E ora ci inventiamo il caro ticket del dopo-restauro, Per ripianare i debiti della Fondazione Federico II si alza il prezzo del biglietto della Cappella Palatina.

08 luglio 2008
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L’Assessore per i Beni culturali della Regione Siciliana, Antonello Antinoro, ha annunciato l’aumento del ticket per la visita della Cappella Palatina. Non avverrà subito, perché la stagione estiva è già iniziata e il “pacchetto” dei tour operator già predisposto, ma con la prossima stagione, presumibilmente in autunno, partirà il caro-ticket.

L’Assessore ha spiegato alla giornalista di Repubblica, Laura Nobile, che “la Cappella non può essere fruita certo ai prezzi di prima del restauro”. Lo spartiacque fra il vecchio ticket è il nuovo sarebbe, dunque, il restauro. Siccome si è speso un sacco di soldi, bisogna rientrare nelle spese.

Non fa una grinza. Il fatto è che questo sacco di soldi non li ha spesi la Regione siciliana, ma il magnate tedesco Reinhold Wurth, il quale ha investito molti quattrini per fare omaggio all’Imperatore del Sacro Romano Impero Federico II, tedesco come lui, anche se italiano di nascita, e al suo impero economico, presente in 83 Paesi con 370 Società, oltre 29.000 venditori e 25.000 collaboratori.

Il signor Wurth non deve rientrare nelle spese, ha un merchandising importante a Palazzo dei Normanni; deve consolidare l’immagine della sua azienda, muovendosi in un alveo assai consolidato delle sponsorizzazioni d’arte, che in Italia trova all’avanguardia le grandi banche (molto parsimoniose a Sud, assai generose per le manifestazioni culturali nel Nord).

Ritiene di avere fatto un “affare” legando il suo nome ad un dei più importanti tesori d’arte dell’umanità; non è benefattore, ma un imprenditore illuminato.

Ce ne fossero cento come lui, in Sicilia, i tesori del nostro patrimonio artistico avrebbero ben altra sorte.

Ma chi ha i soldi dalle nostre parti, non li investe nei beni culturali. Non ha la cultura per farlo. Non si tratta di disamore, ma di diffidenza. L’Assessore Antinoro prende, lo spunto dall’inaugurazione della Cappella Palatina e dal successo del partenariato Regione-Wurth, per ribadire l’utilità del partenariato pubblico-privato per altri monumenti, capolavori artistici, aree archeologiche.

In un colpo solo la Regione, pare di capire, si propone di raggiungere due risultati: il ripiano del bilancio della Fondazione Federico II, principale fruitrice dei ticket di Palazzo dei Normanni e della Cappella Palatina (c’entra anche l’obolo per la Chiesa), disastrata da un buco di bilancio che il Presidente dell’Assemblea addebita ad un’amministrazione superficiale; l’affidamento alla gestione privata dei beni culturali di grande interesse artistico che la Sicilia possiede in gran numero. Non è certo il caso della Cappella Palatina, affidata alla Chiesa. Traguardi ambiziosi e legittimi, quelli della Regione, malamente illustrati.

Affermare, come ha fatto l’Assessore, che il prezzo del biglietto d’ingresso debba essere aumentato perché la Cappella Palatina è stata restaurata, non è certo un buon viatico. I soldi per il biglietto più salato servono al ripiano dei debiti della Fondazione Federico II. E’ giusto che si sborsino quattrini per turare le falle provocate da un’amministrazione sgangherata, come afferma il Presidente Cascio?

Della Fondazione si sa soltanto che ha fatto un buco di quasi un miardo delle vecchie lire nel bilancio, ma non si sa altro.

Chi e che cosa ha provocato questo buco e come si sia arrivato a tanto, è un mistero: la Fondazione ha attinto risorse sia dal pubblico (contributi regionali e del Parlamento) che dai turisti e cittadini siciliani (attraverso il ticket). Nei primi anni della sua tormentata e breve esistenza la Fondazione non poteva contare sul ticket e non accumulò buchi.

Negli ultimi anni si è speso molto, dunque.

Per fare che cosa?

IL numero di dipendenti – a titolo precario o a tempo indeterminato – è, non abbiamo cifre attendibili. Secondo le norme statutarie della Fondazion ciò sarebbe potuto avvenire solo se i due organismi, comitato direttivo e consiglio di amministrazione, avessero assunto questa decisione. Pare che i componenti dei due organi non sappiano molto di ciò che è stato fatto. Se fosse vero, ma siamo obbligati a dubitarne, sarebbe davvero sorprendente.

Si può saltare una riunione del consiglio di amministrazione o del comitato direttivo, ma non si può ignorare ciò che avviene nell’azienda che si amministra.

E’ possibile tuttavia che le spese siano state fatte senza che ne sapesse niente nessuno e che, soprattutto, le assunzioni siano state decise al di fuori degli organi amministrativi della Fondazione.

Non avendo informazioni di prima mano, ma voci incontrollate, non possiamo dire com’è andata. Possiamo dire che le decisioni sono state assunte e che dovrebbe essere verificato da chi, come e quando.

Compito degli organismi della stessa Fondazione in prima istanza, ma non solo.

La Fondazione è una istituzione creata dall’Assemblea allo scopo di affidare ad essa i compiti che un Parlamento non può svolgere, come l’organizzazione delle manifestazioni culturale, la gestione del Palazzo eccetera.

E’ pur sempre una istituzione “politica”. Quindi nella dialettica maggioranza-opposizione, la questione Fondazione avrebbe dovuto entrare, ma non è mai avvenuto. E quando è avvenuto, si è trattato di iniziative isolate durate lo spazio di un mattino.

Che significa? Due ipotesi: che tutti sappiano tutto e non hanno perciò bisogno di verifiche, oppure che si sappia poco e quel poco è meglio che rimanga tra le quattro mura del Palazzo, perché uscendo da esso creerebbe qualche imbarazzo. La Fondazione-story – è questa la percezione che si ha – potrebbe offrire lo spaccato di una Regione che affonda se stessa.

Ci sono episodi degni di studio.

E’ successo, per fare un solo esempio, che il Presidente dell’Assemblea – in quella veste Presidente della Fondazione – decidesse di commissariare il Consiglio di amministrazione affidando la gestione “ad acta” al suo capo di gabinetto. Roba da mettersi le mani ai capelli, non solo per l’episodio in sé ma per il fatto che sia potuto passare pressocché inosservato.

Questo la dice lunga sia sulla gestione quanto sulla co-gestione (maggioranza-opposizione) della Regione siciliana.

Il fatto che l’opposizione non sia avvistata come alternativa dagli elettori in Sicilia non è dovuto al destino cinico e baro, ma alla difficoltà di percepirla come tale. I siciliani sanno poco e niente e questo non è considerato un male in sé.

Del buco della Fondazione non sanno niente i siciliani che dovrebbero pagare di più per vedere o rivedere la Cappella Palatina. Sono soprattutto turisti, quindi che ci importa, si potrebbe obiettare.

E invece no, c’importa e come. Facendo pagare di più, ne facciamo venire di meno di turisti.

E questo dovrebbero saperlo anche coloro che governano la Regione, cui viene richiesto di dire le cose come stanno.

Volete rimettere in sesto la Fondazione perché può servire? Fateci sape come intendete farlo, con chi e a quali condizioni. Volete affidare ai privati la Valle dei Templi?

Spiegateci in che modo, con quali garanzie, controlli, prospettive. Come si può “proteggere” il bene artistico, affidandolo ad una gestione privata. E’ questo il punto, no?

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Anonimo 12 luglio 2008   22:35
L'utente ha risposto al commento anonimo del 12 luglio 2008. Visualizza »

Si ma il punto è che è una cosa assurda aumentare il biglietto a causa di un costoso reastauro pagato da altri...questa è una vera e propria rapina...

 

Io proporrei di monitorare i soldi in più che deriveranno dalla visita della Cappella Palatina per vedere che fine fanno....voglio vedere se questi politici da strapazzo che abbiamo qui in sicilia dove fanno sparire questo bottino che si sono assicurati con una truffa e grazie a un ingenuo magnate che continua a investire in una terra di politichini buoni solo a prendersi meriti e SOLDI di altri e distribuirli ai propri amici che gli assicurano una prospera vita di clientelismo  A NOSTRE SPESE!!!

Quello che lei dice sul modo in cui vengono spesi i soldi è ineccepibile.

Anonimo 12 luglio 2008   15:37
L'utente ha risposto al commento anonimo del 12 luglio 2008. Visualizza »

Preciso che Federico II era di padre tedesco e di madre normanna sicilianizzata, la palermitana Costanza, che si dice non nutrisse molte simpatie nei confronti del marito tedesco;  cresciuto e formatosi in Sicilia, Federico II sapeva parlare tante lingue, tra cui il siciliano, ma, almeno all'inizio, non il tedesco. Considerò sempre la Sicilia il suo rifugio e la sua patria e nonostante il suo sviscerato amore per la Puglia, fù in Sicilia che volle infine lui stesso tornare per dormire il sonno della morte. Non solo dei tedeschi, ma anche dei siciliani è dunque compatriota Federico II, non ce lo scordiamo. Io credo che Federico II sia stato una straordinaria sintesi dei due cuori dell'Europa (quello del nord e quello del sud)da cui scaturisce un filo rosso che ancora lega gli Hohenstaufen con la Sicilia e l'Italia meridionale in genere. Qui in Sicilia sta il loro avo più illustre, presso Napoli sta il loro eroe più commovente, il fanciullo Corradino corso a difendere il Regno di Sicilia dall'usurpazione  angioina. Il sig Wurth è uomo che ama l'arte, ma è anche uomo di cultura e probabilmente alla base del suo interrese per la Sicilia sta anche il fascino che avverte di questo mistero del passato, che vide uniti, in un grande momento della storia europea, la sua Terra e quella tanto lontana di Sicilia.

Si ma il punto è che è una cosa assurda aumentare il biglietto a causa di un costoso reastauro pagato da altri...questa è una vera e propria rapina...

 

Io proporrei di monitorare i soldi in più che deriveranno dalla visita della Cappella Palatina per vedere che fine fanno....voglio vedere se questi politici da strapazzo che abbiamo qui in sicilia dove fanno sparire questo bottino che si sono assicurati con una truffa e grazie a un ingenuo magnate che continua a investire in una terra di politichini buoni solo a prendersi meriti e SOLDI di altri e distribuirli ai propri amici che gli assicurano una prospera vita di clientelismo  A NOSTRE SPESE!!!

Anonimo 11 luglio 2008   21:29
L'utente ha risposto al commento anonimo del 11 luglio 2008. Visualizza »

Mi scusi, ma il disappunto non riguarda affatto il pagamento di un ticket, bensì L'AUMENTO DEL TICKET MOTIVATO DALLE ESOSE SPESE SOSTENUTO PER IL REATAURO. E' SFUGGITO O MEGLIO E' STATO OMESSO CHE IL RESTATUTO E' STATO FINANZIATO DA UN MAGNATE TEDESCO CHE OLTRE AI MOTIVI DI AMORE PER L'ARTE, MOTIVI DI VISIBILITA', E' ANCHE UN CONNAZIONALE DI FEDERICO II!

POTREBBE ESSERE UN PO' PIU' ATTENTO? 

Preciso che Federico II era di padre tedesco e di madre normanna sicilianizzata, la palermitana Costanza, che si dice non nutrisse molte simpatie nei confronti del marito tedesco;  cresciuto e formatosi in Sicilia, Federico II sapeva parlare tante lingue, tra cui il siciliano, ma, almeno all'inizio, non il tedesco. Considerò sempre la Sicilia il suo rifugio e la sua patria e nonostante il suo sviscerato amore per la Puglia, fù in Sicilia che volle infine lui stesso tornare per dormire il sonno della morte. Non solo dei tedeschi, ma anche dei siciliani è dunque compatriota Federico II, non ce lo scordiamo. Io credo che Federico II sia stato una straordinaria sintesi dei due cuori dell'Europa (quello del nord e quello del sud)da cui scaturisce un filo rosso che ancora lega gli Hohenstaufen con la Sicilia e l'Italia meridionale in genere. Qui in Sicilia sta il loro avo più illustre, presso Napoli sta il loro eroe più commovente, il fanciullo Corradino corso a difendere il Regno di Sicilia dall'usurpazione  angioina. Il sig Wurth è uomo che ama l'arte, ma è anche uomo di cultura e probabilmente alla base del suo interrese per la Sicilia sta anche il fascino che avverte di questo mistero del passato, che vide uniti, in un grande momento della storia europea, la sua Terra e quella tanto lontana di Sicilia.

Anonimo 11 luglio 2008   12:42
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Cerchiamo di essere meno provinciali. In qualunque parte del momento i monumenti sono valorizzati commercialmente e si paga, eccome se si paga, per entrare. Sono centri di profitto che generano valore aggiunto per i paesi che li ospitano. Solo noi "facciamo entrare tutti gratis", col risultato che entra anche quello che non gliene importa molto, magari danneggia il monumento (come il chiostro di Monreale) e a noi non resta niente. Il turista sa che viene a pagare e paga, se è così povero da non potersi permettere il biglietto non entrerà ma forse neanche verrà a Palermo. Sono stato da poco a Firenze e quasi mi facevano pagare pure l'aria che respiravo. Ma poi, vedendo come tengono i loro monumenti, ho capito che il mio biglietto è uno dei canali di finanziamento di quello splendore. Ecco tutto. Non facciamo demagogia a buon mercato. I beni culturali siciliani non sono solo "centro di spesa" da finanziare con le tasse, etc. sono oro! Bisogna fare una "rivoluzione copernicana" della nostra mentalità statalista. Addirittura la Regione potrebbe fare profitti con essi e redistribuirli ai cittadini sotto forma di servizi pubblici. L'importante è non privatizzarli. I profitti, e soprattutto i beni, devono restare rigorosamente pubblici. Al più un partner privato si può occupare della valorizzazione e "compartecipare" ai benefici. Che male c'è se l'alternativa è l'abbandono e il degrado?

e inoltre dimentica che se nn fosse stato per il sig. wurth se ne sarebbero fregati e figurarsi se l'avrebbero mai fatto questo restauro...poi però tutti in prima a prendersi i meriti e soprattutto I SOLDI!.....questa è solo una rapina perchè d servizi turistici qui fanno ridere mentre nelle altre città d'arte sono all'avanguardia...ma secondo voi perchè la federico II è piena di debiti?? quali grandi opere magnifiche ha mai realizzato?? NIENTE...solo l'ennesima rapina di amici degli amici messi là a rubare i nostri soldi solo perchè raccomandati!!!

Anonimo 10 luglio 2008   10:17
L'utente ha risposto al commento anonimo del 10 luglio 2008. Visualizza »

Cerchiamo di essere meno provinciali. In qualunque parte del momento i monumenti sono valorizzati commercialmente e si paga, eccome se si paga, per entrare. Sono centri di profitto che generano valore aggiunto per i paesi che li ospitano. Solo noi "facciamo entrare tutti gratis", col risultato che entra anche quello che non gliene importa molto, magari danneggia il monumento (come il chiostro di Monreale) e a noi non resta niente. Il turista sa che viene a pagare e paga, se è così povero da non potersi permettere il biglietto non entrerà ma forse neanche verrà a Palermo. Sono stato da poco a Firenze e quasi mi facevano pagare pure l'aria che respiravo. Ma poi, vedendo come tengono i loro monumenti, ho capito che il mio biglietto è uno dei canali di finanziamento di quello splendore. Ecco tutto. Non facciamo demagogia a buon mercato. I beni culturali siciliani non sono solo "centro di spesa" da finanziare con le tasse, etc. sono oro! Bisogna fare una "rivoluzione copernicana" della nostra mentalità statalista. Addirittura la Regione potrebbe fare profitti con essi e redistribuirli ai cittadini sotto forma di servizi pubblici. L'importante è non privatizzarli. I profitti, e soprattutto i beni, devono restare rigorosamente pubblici. Al più un partner privato si può occupare della valorizzazione e "compartecipare" ai benefici. Che male c'è se l'alternativa è l'abbandono e il degrado?

Mi scusi, ma il disappunto non riguarda affatto il pagamento di un ticket, bensì L'AUMENTO DEL TICKET MOTIVATO DALLE ESOSE SPESE SOSTENUTO PER IL REATAURO. E' SFUGGITO O MEGLIO E' STATO OMESSO CHE IL RESTATUTO E' STATO FINANZIATO DA UN MAGNATE TEDESCO CHE OLTRE AI MOTIVI DI AMORE PER L'ARTE, MOTIVI DI VISIBILITA', E' ANCHE UN CONNAZIONALE DI FEDERICO II!

POTREBBE ESSERE UN PO' PIU' ATTENTO? 

Anonimo 10 luglio 2008   09:10
L'utente ha risposto al commento anonimo del 10 luglio 2008. Visualizza »

Cerchiamo di essere meno provinciali. In qualunque parte del momento i monumenti sono valorizzati commercialmente e si paga, eccome se si paga, per entrare. Sono centri di profitto che generano valore aggiunto per i paesi che li ospitano. Solo noi "facciamo entrare tutti gratis", col risultato che entra anche quello che non gliene importa molto, magari danneggia il monumento (come il chiostro di Monreale) e a noi non resta niente. Il turista sa che viene a pagare e paga, se è così povero da non potersi permettere il biglietto non entrerà ma forse neanche verrà a Palermo. Sono stato da poco a Firenze e quasi mi facevano pagare pure l'aria che respiravo. Ma poi, vedendo come tengono i loro monumenti, ho capito che il mio biglietto è uno dei canali di finanziamento di quello splendore. Ecco tutto. Non facciamo demagogia a buon mercato. I beni culturali siciliani non sono solo "centro di spesa" da finanziare con le tasse, etc. sono oro! Bisogna fare una "rivoluzione copernicana" della nostra mentalità statalista. Addirittura la Regione potrebbe fare profitti con essi e redistribuirli ai cittadini sotto forma di servizi pubblici. L'importante è non privatizzarli. I profitti, e soprattutto i beni, devono restare rigorosamente pubblici. Al più un partner privato si può occupare della valorizzazione e "compartecipare" ai benefici. Che male c'è se l'alternativa è l'abbandono e il degrado?

egregio amico, Lei critica qualcosa che invece nella mente dei nostri concittadini è quasi un dovere- essere servili al massimo con chiunque venga da fuori- pensi ai pullman per turisti posteggiati quasi dentro i monumenti mentre a Firenze ed a Roma si fanno scarpinate gigantesche sotto il sole cocente

Anonimo 09 luglio 2008   11:07

Non ricordo il prezzo del biglietto ma mi pare fosse già alto (correggetemi se sbaglio).

Un aumento legato alla motivazione spese-restauro, letto l'articolo, è davvero inconcepibile. Ma ancor più inconcepibile è che non escano fuori gli atti amministrativi della Fondazione. Nel piccolo periodo in cui sono venuta a contatto con l'Assemblea la Fondazione sembrava un organismo fantasma, morto, deceduto, caput...ovviamente i movimenti sotterranei di denaro non facevano alcun rumore...

VOGLIAMO SAPERE!

 

C. Grant

Anonimo 09 luglio 2008   09:32

Cerchiamo di essere meno provinciali. In qualunque parte del momento i monumenti sono valorizzati commercialmente e si paga, eccome se si paga, per entrare. Sono centri di profitto che generano valore aggiunto per i paesi che li ospitano. Solo noi "facciamo entrare tutti gratis", col risultato che entra anche quello che non gliene importa molto, magari danneggia il monumento (come il chiostro di Monreale) e a noi non resta niente. Il turista sa che viene a pagare e paga, se è così povero da non potersi permettere il biglietto non entrerà ma forse neanche verrà a Palermo. Sono stato da poco a Firenze e quasi mi facevano pagare pure l'aria che respiravo. Ma poi, vedendo come tengono i loro monumenti, ho capito che il mio biglietto è uno dei canali di finanziamento di quello splendore. Ecco tutto. Non facciamo demagogia a buon mercato. I beni culturali siciliani non sono solo "centro di spesa" da finanziare con le tasse, etc. sono oro! Bisogna fare una "rivoluzione copernicana" della nostra mentalità statalista. Addirittura la Regione potrebbe fare profitti con essi e redistribuirli ai cittadini sotto forma di servizi pubblici. L'importante è non privatizzarli. I profitti, e soprattutto i beni, devono restare rigorosamente pubblici. Al più un partner privato si può occupare della valorizzazione e "compartecipare" ai benefici. Che male c'è se l'alternativa è l'abbandono e il degrado?

Anonimo 09 luglio 2008   09:28

Vergogna!

Sopratutto se i cittadini sapessero che gli autori del buco sono anche stati premiati perchè si è continuato ad eleggerli non alla Regione, ma alla Provincia.

Perchè questo genere di individui non può abbassarsi ad andare a lavorare (cosa degradante!) ma deve continuare a fare il politico con una elezione/premio alla Provincia. 

Anonimo 08 luglio 2008   21:45

Che vergogna...che faccia tosta...

 

E noi che continuiamo a dare carta bianca a questi truffatori: non hanno speso una lira per il restauro eppure aumentano il biglietto...

 

facciamo schifo...tutti...sicilia ridicola...

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