Altri 794 posti di lavoro potrebbero saltare nel mondo siciliano della scuola, in occasione del nuovo anno scolastico. Per la Cisl sarebbe "una mazzata che metterebbe in ginocchio la scuola pubblica dell'Isola", aggravando una situazione già precaria per effetto dei tagli introdotti dalla Finanziaria nazionale per il 2008: 1.744 posti di personale docente e 162 di personale non docente (Ata). Ad accendere l'ipoteca sulla scuola, afferma il sindacato, la politica di smobilitazione che ha visto, negli ultimi anni, "una ramazzata in Sicilia di oltre seimila posti". In pratica, una "operazione di desertificazione".
I sindacati di categoria oggi a mezzogiorno ne parleranno col governatore Lombardo, a Palazzo d'Orleans. L'incontro chiude il cerchio delle proteste condotte sul fronte nazionale, con la manifestazione a Roma del 27 ottobre 2007, e su quello regionale, con i sit-in organizzati nelle province, da Cgil Cisl e Uil. Per Maurizio Bernava, segretario della Cisl Sicilia, "la mannaia sulla scuola pregiudica irrimediabilmente il futuro della regione".
Impoverire la scuola pubblica statale significa infatti "negare ogni speranza di futuro ai giovani dell'Isola". E Angelo Prizzi, numero uno del sindacato cislino della Scuola: "Tagli di questa portata - dichiara - obbediscono a una logica miope". Perché "il settore avrebbe bisogno di investimenti e non di tagli". (ANSA).