I presidenti di Camera e Senato 'bacchettano' Umberto Bossi per le sue dichiarazioni sull'inno di Mameli, ma il leader della Lega tira dritto mantenendo le sue posizioni. Le esternazioni del senatur hanno dato luogo ad una decisa polemica politica che ha avuto come scenario soprattutto l'aula della Camera, dove Bossi era presente per votare la fiducia alla manovra.
A Montecitorio, come anche a Palazzo Madama, si è svolto un dibattito sulle frasi del leader del Carroccio, al termine del quale sia Gianfranco Fini che Renato Schifani hanno sottolineato il valore dell'Inno di Mameli e dell'unità d'Italia.
L'Inno "rappresenta per il popolo italiano un simbolo che va rispettato", "nessuno deve offendere il "sentimento di unità nazionale" che rappresenta e "non esiste un'Italia del nord, del centro e del sud, ma un'unità degli italiani che in quel simbolo si riconoscono", ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini(nella foto) intervenendo in Aula. Fini ha auspicato che Bossi, "cui tutti danno atto di grande passione politica, coglierà l'occasione per precisare il suo pensiero". Al gruppo della Lega la terza carica dello Stato ha ricordato, tra gli applausi dell'Aula, che "il rispetto dell'unità nazionale è la condizione imprescindibile per una politica di riforme e per il federalismo, soprattutto fiscale, che è garanzia di sviluppo per tutta l'Italia, e non solo di una sua parte. E quell'Italia si riconosce nell'Inno nazionale".
"I simboli dell'unità e della patria sono sacri'', gli ha fatto eco il presidente del Senato Renato Schifani, chiudendo il dibattito a Palazzo Madama. "Sono certo, comunque, che quanto accaduto nella giornata di ieri sia frutto di un clima particolare che spesso si realizza nei convegni di partito - ha poi aggiunto -. A mia memoria fatti come quelli di ieri non si sono mai verificati in ambito parlamentare". Schifani, poi, ha invitato "ad abbassare i toni e a lavorare per il bene del Paese". "In quel convegno di partito sono state manifestate espressioni non condivisibili. Ma fa parte di una forza politica che contemporaneamente lanciava un forte messaggio di confronto con l'opposizione", ha sottolineato la seconda carica dello Stato.
Bossi, però, ha rispedito al mittente le polemiche: sono "strumentalizzazioni" e il presidente della Camera "poteva non intervenire". Inoltre, anche oggi il leader del Carroccio ha confermato la sua preferenza per la canzone del Piave (ascolta l'audio) rispetto all'Inno di Mameli (ascolta l'audio). "Nell'inno di Mameli c'è anche scritto che i bambini italiani si chiamano 'balilla'", ha poi aggiunto rispondendo tra l'altro a chi gli ha domandato delle richieste di sue dimissioni: "Non sono mica venuto qui per mollare".
''Mi aspetto una chiarissima, netta e non scherzosa presa di distanze da parte del presidente del Consiglio", aveva detto in mattinata Walter Veltroni. Un invito ribadito anche in Aula: "Le parole di Fini sono state chiare. Ma manca all'appello la posizione che il Paese attende di conoscere, quella del presidente del Consiglio, chiamato a dire se condivide la parole di un suo ministro e di un gruppo che fa parte della sua maggioranza".
Si è dunque aperta con una dibattito sulle frasi, e i gesti, del senatur la seduta della Camera dedicata alla fiducia sulla manovra fiscale. E' stato Pierluigi Castagnetti, per il Pd, a sollecitare un intervento di Gianfranco Fini sul caso del leader del Carroccio. All'intervento di Castagnetti hanno fatto seguito le parole di Pier Ferdinando Casini per l'Udc, Fabio Evangelisti per l'Idv, Roberto Cota per la Lega e Italo Bocchino per il Pdl. Alessandra Mussolini, da parte sua, grazie ad un piccolo registratore accostato al microfono del suo banco, ha diffuso nell'emiciclo le note dell'Inno di Mameli. "Siamo di fronte ad un involgarimento del linguaggio politico che ha superato ogni limite possibile", ha detto Castagnetti lamentando "il silenzio del capo del governo".
Dopo aver espresso solidarietà a "tutti gli insegnananti", Casini nel suo intervento ha invitato a essere "cauti nelle liquidazioni" dell'episodio parlando semplicemente di un "Bossi bifronte". Il leader dell'Udc si è rivolto anche all'opposizione che, secondo lui, fa passare Bossi dall"utilità alla pericolosità" a seconda delle fasi politiche. "Invito tutti ad avere convinzioni e a difenderle, e a non a scambiarle per convenienza", ha concluso Casini.
"Non cadiamo in questa trappola. Confermiamo l'alleanza politica con la Lega", ha invece replicato a Veltroni Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera. "Noi diciamo di no a una strumentalizzazione di bassa lega che è solo vostra che cavalcate qualunque posizione che può andare a vostro vantaggio", ha detto Cicchitto parlando in aula. "Confermiamo la lealtà all'unità nazionale, all'Inno di Mameli, ma queste non sono ragioni per mettere in discussione un processo politico", ha aggiunto Cicchitto.
"Se ci sarà la possibilità di una mozione di sfiducia, utilizzeremo anche questo strumento", ha affermato invece il capogruppo dell'Idv al Senato, Felice Belisario. "Questa è l'ennesima puntata della 'Bossy-story'- ha aggiunto - Bossi vuole solo la secessione, del federalismo non gli interessa nulla. Ora deve avere la sensibilità di dimettersi, non può fare il ministro, non è credibile chi insulta prima il tricolore e poi l'Inno d'Italia". "Noi dell'Italia dei valori - continua Belisario - useremo tutti gli strumenti parlamentari, apriremo un caso in Parlamento, per chiarire che Bossi non può fare il ministro. Può fare il ministro della Repubblica delle banane, ma non certo il ministro delle Riforme".
Anni fa mostrare una bandiera italiana o semplicemente ascoltare l'inno di Mameli (con qualche eccezione in alcune grandi competizioni sportive) significava come minimo essere tacciati di fascismo.
Oggi questa marea montante di "patrioti" amanti del Tricolore con lettera maiuscola, cantanti dell'inno, schiavi di Roma e garanti della Costituzione, fa davvero tenerezza.
O forse è qualcos'altro?
Il questurino
Bè adesso siamo arrivati al punto che un ministro (che giura fedeltà alla repubblica, alla Costituzione ed alle sue leggi) dichiara di pulirsi il di dietro con la bandiera nazionale e indirizza inequivocabili "segni di dissenso" verso l'inno nazionale.
Certamente il nome "Casa delle Libertà" è appropriato può fare il ministro e comportarsi come un qualsiasi arrogante volgare commerciante di "bassa lega" (so bene che non tutti lo sono) forse siamo decisamente oltre.
Lui è Ministro della Repubblica Italiana non un quasiasi giovinastro; fa il monistro per il bene della Repibblica e non del triveneto.
In ogno caso riguardo alla tenerezza provata ed alle osservazioni che la precedono è un modo come un altro (spesso usato dalgi osservanti della casa delle libertà) per non entrare nel merito e cioè se sia o no corretto ciò che cha reiteratamente detto e fatto Bossi quantomeno rispetto alla sua posizione istituzionale senza aspettare che sia il Capo dei Capi ad esprimersi dando gli indirizzi generali da seguire.
Anni fa mostrare una bandiera italiana o semplicemente ascoltare l'inno di Mameli (con qualche eccezione in alcune grandi competizioni sportive) significava come minimo essere tacciati di fascismo.
Oggi questa marea montante di "patrioti" amanti del Tricolore con lettera maiuscola, cantanti dell'inno, schiavi di Roma e garanti della Costituzione, fa davvero tenerezza.
O forse è qualcos'altro?
Il questurino
Notizie BBF: (Berlusconi Bossi F -attribuite alla lettera il significato che gradite).
Eroe sconosciuto dimmi dove siamo.
-…Ed elli a me, come persona accorta: “Qui si convien lasciare ogne sospetto; ogne viltà convien che qui sia morta. Noi siam venuti al loco ov’i’ t’ho detto che tu vedrai le genti dolorose c’hanno perduto il ben de l’intelletto. E poi che la sua mano a la mia puose con lieto volto, ond’io mi confortai, mi mise dentro a le segrete cose…".
E’ un Paese che s'è rotto, ormai in pigiama come s'usava dire. Un Paese che s'inventa "li mejo mortacci sui" per difendere i sepolcri imbiancati al potere.
Il signor B, milanese, ha bisogno di salvaguardarsi il deretano dalle azioni magistrali. Ed allora, forte d’esperienze trascorse, questa volta ricorre ad Angelino che gli costruisce con Ghidini leggi che gli mettono le mutande di latta. Ma le mutande, si sa, sono sempre mutande. E l'estero che lo sa ride e dileggia –vedi dossier fatto circolare dal bush=cespuglio al G8- mentre piangono i pochi italiani che si rendono conto per logica della situazione, o che sono più onesti.
Il secondo signor B, quasi varesino, ha una mira su cui ha costruito la sua figura politica. Ma da qualche tempo anche lui è dipendente del primo signor B. Ciò, nonostante la forza elettorale ottenuta nel profondo Nord. Per la sua mira federalista ha sacrificato ogni dignità e affidabilità politica, ed i suoi più intimi ormai lo sanno! Però, il “magna lumaghi”, nel gioco dei compromessi di quest'arte della parola mai mantenuta, per distogliere l'attenzione dell'italyota pubblico dalle faccende del milanese B, e dalle manovre del "genio" dell'economia italiana, altro vassallo, s'inventa manovre diversive che sfociano anche in gesti scaramantici all'uso delle antiche fiche ebraiche.
Così l’italya tutta, ostaggio di U$A/Israel, s'indigna, s'incazza, s'impegna per il "dagli al cazzone" che dissacra l'italica unità che, però mai di fatto è esistita. Nemmeno ai tempi dell’onesto Uomo Nero, altrimenti moralmente non sarebbe finita come sappiamo.
Perciò, l'antica espressione dall'Alpi a... Capo Passero è solo coreografico attributo della repubblica del niente. Anzi lo è solo del regno, o triregno, dell'attuale Grande Bau. Il pastore tedesco dal nome anagrafico variato, guarda a volte il caso, tra Joseph e Josiph, che ancora fa i c...omodi suoi nel Bel Paese strizzando l’occhio ai “vincitori” giudei di cui l’Europa del momento afferma avere in sé le radici culturali. Capisco che protestantesimo, Enrico VIII, anglicanesimo, giansenismo, luteranesimo… sono innamorati sostenitori dei biblion, fogli strampalati messi insiemi per narrare la saga mai esistita di un popolo scomparso, ma per l'eroe sconosciuto che ci narra queste analisi, e non per lui solo, è sempre “boh?”! Già, continua lo sconosciuto eroe, da queste parti siamo ariani, e non figli di in dio minore!
E intanto, sempre continua narrando l’eroe sconosciuto che ancora c'informa, il signor F, quello che prese calci anche Di Sotto, apre la bocca che politicamente,al solito, emette suoni inespressivi che in quest'occasione formula siccome mugghi. E che in passato, allorché fu Ministro degli Esteri, stette ben chiusa quando "l'Europa mercantile", per sua unica volontà, decise che la lingua italica, il dolce stil novo che si sciocca nella parlata degli Stenterelli, doveva essere escluso dalle traduzioni dei documenti emanati dagli euro burocrati per fittizie ragioni di costo che dovevano essere sostenute per stipendiare uno o due traduttori.
Insomma, il problema italico non è però racchiuso nella triade BBF, alla F date sempre il significato che preferite riferisce lo sconosciuto eroe, ma è esteso ad un gruppo sociale che brilla solo per gli ori di amanti ed attricette varie che, come nelle migliori favole, divengono anche importanti perché… "nipoti di fava"… strillò Adolfo Celi in quel capolavoro che fu la serie dei film "Amici miei".
Qui l’eroe sconosciuto si tacque, ma subentrò Jachinu, lo scaltro scemo di un paese agrigentino che sbotto: “Qu’ sempre chianci è u muru vasciu”! –Chi patisce è sempre il più debole!-
Poi lo sconosciuto eroe se ne andò rimuginando in silenzio!
kiriosomega
scusatemi se approfitto di questo spazio, so che non c'entra nulla con l'articolo, ma volevo rendere omaggio a Pino Maniaci, con le parole di Piero Ricca, tratte dal suo blog:
"Pino Maniaci, ovvero l’informazione senza bavaglio come strumento di lotta alla mafia.
Davanti alle telecamere della sua Telejato, piccola e indomita emittente di Partinico, da anni Pino Maniaci ci dà lezioni di buon giornalismo. Molti lo considerano un fissato, in realtà è un cronista d’attacco senza tessere né paura né padroni: l’antitesi di Vespa, Mimum e Paolo Mieli. Una vera capatosta. Per fare informazione in prima linea contro la mafia e la politica mafiosa, oggi più che mai devi esser un po’ kamikaze. E Pino lo è. Centinaia di querele, intimidazioni e minacce di ogni genere non l’hanno fermato. Ha sempre continuato a denunciare scandali, soprusi e collusioni. E come lui non pochi cronisti locali del sud, soli e senza gloria. Pino fa una vita difficile, sacrificata e sotto scorta. Tempo fa lo aggredirono per strada, ieri gli hanno bruciato l’auto. Ma non mollerà. L’ho sentito oggi al telefono: “Vogliono impedirmi di lavorare, ma non ce la faranno”, mi ha detto. Gli dà forza - ha proseguito - “l’affetto e la solidarietà delle persone perbene”. So di cosa parla. Ci invierà una testimonianza per il blog. Gli giunga intanto un abbraccio affettuoso. Grazie di esserci, Pino."
"'U cchiù pulìtu c'havi 'a rugna" !! Ricordati ciò che disse
Churchil: "Ogni popolo ha il governo che si merita"
Disse anche: La democrazia funziona quando a decidere sono in due, e uno è malato ...
Ciao Marcello.
g.d.
Grazie a SiciliaInformazini per avere ancora una volta espresso il medesimo pensiero che mi premeva di uscir fuori
Andrea Chianello
"'U cchiù pulìtu c'havi 'a rugna" !! Ricordati ciò che disse
Churchil: "Ogni popolo ha il governo che si merita"
Disse anche: La democrazia funziona quando a decidere sono in due, e uno è malato ...
Ciao Marcello.
g.d.
sono veramente disgustata, vorrei proprio chiedere al Ministro Bossi dove lavorano i suoi figli. Immagino sotto casa e lui si permette di offendere chi ,per costrizione, deve vivere e lavorare lontano da casa .Lo so io quello che si soffre e lo sanno le altre madri che vedono i figli fare la valigia e andarsene perchè questa terra non vuole offrire niente. Bossi se lo può permettere di offendere tanto nessuno parla e lui lo pùò fare perchè ha pure l'immunità parlamentare.Cosa succede ad un cittadino normale se sbeffeggia l'inno nazionale? Da questo governo sembra che si ricevino solo insulti- vedi Brunetta.-
Bossi dimentica che La canzone del Piave servì per coprire le magagne di una guerra imperialista e che a morire sul Piave furono molti contadini meridionali per liberare il Nord est dagli austriaci. Quindi la Canzone del Piave non dovrebbe essere una canzone da Leghista. Bossi dimentica pure che mentre 'il Piave mormorava calmo e placido' gli italiani tutti morivano per conquistare il Monte San Michele cantando 'O gorizia tusia maledetta'
"'U cchiù pulìtu c'havi 'a rugna" !! Ricordati ciò che disse
Churchil: "Ogni popolo ha il governo che si merita"
Disse anche: La democrazia funziona quando a decidere sono in due, e uno è malato ...
Ciao Marcello.
g.d.
Bossi dimentica che La canzone del Piave servì per coprire le magagne di una guerra imperialista e che a morire sul Piave furono molti contadini meridionali per liberare il Nord est dagli austriaci. Quindi la Canzone del Piave non dovrebbe essere una canzone da Leghista. Bossi dimentica pure che mentre 'il Piave mormorava calmo e placido' gli italiani tutti morivano per conquistare il Monte San Michele cantando 'O gorizia tusia maledetta'
Siamo una nazione che non riesce a riconoscere quanto siamo scesi in basso e quanto ridicolo siamo capaci di buttarci addosso. Il coerente ministro Bossi, che da premettere ha dei figli che non sono certamente Celti, ha giurato sulla Costituzione Italiana, una volta la migliore del mondo fino a quando Berlusconi non l'ha vituperata in ogni modo possibile, e si frega uno stipendio, lauto, pagato da questa Repubblica e non dalla fantomatica padania (qualcuno mi spieghi dov'è!), che viene ancora riconosciuta dal Tricolore, che lui utilizza per tutt'altri scopi. In un altro qualunque paese di questo mondo sarebbe finito in galera, in questa vituperata Italia invece viene giustificato dal sommo capo e dal suo sprecaparole di cicchitto, che se stesse zitto ci guadagneremmo tutti.
Bossi dimentica che La canzone del Piave servì per coprire le magagne di una guerra imperialista e che a morire sul Piave furono molti contadini meridionali per liberare il Nord est dagli austriaci. Quindi la Canzone del Piave non dovrebbe essere una canzone da Leghista. Bossi dimentica pure che mentre 'il Piave mormorava calmo e placido' gli italiani tutti morivano per conquistare il Monte San Michele cantando 'O gorizia tusia maledetta'