I 3000 militari che saranno utilizzati per le pattuglie miste potrebbero fare la loro comparsa nelle strade di alcune città fin dall'inizio di agosto: due su tre dei soldati, spiega il ministro dell'Interno Roberto Maroni, saranno utilizzati per la vigilanza in siti "sensibili", ma a Roma vigileranno anche nella zona in cui è stata uccisa Giovanna Reggiani, aggredita nel 2007 da un romeno quando era da poco uscita da una stazione a Tor di Quinto. "Stiamo studiando il piano per dare attuazione al decreto che prevede la disponibilità di 3000 militari. Saremo pronti non appena il decreto entrerà in vigore e penso che potranno essere utilizzati già all'inizio di agosto", ha detto Maroni oggi a Palermo, dove ha presentato il Pon Sicurezza per il Mezzogiorno, insieme al capo della Polizia Antonio Manganelli. E l'intervento dei militari, che pure ha suscitato polemiche, "ce lo chiedono molti sindaci, anche di sinistra - ha detto Maroni - a dimostrazione che è una misura utile per il controllo del territorio e per la prevenzione dei reati". "Abbiamo già avuto numerose segnalazioni - ha aggiunto riferendosi alle richieste di militari da parte degli enti locali - non potremo far fronte a tutte". Dei tre mila militari che quando il decreto legge entrerà in vigore, saranno messi a disposizione, due mila saranno utilizzati per la vigilanza dei siti sensibili, come le ambasciate, mille affiancheranno le forze di polizia, ha spiegato il ministro: "Ciò - ha aggiunto - ci consentirà di liberare forze di polizia che andranno ad affiancare i colleghi, ad esempio, nel pattugliamento dei luoghi di villeggiatura". Maroni ha anche confermato che una pattuglia di militari vigilerà il luogo in cui è stata uccisa Giovanna Reggiani: "Ce lo ha chiesto espressamente il sindaco di Roma", ha detto
Maroni. Il ministro non ha trascurato tuttavia di riferirsi alla specificità della Sicilia, dove ha scelto di presentare il Pon, il Piano operativo nazionale per la sicurezza del Mezzogiorno dotato di un miliardo e 200 milioni di euro. "Nel pacchetto sicurezza potremmo inserire l'obbligo di denuncia per chi vince gli appalti pubblici e subisce le pressioni del racket, pena la perdita dell'appalto stesso", perché, ha spiegato, "chi vince l'appalto deve sapere che se non denuncia le richieste estorsive lo perde". E toccando un altro punto caldo, quello dei beni confiscati alla criminalità organizzato, ha sottolineato che "denaro per un miliardo di euro confiscato alla criminalità organizzata giace su conti correnti infruttiferi. Noi stiamo ricostruendo le mappe di questi conti in tutto il Paese. Appena finiremo la ricognizione - ha detto Maroni - metteremo queste risorse a disposizione dei cittadini".