avevamo bisogno di tanta ignoranza all'Ars? non avevamo toccato il fondo? ma non c'è fine al peggio?
Ma Ruggirello non è lo stesso deputato che nel suo gabinetto di questore ha assunto la moglie e la figlia?
Crediamo proprio di sì. Ma non è mica il solo! Alle Europee ci aspetteranno invano!
"Anonimo"
Parole, parole, parole, ... parole, parole, parole, ... parole soltanto parole ... parole, soltanto parole parole tra noi.
Ma Ruggirello non è lo stesso deputato che nel suo gabinetto di questore ha assunto la moglie e la figlia?