Le azioni degli eletti, della classe politica dirigente, e ancor più degli uomini del Governo, non sono mai casuali, non possono esserlo per definizione.
Bossi oggi sente il bisogno (politico) di proclamare fedeltà a Berlusconi, affermare che lui non “tradisce gli alleati” (forse perché nel 1994 lo fece. Vedi ribaltone) e che condivide la riforma della Giustizia, rectius della Magistratura.
Eppure ha criticato Berlusconi e l’azione di governo, fino a dieci giorni fa, quando il federalismo non era in agenda, evidenziando che attorno al Governo, c’era “troppo bordello”. Affermando che avrebbe parlato con Veltroni per chiarire.
Un Bossi quindi molto attento a Veltroni e all’opposizione, stranamente. E’ risultato chiaro a tutti che Bossi non voleva che si tirasse la corda su alcuni provvedimenti, come la sospensione dei processi e l’immunità per le Alte Cariche dello Stato, per non scavare un baratro tra la maggioranza e l’opposizione, per poter continuare il dialogo.
Anche dal palco del congresso della Liga Veneta-Lega Nord, il Senatur predica il dialogo con Veltroni e afferma: "C'è spazio, siamo pronti ad accogliere le proposte del centrosinistra sul federalismo. Da parte nostra non ci sarà una chiusura al PD e a Veltroni".
Torna sui contenuti della riforma federalista e si dice favorevole alla perequazione tra le Regioni più ricche e quelle più povere, ma “deve essere una perequazione giusta, non come è adesso, dove chi più spende più ha soldi dallo Stato. E' una truffa, è uno schifo.”
C’è tempo anche per rendere omaggio all’Inno Nazionale e così accompagnando l’azione con un inequivocabile dito medio alzato, ribadisce: "Non dobbiamo più essere schiavi di Roma. L'Inno dice che l'Italia è schiava di Roma..., toh! dico io".
Poi dedica le sue attenzioni al problema della scuola e dell’educazione dei giovani: “Basta far martoriare i nostri figli da gente che non viene dal Nord. Un nostro ragazzo è stato 'bastonato' agli esami perché aveva portato una tesina su Carlo Cattaneo".
Segue una dotta citazione storica sul Lombardo Veneto che “ha la forza di battere chiunque, di abbattere gli Stati e forse sarà necessario farlo. Ogni volta che il Lombardo-Veneto si è unito, ha vinto".
Promesse, minacce, proclami, gestacci. Uno stato di continua agitazione, accompagnata da un’attenzione senza precedenti per l’opposizione e per Veltroni in particolare. Perché?
Il motivo è semplice, perché come nella favola, il re è sempre nudo.
Bossi ha un unico obiettivo da realizzare nel corso di questa Legislatura, per raggiungere il quale è disposto a tutto: la riforma in senso federalista dello Stato italiano.
Bossi vuole i voti di Veltroni, perché sa che se la riforma federalista, che dovrebbe modificare anche alcune parti del Titolo V della Legge fondamentale, passerà con i soli voti della maggioranza, non raggiungendo quindi i due terzi del suffragio parlamentare, la riforma sarà soggetta a Referendum Costituzionale confermativo.
Infatti in quel caso, secondo quanto previsto dall’art. 138 della Costituzione, entro tre mesi dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, un quinto dei membri di una Camera, o cinquecentomila elettori, o cinque consigli regionali possono chiedere che si proceda al referendum popolare.
Verosimilmente, come già accaduto nel 2001, la riforma Costituzionale non passerebbe il vaglio del Referendum, che ricordiamo sarebbe valido con qualsiasi percentuale di votanti (senza quorum), anche se il Ministro Tremonti per spianare la strada al federalismo, ha recentemente dichiarato che questo porterebbe una diminuzione delle tasse.
Ecco dunque la paura di Bossi, il motivo della sua inedita sensibilità verso l’opposizione costituita dagli odiati “centralisti” figli di Roma ladrona.
Intanto il Ministro Matteoli, nell’intento di minimizzare il gestaccio all’indirizzo dell’Inno di mameli, e le dichiarazioni di Bossi, evidenzia che c’è un Bossi in Padania e un Bossi a Roma: poco lusinghiero nei confronti del suo capo, paragonato ad un Giano bifronte, e poco rassicurante per la maggioranza.
Decisa, stavolta, la reazione di Walter Veltroni, che chiede a Berlusconi ed ai Presidenti di Camera e Senato, di stigmatizzare il gesto offensivo verso l'inno di Mameli, non derubricando, come al solito, il gesto di Bossi in uno scherzo o in uno dei soliti eccessi di “colore” del Leader della Lega.
Veltroni ha poi ricordato il recente insulto di Gasparri al CSM ( “una cloaca”) e ha commentato: ''Mi chiedo come tutto questo possa essere rubricato sotto la specie “moderati”.
Sostanzialmente, si tenta di portare Veltroni e l’opposizione dalla parte della Lega e del Governo per quanto attiene al federalismo, salvo ignorare tutto e tutti, quando si ha una maggioranza sufficiente per far passare le norme “prioritarie” sulla “giustizia”, sulle intercettazioni, sull’immunità delle Alte Cariche.
Questo comportamento non sembra proprio trasudare “spirito Costituente”.
Giuseppe Di Bella
Dopo aver fatto il Governo, il centro destra vuole decidere anche la linea l'opposizione, questo è un vero regime... democratico.
Ve ne state accorgendo Italiani sveglia.
Baluba 44