Dubbi e perplessita' per medici e aziende sanitarie sulle novita' che riguardano la certificazione di malattia per i dipendenti pubblici, contenute nella pre-manovra (Dl 112), secondo le quali l'assenza del lavoratore malato deve essere giustificata "esclusivamente mediante presentazione di certificazione medica rilasciata da struttura sanitaria pubblica", quando superiore ai dieci giorni o comunque dallaseconda richiesta di giustificazione medica nell'anno solare. Il problema -
che si stanno ponendo anche diverse amministrazioni pubbliche che devono indicare ai dipendenti le modalita' di certificazione - e' quello di capire quali siano le strutture di riferimento, se si escludono i medici di famiglia che nonrispondono alla definizione di "struttura sanitaria pubblica", anche se la Regione Piemonte ha deciso - con una circolare di oggi - di considerare tali gli ambulatori dei camici bianchi di base, indicandoli come riferimento per i certificati insieme alla guardia medica. E anche la Lombardia ha chiesto ai ministeri di competenza di chiarire se il medico di medicina generale puo' rilasciare certificazioni. La preoccupazione e' legata ancheal fatto che le Asl non hanno strutture ad hoc, in grado di poter rispondere ad eventuali richieste."Le aziende - spiega Francesco Ripa di Meana, presidente della Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso)- possono contare, per questa prestazione, su quei medici che si occupano di visite fiscali e attivita' legali, ma sono pochi rispetto al lavoro che verrebbe loro richiesto". C'e' pero' la possibilita' "che i dubbi si chiariscano - dice Lorenzo Terranova, direttore scientifico Fiaso - nella fase di conversione del decreto". Intanto i camici bianchi del Sindacato nazionale autonomo mediciitaliani (Snami) hanno inviato una richiesta di chiarimento a Renato Brunetta, ministro della Pubblica amministrazione e Innovazione, che ha voluto le nuove disposizioni, e a Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro, Salute e Politiche sociali. "Noi medici di famiglia - spiega Mauro Martini, presidente dello Snami - non siamo 'struttura pubblica'. I nostri ambulatori sono studi privati convenzionati, quindi non saremmo tenuti alla certificazione. Ma questo ci sembra assurdo, visto che non esistono altre strutture pubbliche in grado di assolvere questo compito. Alcuni Comuni stanno gia' chiedendo agli ospedali di informarli sugli orari e sui medici che si occupano di certificazioni. Ma gli ospedali non hanno nessuna struttura predisposta. E, anche se fosse, come fa un paziente infartuato o con traumi multipli, ad esempio, a farsi certificare? Non mi risulta che imedici ospedalieri facciano visite domiciliari". Per Martini il problema e' probabilmente legato ad una 'svista' che potrebbe essere corretta in fase di conversione del decreto. "Il Servizio sanitario nazionale puo' contare realmente solo sul medico difamiglia per le certificazioni, sia per la presenza capillare sul territorio, sia per la conoscenza personale del paziente, sia per la garanzia degli orari di studio", conclude. "Questo provvedimento - rimarca il Sindacato italiano medici del territorio (Simet) - rischia di intasare le strutture pubbliche a scapito dell'attivita' di diagnosi ecura a servizio della popolazione. Viene inoltre mortificata la funzione del medico di famiglia che attualmente certificava lo stato di malattia dei suoi assistiti, evidentemente non ritenuto idoneo ad effettuare tali certificazioni". Per il Simet, e' giusto regolamentare meglio i controlli delle assenze per malattia dei lavoratori ma "questo puo' essere fatto aumentando l'efficienza dei controlli fiscali, adeguando le risorse dei servizi medico legali delle Asl, in modo da garantire controlli anche nella prima giornata di assenza". Ma "l'attivita' certificativa - chiede il Simet - deve continuare ad essere fatta dai medici di famiglia che conoscono bene lo stato di salute dei loro assistiti, lasciando la possibilita' ai lavoratori di autocertificare lo stato di malattia che comporti assenze inferiori a tre giorni. Eventuali comportamenti non leciti devono essere duramente sanzionati per scoraggiare il fenomeno dell'assenteismo".