L’autodichia, in senso stretto, significa "giustizia domestica": indica cioè la giurisdizione delle Camere sulle controversie relative allo status giuridico ed economico dei propri dipendenti. Tale istituto è fondato tradizionalmente sull'esigenza di garantire la indipendenza del Parlamento da ogni tipo di possibile ingerenza esterna.
Si tratta di un principio di democrazia: il Parlamento, sovrano, non può essere sindacato
per le sue decisioni da altro organo nelle decisioni che adotta per espletare la sua attività Il Parlamento regionale siciliano gode di una specie di surrogato dell’autodichia. I suoi atti sono sindacabili dall’autorità giurisdizionale, ma dispone di un’autonomia regolamentare a garanzia della sua libertà decisionale.Fin dall’origine l’Assemblea siciliana fu organizzata ad immagine e somiglianza del Senato della Repubblica.
L’autonomia regolamentare è stata finora rispettata in modo rigoroso, tanto che è diventato difficile trovare, nei fatti, una diversità fra l’autodichia e l’autonomia regolamentare. Questa assenza di un confine è testimoniata soprattutto dal cosiddetto parametro con il Senato, che consente al Parlamento di assegnare ai deputati regionale ed al personale indennità e stipendi simili a quelli di Palazzo Madama.
Indubbiamente, il principio – la sovranità del Parlamento – è giusto. I rappresentanti del popolo devono ciontare più di tutti.
Se l’operato del Parlamento venisse sindacato da altro organo, la sua primazia verrebbe annullata.
L’Assemblea ha tuttavia fondato gran parte dei suoi privilegi su questo principio. Siccome l’ autonomia regolamentare, al pari dell’autonomia speciale, è stata utilizzata per ottenere e difendere privilegi invece che per governare il Parlamento, ha finito con l’essere giudicata con sospetto e, addirittura, come causa di spreco e di cattivo governo delle risorse.
Per questa ragione la specialità siciliana lascia indifferenti la maggior parte dei siciliani, mentre il resto vorrebbe che fosse cancellata.
L’organo che tutela ed utilizza ll’autonomia regolamentare, è l’Ufficio di Presidenza dell’Assemblea che quando delibera viene chiamato Consiglio di Presidenza. Esso ha maggiori poteri di qualsiasi altro organo istituzionale italiano. Vi spieghiamo perché.
Spetta al Consiglio di presidenza decidere la spesa per il funzionamento del Parlamento, l’elargizione di indennità, stipendi ed ogni altra decisione riguardante l’attività parlamentare. Ma questo non potrebbe farci affermare che ha più poteri di altri organi. Le modalità con cui esercita le funzioni, ne fanno qualcosa di unico nel panorama istituzionale.
Perché?
Il Consiglio adotta un regolamento, al quale deve rifarsi per assumere scelte legittime. Può, però, cambiare le regole tutte le volte che vuole e quando vuole, ed esse non potranno essere sottoposte ad alcun controllo a meno che non venga leso un diritto o un interesse legittimo. La qualcosa non accade mai, a meno di distrazioni, perché il Consiglio di presidenza può mettere le carte a posto tutte le volte che vuole e quando vuole. Non subisce alcun controllo, non è tenuto a rendere pubblico il verbale delle sedute. Non ha il dovere di fare sapere ciò che decide.
Non essendo tenuto a informare alcuno sulle decisioni che sta per assumere o già adottate, il regolamento è una specie di araba fenice, consultabile in casi eccezionali e da pochi eletti.
Le norme del regolamento sono sottoposte a continue modifiche, è difficilissimo esserne a conoscenza.
Di recente, il Consiglio di presidenza ha modificato il regolamento, introducendo una norma nuova sul trattamento di quiescenza del personale, che non ha niente a che vedere con le leggi nazionali e le regole del Senato. Tre alti dirigenti sono stati mandati a casa. A prescindere dal merito della decisione, è indubbio che la regola non era conosciuta e che gli interessati non ne sapevano nulla. Se fossero stati informati, avrebbero potuto ricorrere. A cose fatte non possono farlo, o possono farlo fino a un certo punto.
Il Consiglio è sempre in una botte di ferro anche per altre ragioni. Essendo composto da rappresentanti di tutti i gruppi parlamentari, difficilmente le sue decisioni vengono contestate in Aula. Esso rispecchia la geografia politica dell’Assemblea. Per questa ragioni, per esempio, il bilancio interno dell’Assemblea, approvato dal Consiglio, non viene mai modificato, seppure di una virgola, in Aula: non si è nemmeno verificato che i documenti finanziari interni al Parlamento fossero oggetto di contestazione in Aula. L’approvazione del bilancio è un rito formale.
All’interno del Consiglio, per consuetudine, il clima politico non risente delle tensioni fra gli schieramenti. I provvedimenti di maggiore interesse, infatti, premiano in egual modo tutti. Si tratta dell’attribuzione delle indennità varie (missione, incarichi nelle commissioni eccetera), contributi, rimborsi forfettari, trattamento previdenziale, bonus, una tantum e così via.
Al fine di evitare reazioni negative, i provvedimenti riguardanti la sfera delle retribuzioni e dei contributi, viene valutata in percentuale. Non ci sono aumenti di cento, cinquecento o mille euro, ma del 2,3, o 7 per cento che, tradotto in cifre, è una somma consistente perché viene calcolata sullo stipendio percepito.
Poiché gli stipendi non sono tutti uguali per il personale dipendente, l’aumento percentuale raggiunge livelli da capogiro quando viene erogato ai massimi livelli.
Si tratta di incrementi dell’ordine di uno stipendio di un insegnante. Nel tempo questo sistema ha creato ovviamente differenze abissali di reddito all’interno dell’amministrazione perché la forbice si allarga velocemente.
Ricapitoliamo: il Consiglio può fare quello che vuole, quando vuole senza farlo sapere a chicchessia. Non può subire controllo né preventivo né, di fatto, successivo per le ragioni che abbiamo descritto. Queste ragioni ci inducono a ritenere che esso sia dotato di poteri straordinari, esercitato come “normali”, al riparo di qualunque contestazione.
Negli anni, grazie a questi poteri straordinaria, l’entità dei contributi, delle indennità e degli stipendi sono lievitati, i contributi ai gruppi parlamentari elargiti senza badare a spese, le risorse umane assegnate senza alcuna pianificazione, l’organizzazione del lavoro continuamente modificata, le missioni e la previdenza decise secondo norme di fatto inaccessibili, il regolamento dell’accesso adottato senza tenere in considerazione il bisogno di conoscere i documenti da parte di un dipendente o un cittadino che ne abbia il diritto.
Non può pertanto sorprendere che a Palermo i parlamentari stiano meglio che a Roma. In Sicilia non si è mai data notizia, se non in modo frammentario e lacunoso, delle indennità, benefit, rimborsi e contributi a singoli deputati e gruppi parlamentari. A meno che non si voglia credere alle difese d’ufficio, sprovviste di documentazione, che di tanto in tanto vengono dal Parlamento regionale.
Il Consiglio di presidenza può decidere di non adottare il parametro quando e come vuole. Può decidere di eliminare i contributi ai gruppi parlamentari concessi per attività politica (il personale dei gruppi viene pagato direttamente dall’Assemblea). Può anche deciderte, com’è avvenuto, di assegnare ai suoi componenti assistenti, addetti stampa e così via. La segreteria e l’ufficio di gabinetto del Presidente dell’Assemblea, per consuetudine, dispone di folto staff che viene assegnato sulla base delle richieste del Presidente e delle norme varate dal Consiglio. Ogni volta che cambia il Presidente, cambia il numero degli addetti alla segreteria e dell’ufficio di gabinetto.
Regna un clima di concordia nell’Ufficio di presidenza. Quando si registrano opinioni diverse, non esce mai nulla all’esterno.
E’un tacito dovere del silenzio. Omertà “politica”? Non significa un bel nulla, ma rende l’idea.
"cchiù scuru i menzannotti un pò fari"
Verso la fine dell'anno scorso, parlando dei progressi scientifici che si andavano susseguendo nelle università americane, un mio amico, ricercatore smithsoniano, mi disse che eminenti studiosi di fisica avevano scoperto che non esiste il buio assoluto. Alla "luce" di questa scoperta dovremo rivedere motti e proverbi, ma soprattutto dovremo accettare l'idea che, nell'ambito regionale, il buio è destinato a crescere...scientificamente. Non c'è da stare allegri. E' drammatico, ma potremo raggiungere bui maggiori di quelli che gli ineffabili signori del governo regionale al momento ci offrono,
Ghigno Di Villa
Egregio direttore,
la sua attenzione nei confronti dell'ARS è proverbiale e encomiabile.
Ma sorge spontanea una semplice domanda:
Ma il consiglio di Presidenza agisce da solo? Ha degli uffici che certificano la leggittimità delle azioni politiche ?
Cioè esiste uno o più "Consulenti" del consiglio di presidenza? A quanto leggo no, perchè non vengono neppure effettuati i verbali o non c'è nessuno che li scrive.
Ma caro direttore la "corte dei conti" perchè non interviene se è tutto illegale? Io non vorrei seminare il dubbio che queste dichiarazioni siano troppo pesanti per gli inqulini momentanei e non dell'ARS, come si può dire che oggi mi piace la carne e domani divento vegetariana? Il consiglio di presidenza indicherà qualcuno per dare esecuzione alle delibere approvate o il presidente vaga negli uffici dell'ARS con tamburo e banditore per comunicare le novità del consiglio di presidenza?
Resto interdetto, forse caro direttore lei non ci racconta tutto..... i tre direttori defenstrati erano i soli direttori e ora il presidente è paralizzato, immobilizzato, imbrigliato, "ricattato" non si sa da chi!!! ANZI lui lo sa e anche lei
Egregio Direttore, finalmente anche Voi vi accorgete delle ingiustizie a favore dei "poveri" dipendenti dell'Ars. Altro che autodichia questa si chiama anarchia, le regole le mettono loro favorendo di volta in volta coloro i quali, tra i dipendenti dirigenti o semplici assistenti che siano, capovolgendo l'autodichia probabilmente consentono le ingerenze esterne. E' passato, infatti, in secondo piano il valzer delle poltrone che ha seguito il siluramento dei famosi direttori. Si narra di dipendenti senza scrupoli che, favoriti da alleanze bipartisan frutto di accordi tra dirigenti e politici, continuano a scalare le gerarchie dell'Ars senza averne i titoli e soprattutto l'onestà morale.
Si è appreso oggi che finalmente la commissione statuto ha proposto il taglio di 20 deputati che corrisponderebbe a circa il 20 % del totale, ci si aspetterebbe, di conseguenza, la proposta del taglio del 20% dei dipendenti Ars con un notevole risparmio per le tasche dei contribuenti siciliani e con l'augurio che le proposte non rimangano tali. Sarebbe una svolta epocale ed un segno tangibile della volontà dell'attuale classe politica siciliana.
Infine, le pongo una domanda, chi dovrebbe vigilare su questi atti e soprattutto su queste persone? la magistratura ordinaria, la corte dei conti o chi altro ancora.
Per fortuna c'è ancora una buona parte di cittadini sicilini, che con le loro tasse continuano a mantenere questa struttura elefantiaca, che sono certi che prima o poi qualcuno possa mettere fine a questa vergogna che va avanti da troppo tempo.
Gentilissimo Direttore,
perdoni l'intrusione nella sfera delle sue decisioni, ma mi permetto di suggerirle di prendere contatto con la redazione di REPORT per realizzare uno "speciale autonomia siciliana" (giacché un puntata sulle province e regioni autonomre è gia stata trasmessa un po di tempo fa). Sono molto seccato dell'arroganza e della supponenza della classe politica nostrana. Forse si vergoneranno.....almeno un pochino?
C'è ne sarebbero di cose da far sapere...
Scandali messi a tecere, accordi da brivido, compromessi, meschinerie...
Uomini in vendita...coltellate alle spalle...
Ma chi vince mai prova vergogna del male fatto...
Gentilissimo Direttore,
perdoni l'intrusione nella sfera delle sue decisioni, ma mi permetto di suggerirle di prendere contatto con la redazione di REPORT per realizzare uno "speciale autonomia siciliana" (giacché un puntata sulle province e regioni autonomre è gia stata trasmessa un po di tempo fa). Sono molto seccato dell'arroganza e della supponenza della classe politica nostrana. Forse si vergoneranno.....almeno un pochino?