Il Regno delle due Sicilie? C’è ancora. Per le canzoni napoletane e l’arte dell’ammuino, esercitata con maestria a Palermo, nel Parlamento siciliano, la Terza Camera d’Italia.

05 luglio 2008
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Se vi chiedono se è rimasto qualcosa del Regno delle Due Sicile, potete rispondere tranquillamente che non è affatto scomparso. E se vogliono sapere che cosa è rimasto, rispondete con sicurezza: la canzone napoletana e l’ammuino. I siciliani amano le canzoni napoletane, almeno quanto i napoletani, le cantano, le suonano e se le portano appresso fino alla tomba. Quanto all'ammuino, è come se fosse nato in Sicilia.

Nell'Isola "chille’ a coppa vanno ‘avascio, chille ‘avascio vanno ‘a coppa". Inventato dai napoletani al tempo dei Borboni, è diventato arte solo in Sicilia, e a Palermo ha trovato la sua consacrazione. Un motivo c'è.

Se cantare napoletano rallegra la vita, fare ammuino evita frustrazioni e risolve un sacco di problemi, primo di tutti realizzare qualcosa di utile, che può diventare una missione impossibile.

L’ammuino non è fingere di fare ma al contrario, adoperarsi in modo che non si faccia niente di produttivo. E’ una specie di ginnastica dell’intelletto, affidata a mani e gambe. L’inefficienza efficiente. L'ossimoro possibile. Se perciò i cantori della napoletanità si trovano ovunque, anche nei vicoli di Palermo, l ’ammuino si pratica nei piani alti, s nei Palazzi della politica.

Al Poggetto

Palazzo dei Normanni, la sede dell’Assemblea regionale siciliana, è uno dei luoghi deputati all’ammuino; è qui che è stato sperimentato e si è evoluto nel tempo.

Quando e come si pratica?

Ciclicamente, ad ogni rinnovo di legislatura, e non solo. La rappresentanza parlamentare cambia, compaiono facce nuove, si sentono nomi nuovi, s'insediano gruppi parlamentari nuovi, ma tutto resta come prima: comportamenti, parole, problemi, gesti, attegiamenti, polemiche . Se si frequenta il Palazzo alla vigilia del grande cambio c’è un fervore di attività: si puliscono le stanze, si cambiano i tappeti, si toglie la ruggine dalle maniglie,  si inaugurano tecnologie d’avanguardia. L’ammuino raggiunge in questa fasi il suo acme. Uno spettacolo.

Quando cambia il segretario generale nell’amministrazione dell’Assemblea, al personale tocca di muoversi senza smuoversi. Nuovi direttori, nuovo personale nei vari uffici. Gli ordini di servizio divengono chilometrici perché devono contenere tanti nomi. Chi è a capo di qualcosa diventa capo di qualcos'altro, senza che ciò comporti alcuna modifica nell’organizzazione del lavoro.

Se non funziona qualcosa, continua a non funzionare, se invece funziona continua a farlo per forza d'inerzia. Sono rispettati i tempi, i metodi, i criteri di sempre. E’ prodigioso il fatto che i dirigenti vadano e vengano da un luogo all'altro dell'amministrazione restando nello stesso posto sia nel lungo tempo – cambiando incarico e tornando al primo – sia nel corso della stessa giornata.

La forza delle tradizione è il migliore alleato dell'ammuino, l celebrazione dell'istituzione, la sua pietra angolare.  

E' innegabile che l'ammuino svolga un compito: tramanda le tradizioni, le consuetudini, liturgie e riti altrimenti destinati all’estinzione. Per questa ragione si posano i piedi sulle impronte dei predecessori. Impronte non visibili ma esistenti, riconoscibili per chi abita il Palazzo e ne venera la solennità.

E’ come se i nuovi pedinassero chi se n’è andato e viceversa. II passaggio da qualcosa a qualchecos’altro, o da una stanza all’altra, viene compiuto con la leggerezza di una libellula. E’la ripetizione che regala la leggerezza: ciò che avviene è sempre avvenuto, né più né meno.

La rappresentazione del movimento privo di efficacia è perfetta. Come quando si cambia legislatura o si nomina un nuovo segretario generale: tutto il personale "gira” attorno a se stesso. A cominciare dai dirigenti: il direttore del personale diventa direttore di ragioneria, chi si occupa di ragioneria va agli affari generali, e chi ha avuto a che fare con l’Aula finisce alla biblioteca. Giusto come era avvenuto l'anno prima e ll'anno ancora prima.

Quando un autorevole membro della sinistra, componente del Consiglio di presidenza – propose l’istituzione di nuovi direttori cui affidare incarichi speciali, otto anni fa circa, ricevette un plauso bipartizan convinto. Una performance che ancora oggi viene ricordata con commozione.

L'incarico speciale è l’attrezzatura del nulla, ed il nulla è a sua volta la materia prima dell’ammuino. L'abito su misura, insomma. Consumata la fantasia nell’attribuzione dei compiti, infatti, non rimase altro.

A distanza di anni, gli incarichi speciali continuano ad esercitare la loro funzione, vengono indossati con alterne fortune,  senza che alcuno abbia chiesto di che si tratti davvero, fatta qualche eccezione. C’è un incarico speciale all’aggiornamento del personale, ma non l’aggiornamento del personale, c’è un incarico speciale ai rapporti con l’Unione Europea ma non ci sono rapporti con l’UE, un incarico speciale ai testi unici ma non i testi unici.

C’è anche un incarico speciale alle sedi decentrate, una invenzione geniale. E qui bisogna soffermarsi: le sedi decentrate infatti ci sono, così si è corso il pericolo di doversene occupare. Subito sventato. Ecco come. Il Parlamento non può avere sedi decentrate perché è la sede dell’attività legislativa, così ci sono le sedi ma non l’attività, il nulla resta intatto.

L’ammuino fa vittime, è bene precisarlo. Quando gli incarichi speciali vengono affidati a dirigenti appena promossi direttori, gli interessati sono contenti, ma se sono affidati a direttori che s’occupano d’altro – il personale, la ragioneria, la questura ecc- la novità non viene accolta con gioia.

Non tutti, infatti, conoscono l’arte dell’ammuino e sanno occuparsi con efficienza del nulla.

Da quando esiste il Parlamento siciliano, comunque, e questo è l’aspetto più interessante, l’arte dell’ammuino è andata d’accordo con la politica.Mai un problema, una polemica, un'alzata di scudi. Qualcuno pensa che sia un miracolo. Invece non lo è affatto: non c’è niente che assomigli alla politica quanto l'ammuino. 

Tanto che c'è chi ritiene che se dovesse venir meno, l'ammuino trascinerebbe con sé la politica. Nel Regno delle due Sicilie, si capisce. E' qui, solo qui, che l'ammuino salva la democrazia. Per questo ce lo teniamo caro. 

 

P.S. L'ordine è attribuito alla marineria borbonica di Francesco II Due Sicilie. All'ordine Facite Ammuina: tutti chilli che stanno a prora vann' a poppa e chilli che stann' a poppa vann' a prora: chilli che stann' a destra vann' a sinistra e chilli che stanno a sinistra vann' a destra: tutti chilli che stanno abbascio vann' ncoppa e chilli che stanno ncoppa vann' bascio passann' tutti p'o stesso pertuso: chi nun tiene nient' a ffà, s' aremeni a ccà e a llà.

 

 

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Anonimo 06 luglio 2008   22:17

il facite ammuina di cui e' accreditata la marina borbonico (tra le migliori d'europa)non appartiene alla tradizione del regno delle due sicilie ...e' una vergognosa bugia messa in giro dopo il tragico (per noi merdionali)1860 per screditare la tradizione militare di uno stato che aveva sette secoli di indipendenza........vero e',invece, che l'ars e' solo l'ombra di cio' che dovrebbe essere .....luigi culmone nasellii

buongiornosicilia 06 luglio 2008   16:53

La coerenza - la libertà - la decenza - quando arriveranno?

 

 

p.s. a me la musica napoletana lagnosa mi fa veramente schifo.

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