In Commissione di Vigilanza si dimettono quasi tutti (37 su 40) ma non il presidente Riccardo Villari che resiste spiegando che metterà le sue di dimissioni all'ordine del giorno solo dopo che si saranno discusse le questioni urgenti, tra le quali la nomina del nuovo Cda della Rai. Il presidente del Senato Renato Schifani giudica la situazione della commissione "di paralisi oggettiva e irreversibile". Interverrà presto: "é compito dei presidenti di Camera e Senato - spiega - assicurare il funzionamento della commissione, con Fini di comune accordo troveremo una soluzione".
Conferma anche che i 37 deputati e senatori di maggioranza e opposizione che si sono dimessi oggi, prima della riunione della Vigilanza convocata per domani alle 14, non saranno sostituiti. Protestano voci isolate: l'Italia dei valori che si è già dimessa da tempo dalla commissione e giudica tardiva la decisione del Pd, i due componenti che fino alla fine hanno difeso Villari. "E' una giornata nera per il parlamento e le istituzioni", commenta amaro Villari. "Gli italiani giudicheranno. Certo per le procedure democratiche del nostro Paese è un duro colpo, che purtroppo farà scuola. Valuterò - conclude - e ne trarrò le conseguenze". Insomma Villari è rimasto solo, a due mesi dalla nomina, ottenuta a sorpresa con 21 voti del centrodestra e solo due del centrosinistra per lui, senatore del Pd. Espulso dal partito, ora si ritrova a San Macuto una commissione vuota, dopo che la scorsa settimana avevano affrontato il lungo ordine del giorno in tre: con lui Luciano Sardelli (Mpa) e Marco Beltrandi, radicale eletto nelle file del Pd che non si dimettono. Non aveva ascoltato neanche i presidenti delle Camere che lo avevano invitato nuovamente alle dimissioni.
Quando inizia a circolare la notizia che deputati e senatori hanno inviato le dimissioni ai rispettivi presidenti, Villari tenta l'ultima carta con una lettera. "Sono disponibile a mettere all'ordine del giorno la discussione sulle mie dimissioni, da tenere quindi nell'unica sede istituzionale propria", annuncia. Ma spiegando che lo avrebbe fatto solo dopo aver "esaurito" le questioni urgenti, tra le quali appunto la nomina di sette dei nove membri del Cda che spetta alla Commissione con la ratifica del presidente, indicato dal Tesoro, con voto bipartisan a due terzi. Compiti, dice ora il portavoce Forza Italia Daniele Capezzone, che spetteranno al prossimo presidente.
Dopo le dimissioni di tutti i componenti della Commissione di vigilanza che non saranno sostituiti, la bicamerale si "autoscioglierà" in base ad un articolo del regolamento del Senato che sarà fatto proprio anche dalla Camera, spiega il capogruppo Pd in Vigilanza Fabrizio Morri. Per Morri "non sarà neanche necessario un atto ulteriore per scioglierla. Questo perché, in base al regolamento del Senato che sarà fatto proprio nell'occasione anche dalla Camera, la bicamerale sarà automaticamente sciolta per malfunzionamento, per impossibilità a funzionare". Se sarà così tutto da rifare.
Dall'inizio della legislatura la Commissione che vigila sulla Rai non ha ancora iniziato a funzionare e dopo la bocciatura della candidatura di Leoluca Orlando (Idv), e la battaglia politica in seguito alla presidenza Villari, resta in piedi la candidatura bipartisan di Sergio Zavoli. Andando a votare tutti concordi si può eleggere il presidente alla prima seduta, poi sul tavolo appunto molte questioni urgenti a partire dalla nomina del Cda scaduto dal giugno scorso. Volendo ci sarebbe anche già fissata per il 29 gennaio un'assemblea dei soci disponibile alla ratifica. Ma se, come ipotizza Roberto Rao, neanche le dimissioni collettive servissero, allora l'Udc è pronta a presentare un progetto di legge che potrebbe essere approvato in sede legislativa in pochi giorni, che cambierebbe nome alla commissione e ne ridurrebbe da 40 a 30 i componenti.