Ricevere telefonate anche di 'raccomandazione' e' normale per chi produce televisione ma l'importante e' che questo non avvenga a scapito della qualita' del prodotto. E' questo, in sintesi, quanto affermato dal presidente dellaRai Claudio Petruccioli nel corso del suo intervento a un convegno sulla produzione di fiction, in corso stamattina al RomaFictionFest.
"Si e' parlato solo di attrici e attricette, di gossip piu' o meno piccante, -ha detto Petruccioli- si e' parlato di quelli che vengono presentati come i soliti, inemendabili vizi Rai. Io non considero minimamente le telefonate miranti a segnalare o anche a 'raccomandare'. Penso, infatti, che il riceverne sia esperienza ordinaria per chi decide produzioni televisive, cinematografiche e anche teatrali. D'altro canto, da sempre il mestiere di attore ha bisogno di agenti, di promotori, di relazioni. L'importante e' che, nelle scelte, non si sacrifichino mai le ragioni della qualita'". "Quanto alla carta stampata -ha aggiunto il presidente Rai- l'acrimonia, la parzialita', il ricorso ai piu' beceri luoghi comuni che, molto spesso segnano l'informazione sulla Rai, quando non hanno alle spalle corposi interessi, derivano dall'antica astuzia di usare ipettegolezzi sui circenses per non dover dar conto di cose piu' serie".
"Con questa osservazione -ha proseguito Petriccioli- non voglio accusare nessuno; voglio, invece, confessare uno smacco, un fallimento personale. Ho cercato con tutte le mie forzedi far riflettere, di dimostrare che nella stragrande maggioranza dei casi in cui si mette la Rai sul banco degli accusati e dei reprobi, laRai come tale non ha fatto nulla di male o di riprovevole, e' anzi vittima; vittima di comportamenti per lei dannosi e offensivi". "Non ho cercato indulgenze per la Rai -ha detto ancora il presidente- da parte di chiunque, e soprattutto della stampa; ho anzi sollecitato la massima severita' in tutte le circostanze. Ho invece auspicato - e non mi stanchero' mai di farlo - che le osservazioni, lecritiche, anche le piu' severe non siano accompagnate, come avviene sempre o quasi, da disprezzo verso l'azienda e il servizio pubblico; evengano al contrario proposte, se possibile, a difesa della efficienzaaziendale e della reputazione del servizio pubblico. Si puo' essere durissimi e severissimi con l'obiettivo di dimostrare l'insanabile pessima natura di qualcuno, o perseguendone al contrario il recupero eil miglioramento. A me sembra obbligatorio questo secondo atteggiamento; che', altrimenti, non saprei spiegarmi perche' si dovrebbe volere un servizio pubblico. Purtroppo, non ho ottenuto risultati al di la' di assensi condiscendenti durante cordiali colloqui", ha concluso.
"BISOGNA INTERVENIRE SULLA VICENDA SACCA'"
"Nell'interesse dell'azienda, del servizio che essa e' chiamata a rendere, di coloro che lavorano dentroe intorno ad essa, si deve assolutamente intervenire" sul caso Sacca',"impedire a quell'agente di continuare a far danno". "Io la penso cosi'". Lo ha detto il presidente della Rai Claudio Petruccioli, intervenendo al convegno "Fiction italiana: il futuro e' un diritto", tenutosi stamane nell'ambito del Roma Fiction Fest. "A insaputa degli organi responsabili dell'azienda -ha aggiunto Petruccioli- relazioni, competenze, potere derivanti dall'esercizio difunzioni aziendali, sono stati utilizzati per porre le basi di un progetto privato nel quale sono stati variamente coinvolti diversi soggetti estranei all'azienda, a cominciare dal diretto concorrente. In modo continuato e sistematico sono state sviluppate azioni miranti a condizionare sia gli amministratori, sia i responsabili della gestione. A tale scopo sono stati sollecitati sostegni e interventi inambiti politici. Dal quadro documentale piu' che interferenze di ambienti politici verso l'azienda, risultano pressioni che nascono dentro l'azienda e si rivolgono ad ambienti politici affinche' essi facciano sentire il peso della loro volonta' e del loro potere. Tutto cio' lo sappiamo con certezza. Ormai l'esito dell'esame clinico e' universalmente noto. Non si puo' far credere ad un organismo minato diessere in buona salute; di fronte a questa pretesa, palesemente infondata, quell'organismo si lascerebbe andare, non potrebbe essere chiamato a nessun impegno, a nessuna fiducia; non risponderebbe piu' anessun comando", ha proseguito il presidente Rai. "Far finta di niente -ha detto ancora Petruccioli-vorrebbe dire che quanto e' squadernato sotto gli occhi di tutti vieneaccettato come normale; di conseguenza, meccanismi, comportamenti, scelte, attese devianti diventerebbero la regola, dominerebbero il metabolismo generale. Sarebbe la fine della Rai, servizio pubblico e azienda". Se quanto la 'Tac' fornita dall'inchiesta della Procura di Napoli "ci ha fatto vedere non venisse contrastato e censurato, se fosse quindi accettata o subita come codice della Rai, sarei il primo a dire che e' meglio chiudere tutto. E' sempre stato cosi'? Non e' vero. Fanno tutti cosi'? Non e' vero. E, se lo fosse, sarebbe un motivo in piu' per reagire non certo per far finta di niente. Far finta di niente suonerebbe offesa e disprezzo per tutte le forze - e sono tante - che in Rai hanno comportamenti corretti e trasparenti; e hanno diritto di essere tutelati", ha aggiunto Petruccioli.