''Se mi chiedono di scegliere io scelgo la piazza. Dissento dagli attacchi al Papa e al Quirinale, sia chiaro. Rispetteremo il capo dello Stato anche se firmera' il lodo Alfano. Ma resteremo convinti che e' un errore, che e' incostituzionale. Si puo' ancora dire in una democrazia, o no?''.
Antonio Di Pietro, in un'intervista a La Repubblica, non 'rinnega' l'esperienza di piazza Navona e, pur prendendo le distanze dalle offese lanciate dal palco, parla di ''mistificazione'' e ''strumentalizzazione'' da parte ''del sistema politico e dell'informazione''. ''Quella piazza -insiste il leader di Idv- e' stata un'espressione autentica di democrazia diretta, fatta di indignazione sincera verso la deriva antidemocratica del paese''.
''Quella -spiega ancora Di Pietro- non era una piazza contro il Pd, ma che si ribellava a Veltroni e al suo attendismo. Il leader del Pd, prendendosela con me, se la prende anche con i suoi che erano li' e non erano pochi''. Di Pietro non ha paura di un effetto boomerang? ''Macche', da martedi' molti cittadini sanno cosa ha fatto Berlusconi, il silenzio diventa connivenza. Ora -avverte- e' il Pd che deve decidere al proprio interno se mantenere il dialogo con chi violenta le istituzioni per fare gli affari suoi e sfuggire ai processi. Vorrebbero che facessimo opposizione zitti zitti, piano piano. Non ci stiamo''.
Fin qui Di Pietro, che sta facendo un figurone davanti ad una platea che pretende una opposizione efficace al governo Berlusconi. Non è che ci voglia tanto, in verità. basta usare la stessa schiettezza con cui Di Pietro parla ogni volta che ne ha la possibilità. L'ex magistrato si è fato furbo, dopo essersi smarcato dal PD latte e miele di Veltroni, ora sta conquistando la piazza, approfittando delle innumerevoli anime del partito democraticop, dove c'è chi la vuole cotta e chi la vuole cruda, chi scavalca a destra il governo Berlusfoni sui temi etici e chi invece pensa ad una nuova formazione (corrente? partito, fondazione) riformista e di sinistra.
Non è tutto merito di Di Pietro se guadagna i favori della piazza, che non è certo un male per un partito, visto cheil PD dà a tutti appuntamento ad autunno ed i socialisti, dopo la riconciliazione, non trova di meglio che andare sotto le finestre del Quirinale per inneggiare a Napolitano, su cui possono esserci legittimamente posizioni diverse. Su questo Di Pietro ha mille volte ragioni: non condividere una scelta del Capo dello Stato non significa affatto dileggiarlo o mancargli di rispetto. E' un vecchio ricatto politico, questo, che non funziona più. Lo dovrebbero sapere gli interessati.
Che l'IDV potesse diventare la sfida al fianco di un PD senza identità, lo si è capito subito. Gli unici a non capirlo sono stati i soloni del loft, che hanno "sentito" l'ala antisocialista, assai robusta (Rutelli e gli altri) ed hanno imbarcato Di Pietro, pensando di fare la cosa giusta.
Ma come hanno fatto a non capire che Di Pietro non sta né a destra, né a sinistra né a centro. Non ha cultura politica, non è sicuramente un riformista. E' solo un populista, come Berlusconi: dismessa la toga, tuttavia, ha continuato ad esercitare la sua professione in luoghi diversi, la qualcosa non è un male in assoluto, ma non c'entra affatto con la politica. Eppure, questo signore tiene i contatti con la gente più di quanto non riesca a farlo il gruppo dirigente, navigatissimo, del PD. Uscita la sinistra dal parlamento, fatti fuori i socialisti dalla loro stessa pochezza e dai loro nemici di sempre (comunisti e cattolici integralisti), incerto e timido Veltroni, resta solo lui a rappresentare l'opposizione.
Ora stanno tutti puntando sulle stupidaggini della Guzzanti per fargl mancare il terreno sotto i piedi, ma è tempo perso. La Guzzanti resta la Guzzanti. E' radicale, testarda e non capisce niente di comunicazione, nonostante la faccia giorno e notte. E' una straordinaria artista, una donna intelligente con la sindrome dell'opposizione dura senza paura, una malattia che si contrae nell'adolescenza e cronicizza. Quando interviene lei a gamba tesa generalmente riesce a compattare attorno a personaggi discutibili il massimo di consenso, a trasformare in vittime personaggi che non lo meritano.