Sui tagli nella sanità pubblica in Sicilia, manovra da oltre 70 milioni di euro, il governo di centrodestra di Raffaele Lombardo si divide. Il ddl sul "riordino del servizio sanitario regionale", uno dei provvedimenti del piano di rientro dal deficit della sanità che é pari a 850 milioni di euro, è stato approvato da sei assessori sui dodici che compongono la giunta.
Al momento del voto hanno abbandonato la sala i componenti del governo Antonello Antinoro e Pippo Gianni dell'Udc, e Giovanni La Via del Pdl, mentre erano assenti per impegni istituzionali Luigi Gentile (Pdl), Francesco Scoma (Pdl) e Titti Bufardeci (Pdl), gli ultimi due a Roma.
"Tra assenze e astensioni - commenta il capogruppo del Pdl all'Ars, Innocenzo Leontini - è evidente che nella maggioranza non tutti condividono. Si è trattato di una forzatura non richiesta".
Il capogruppo dell'Udc, Rudy Maira, aggiunge: "Non vogliamo ostacolare il percorso del riordino del sistema sanitario siciliano, ma vogliamo un necessario approfondimento". Tra gli interventi più importanti previsti dal ddl c'é la riduzione delle Ausl e delle aziende ospedaliere da 29 a 17 (poi a 14) e la loro conversione in Asp (aziende sanitarie provinciali) e in Ao (aziende ospedaliere). Con la trasformazione in legge, dopo il passaggio all'Ars, è prevista la decadenza dei manager e il divieto di ricorrere a consulenze esterne, tranne quelle "assolutamente necessarie".
"E' un progetto organico - dice l'assessore alla Sanità, Massimo Russo - sono certo che l'Ars saprà trovare la giusta sintesi pur nel rispetto rigoroso dell'impianto". Gli altri provvedimenti del piano di rientro dal deficit, già trasmessi al ministero della Sanità e dell'Economia, riguardano la centralizzazione dell'acquisto dei farmaci e la vendita diretta nelle Asl dei cosiddetti salvavita; la riduzione della spesa farmaceutica e la fissazione del tetto di spesa per le case di cura private siciliane in 363 milioni e 600 mila euro.