Quella degli insegnanti meridionali che rendono la vita impossibile ai ragazzi del Nord non è solo una idiozia, ma una cattiveria. Ancora più grave, infinitamente più grave, del gestaccio e degli insulti all’Inno di Mameli o del dileggio alla bandiera
Che toccasse ai terroni, dopo i clandestini ed i rom, era invero prevedibile, conoscendo l’escalation verbale del senatur, ma abituarsi alle intemperanze di Umberto Bossi è impossibile. L’irriverenza verso i simboli dell’unità nazionale, i riti ridicoli delle ampolle sul Po’, i fucili pronti a sparare, la Padania che sfama gli infingardi, Roma ladrona un giorno sì e uno no, hanno scandito la storia politica del Paese e segnato le tappe della deriva incolta della classe dirigente, ma non ci hanno abituato alle sue infamie.
Dopo avere inventato la Padania-nazione, che non sta né in cielo né in terra, come entità politica e geografica, Umberto B. prosegue nella costruzione di una entità becera del popolo del nord senza che alcuno gli faccia notare in modo severo che questa strada danneggia il Paese e il suo governo quanto gli italiani ed i suoi lombardi.
Il Capo del Governo, Silvio Berlusconi, ha perfino rinunciato al buffetto consueto. Un silenzio di tomba anche nel Sud: il leader meridionalista e Presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, ha affidato ad un suo assessore la strigliata di maniera; il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha recitato la riprovazione vellutata, e il Presidente del Senato, Schifani, se l’è toccato con la pezza, come dicevano i nostri nonni. C’era la consegna di non urtare Umberto B. che minaccia di dialogare con il PD. E Umberto B., ringalluzzito, s’è potuto esibire in una irridente confutazione delle critiche.
Si è toccato il fondo?
Temiamo di no.
C’è bisogno di spiegare per quale ragione gli insegnanti meridionali nel nord fanno il loro lavoro né più né meno come i loro colleghi nati a Cuneo o nella Brianza? Che gli insegnanti siciliani, campani, calabresi o pugliesi vanno a lavorare in Lombardia perché non trovano posto al Sud e non hanno alternative? E che, se dipendesse da loro, con il cavolo che andrebbero a svernare in Lombardia, potendo godere di un clima, di un paesaggio, ed affetti che non trovano certo fra le brume padane?
No, non dobbiamo spiegare nulla.
Dobbiamo però chiederci quale atteggiamento assumere difronte a questa deriva incolta della politica italiana: lasciar perdere o reagire incazzati?
Non è una questione peregrina.
Se credete che l’Umberto B. esca dalla manica le sue battutacce a causa dell’umore, e metta all’indice i maestri meridionali perché gli è andato storto qualcosa, vi sbagliate di grosso. Umberto B. crede di interpretare i sentimenti (meno) nobili della sua Padania, sentimenti che egli stesso ha contribuito a creare. Da venti anni mette un tassello accanto all’altro per costruire una separatezza fondata sui vizi, le turpitudini, l’infingardaggine di tutto ciò che non è del Nord”. Lusinga il popolo del nord, gli fa credere che è “altro” rispetto al resto del Paese.
E’ un lavoro paziente, condotto con una straordinaria tenacia, costanza e maestria. Nulla è lasciato al caso, ogni occasione è buona per puntellare la costruzione. Non potendo contare sulla diversità, perché i meridionali non sono un’etnia, né su specifici argomenti, personaggi, storie esemplari, che non può inventare, e non disponendo né di un vocabolario adatto né di conoscenze adeguate per costruire l’identità del lombardo di razza ariana e migliore di ogni altro per DNA, Umberto B. si serve di piccole cose, che trasforma in luoghi comuni, stereotipi, difetti; le piccole cose divengono montagne che franano sui valori del Paese, seppellendoli.
Grazie alla rendita di posizione che la Lega si è guadagnata nel tempo, Umberto B. può permettersi di tutto: è stato blandito e corteggiato dalla destra e dalla sinistra, ha goduto di indulgenza e simpatia. Oggi è praticamente impossibile contenerlo per il centrodestra: i ministri meridionali del governo Berlusconi, a cominciare dai siciliani – Alfano, Prestigiacomo, La Russa – devono fare buon viso a cattivo gioco.
Qualcuno si domanda ancora se il Nord sia contento di essere rappresentato dal leghismo. E qualcun altro s’interroga, dubbioso, sugli obiettivi delle strategie leghiste. Viene da sorridere. Sono quesiti oziosi. Il Nord, colto e indaffarato, guarda al senatur con indifferenza, o lo tollera, in qualche caso ne apprezza la furbizia perché è grazie a lui che la questione settentrionale ha soppiantato quella meridionale.
Se non fosse così, il milanese Berlusconi, il genovese Scajola ed altri, farebbero il diavolo a quattro. E invece utilizzano il leghismo becero per spostare la bilancia verso il Nord.
Quanto convenga al Nord emarginare il resto del Paese è davvero un mistero.
L’Italia si tiene una palla al piede, il Sud, così com’è, per ingordigia e miopia. I conti del droghiere, insomma: alla fine della giornata il droghiere guarda nel cassetto e gioisce o s’addolora, senza la memoria del giorno prima o il pensiero del giorno dopo.
Umberto B. è l’uomo giusto per affiancare il droghiere. La sua “lungimiranza” non supera le 24 ore né il confine padano, ma le conseguenze – sociali, politiche, economiche – vanno ben al di là. Perché queste conseguenze siano apprezzate sono richieste però sensibilità condivise. Il dileggio impunito dei simboli dimostra che queste sensibilità non ci sono.
Il Cavaliere, per esempio, è capace di mettere a ferro e fuoco la giustizia italiana, accantonando ogni altro problema del Paese, per impedire ai magistrati di processarlo, ma non mostra alcuna sensibilità verso le ragioni di migliaia di lavoratori e lavoratrici meridionali della scuola italiana, che prestano la loro opera a favore dei ragazzi lombardi.
La prevalenza della strategia del droghiere non è scevra di pericoli per il Paese, ma anche per il centrodestra italiano, che la ospita. Il moderatismo ed il liberalismo del centro viene devastato; i valori ed i simboli della destra compromessi e dileggiati.
Mentre la cultura e la politica della destra in Italia ed in ogni altra parte del Mondo, cercano nuovi valori per porsi in sintonia con i bisogni d’oggi - discontinuità nel solco della tradizione – Umberto B. caccia indietro di un secolo la destra.
Può essere l’Umberto B. ad interpretare le istanze della destra, legata ai simboli ed ai valori dell’unità e della tradizione?
No, non può, anche perché la Lega sta nell’alleanza di centrodestra ma rifiuta la collocazione a destra. La Lega sbandiera i consensi provenienti dalla sinistra operaia per dimostrare che non sta da nessuna parte.
Non sarà facile prendere le distanze dall’Umberto B.
Alla lunga l’abbraccio leghista, vantaggioso finora, potrebbe rivelarsi un cattivo affare per il centrodestra.
Il Cavaliere l’annuserà per tempo il rischio?
Sì, a patto che il suo odorato non sia impegnato nella caccia ai giudici, che vorrebbero impunemente processarlo come un qualsiasi altro cittadino.
Quanto agli insegnanti meridionali, beh, per loro non cambia niente. Se fanno bene il loro mestiere, con dignità e diligenza, continueranno ad essere apprezzati, nonostante Umberto B.; se lo fanno male, subiranno i rimproveri della loro coscienza e la disistima meritata della gente, nordista o sudista che sia.
tutto vero nell'analisi dell'articolo, ma il nord non è tutto leghista. I guasti ai quali assistiamo, della politica nazionale, sono la conseguenza di una miscela micidiale. Gli interessi particolari ed i sentimenti antimeridionalisti di una minoranza (la lega) e gli interessi personali del Cavaliere (in-giustizia e televisioni). Purtroppo al successo di questa miscela hanno contribuito con un entusiasmo preoccupante anche e soprattutto i siciliani
se non fosse per il sacrificio degli insegnanti meridionali gli abitanti del nord sarebbero quasi tutti analfabeti! cmq Umb Bossi sta facendo un gioco che tutti fingono di non capire, egli sta puntando al governo regionale del veneto che per ora è in mano a forza italia e quindi lo scopo è questo! non bisogna cadere nella sua trappola e occorre solo smascherarlo davanti all'opinione pubblica! cmq la gente del nord vuole e sente davvero il bisogno di un federalismo, quantomeno fiscale!
Diciamoci la verità l'Italia è un insime di culture tra loro diverse e stridenti e non è affatto unita sentimentalemente, vi sono delle differenze tra regioni confinanti figurimoci tra nord e sud.
L'Italia unita fa solo comodo ai potentati economici, pirelli, fiat, e moratti il primo costruisce i pneumatici, il secondo i tir e l'ultimo la benzina! riempono le ns città di smog e uccidono sulle trade centinaia di persone! l'Italia è solo una terra del malaffare fatto sulla pelle dei poveri abitanti dello stivale.
antonio C.
C'è un conto che a quanto pare è impossibile a farsi. Il conto del Dare e dell'Avere tra le diverse parti del paese, tra le varie macro-aree. Le statistiche disponibili sono inattendibili. E invece questo conto andrebbe fatto. Non bastano le risposte moralistiche (è una vergogna! etc.); se queste vergogne vengono dette vuol dire che c'è una radice sociale del problema e questa dobbiamo sviscerarla.
Se dai conti giusti "spunta" che il sud non è affatto mantenuto ma sfruttato, dobbiamo chiedere tutti che le nostre risorse rimangano in loco, anziché andare ad aiutare l'economia di chi ci disprezza.
Se "spunta" che il conto è a nostro vantaggio allora il discorso è più complicato. Il "vantaggio" andrebbe distolto dalla pura assistenza (a costo di stringere la cinghia sui già magri servizi pubblici) e dirottato su spese che generano sviluppo in modo tale che il divario sia progressivamente colmato nel tempo. Sempre che la maggioranza dei cittadini italiani sia disposta a pagare per la coesione del paese. Se prevalgono invece gli egoismi allora l'unica soluzione vantaggiosa per tutti è la secessione, quella vera, da cui alla fine perderebbero però di più gli sfruttatori che gli sfruttati.
tutto vero nell'analisi dell'articolo, ma il nord non è tutto leghista. I guasti ai quali assistiamo, della politica nazionale, sono la conseguenza di una miscela micidiale. Gli interessi particolari ed i sentimenti antimeridionalisti di una minoranza (la lega) e gli interessi personali del Cavaliere (in-giustizia e televisioni). Purtroppo al successo di questa miscela hanno contribuito con un entusiasmo preoccupante anche e soprattutto i siciliani