Il sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi, nel corso di una cerimonia pubblica, ha nominato la giunta da lui guidata.
Questi gli assessori e le rispettive deleghe
Antonino Scalisi, docente in pensione.Rapporti con enti ed istituzioni, rapporti con il consiglio comunale, segreteria comunale, affari generali, servizi demografici, polizia municipale, ordine e sicurezza pubblica.
Oliviero Toscani. Diritti umani, comunicazione, creatività ed ambiente.
Vincenzo Lo Castro, imprenditore del settore alimentare. Commercio, industria, sportello unico delle attività produttive, politiche comunitarie, fiere e Mercati, Bilancio, Finanze e Programmazione, Tributi ed Entrate Patrimoniali, Economato.
Giuseppe Ilardi. Informatica, Cimitero, Igiene e Sanità, Servizi Sociali.
Peter Glidewell. Agricoltura, Cultura, Artigianato, Turismo, Sport e Spettacoli, Beni Culturali (Biblioteca, Musei, Castello, Siti Archeologici), progetti ed Eventi Culturali, Celebrazioni del 150/mo anniversario dell'Unità d'Italia, Scuola, Formazione.
Bernardo Terrier Tortorici Montaperto. Centro Storico, Paesaggio, Decoro Urbano, edilità, Urbanistica.
Caterina Bivona, avvocato, Legalità, Lavori Pubblici, personale, Sportello Informagiovani l'Ufficio per la Comunicazione.
"Basta con queste menate:esser di destra o di sinistra; gli italiani sono stanchi.Bisogna cambiare. E per farlo ci vuole anche la follia e l'eccentricità di Vittorio Sgarbi". ha commentato a Salemi Oliviero Toscani, che ha accettato l'invito del sindaco Sgarbi di far parte della sua squadra di assessori.
"Pensi - dice - sono il primo assessore al mondo con delega alla Creatività". Toscani si occuperà pure di Ambiente,Diritti Umani e Comunicazione.
Per il neo assessore "la libertà che abbiamo a Salemi di amministrare, non c'é in nessun'altra parte d'Italia. Sicuramente non vogliamo essere normali, nel senso che non saremo legati agli schemi classici del far politica".
Nel centro in provincia di Trapani, "porterò la mia bottega dell'arte per lanciare una serie di iniziative culturali che hanno, come primo obiettivo quello di valorizzare i talenti locali".
di G. M.
I siciliani siamo gli ultimi in tante cose, ma quanto al trattamento della casta, non abbiamo rivali.
In Sicilia la suffragatissima "casta Lombardo" chiude le guardie mediche, prospetta la “drastica” riduzione dei posti-letto ospedalieri, chiedendo enormi sacrifici ai siciliani, ma mantiene intatti e forse incrementa le prebende e i privilegi di cui godono i parlamentari e gli amministratori alla faccia dei siciliani disoccupati o che vivono con meno di mille euro al mese.
Le “regole” di Palazzo dei Normanni ed il “cuffarismo” dilagante testimoniano in ogni direzione la scarsissima attenzione che viene attribuita al contenimento delle spese e l’attitudine alla concessione di privilegi che altrove non esistono.
Per esempio le auto blu a Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea regionale siciliana, si concedono a tutti i componenti della Giunta e del Consiglio di Presidenza, ai Presidenti delle Commissioni parlamentari, al Segretario generale, al vice Segretario ecc. E siccome le vetture non sono date in occasione di missioni compiute dai “governanti” e dai parlamentari, ma assegnate ad personam; la “casta” può tenere con sé auto ed autista per tutto il tempo che vuole, anche nel periodo estivo, durante le vacanze e in tutti i periodi festivi e in auto blu con “scorta” e seguito si va persino a fare campagna elettorale a sostegno di candidati sindaco.
Gli autisti dell’Assemblea, infatti, sono i dipendenti che fanno più missioni e più ore di lavoro, ovviamente retribuito e le missioni sono una delle voci più cospicue del bilancio regionale.
E questo è solo un piccolissimo esempio di una politica distante dalla realtà e assolutamente cieca che, non tenendo conto della situazione che vive il Paese e la Sicilia in particolare, per coprire la voragine finanziaria della sanità siciliana progetta di razionalizzare la spesa e di limitare gli sprechi esclusivamente tramite l’evidente palliativo del taglio di servizi essenziali per il cittadino, lasciando intatto l’inutile apparato manageriale, utilizzato non a servizio dei cittadini ma solo ed esclusivamente per scopi politici, e soprattutto non intacca la clientelare stipula di quasi 2000 convenzioni con i privati.
E pensare che se solo si riducesse ad uno stipendio di un normale impiegato quello che percepiscono manager e amministratori, anche dei sottogoverni che sono tantissimi, sicuramente il risparmio potrebbe servire a far fronte alle “normali” spese della sanità, alla “regolare” raccolta dei rifiuti e a tanto altro ancora, senza, per questo, chiedere sacrifici aggiuntivi ai cittadini.
In realtà in Sicilia più che altrove la politica come servizio è solo strumentale demagogia da campagna elettorale e viviamo sulla nostra pelle la chiara dimostrazione che le parole della politica e dei politici con cui si è richiesto il voto e per cui si è stati votati sono solo “parole”.
Se il signor Sgarbi si é potuto candidare come sindaco a Salemi , vuol dire che c'erano tutti i prerequisiti legali-amministrativi per poterlo fare. Se poi é stato eletto, vuol dire anche ,che la democrazia funziona (direbbe qualche politico nostrano).
Non conosco le leggi italiane a proposito, ma in altre nazioni democratiche, oltre al buon senso e al rispetto dei cittadini stessi, vigono delle leggi, che ad esempio, richiedono la residenza relativa (non ottenuta magari 24 ore prima delle elezioni).
A parte questo dettaglio tecnico-burocratico-legislativo, i cittadini di Salemi che lo hanno votato, sono maggiorenni e saranno arrivati a conclusione, votandolo, che nessuno altro loro cittadino meritava di essere eletto a sindaco.Anche questa conclusione é a favore del signor Sgarbi...
Al neoeletto sindaco auguro buon lavoro, e mi auguro ,altresi, che i salemesi lo possano vedere prossimamente qualche giorno in piu 'in paese'. Leoluca Criscione, Svizzera
Il castello di carte Italia sta per cadere. Potrebbe avvenire in autunno. Insieme alle foglie cadranno le carte, le imprese, i posti di lavoro. Il castello è stato costruito, una tessera alla volta, in più di vent’anni. L’Italia è stata spolpata dall’interno. Al suo posto ci sono le carte da gioco. Ora non sta più in piedi. I venti della recessione americana, delle truffe finanziarie, dai future ai subprime, del costo del denaro, dell’aumento del petrolio e delle materie prime stanno soffiando. Chi è in salute potrà guarire, chi ha già la broncopolmonite, come l’Italia, finirà in ospedale o dal becchino.
Le imprese italiane stanno scomparendo, sono una specie in via di estinzione. Il sistema produttivo si sta desertificando sotto l’effetto serra dei partiti e delle lobby. 245.843 aziende hanno chiuso nel 2007. Il 22,5% delle piccole e medie aziende, che sono sempre più a rischio per il caro greggio. Le grandi aziende stanno anche peggio. Telecom Italia potrebbe licenziare 20.000 persone, Alitalia 8.000, la Fiat un numero a piacere. I posti a rischio sono 300.000. Le imprese che resistono sono sempre più indebitate. Sopravvivono grazie ai debiti con le banche, a fine 2007 sono arrivati a 780 miliardi di euro, in sette anni sono aumentati del 72,4%.
La situazione è grave, ma non è seria. Gli italiani hanno gli stipendi più bassi d’Europa, i costi per i servizi, dalla telefonia alle autostrade, mediamente più alti d’Europa. I precari sono ormai la normalità, stimati in circa sei milioni. I parlamentari hanno emolumenti più alti dei loro colleghi europei e si eleggono tra di loro. Gli industriali hanno privatizzato lo Stato insieme ai partiti e si spartiscono i dividendi sui bisogni primari dei cittadini, dall’acqua, all’elettricità, ai rifiuti.
L’Italia è già in un’economia di guerra. In futuro i militari presidieranno le banche al posto delle discariche. Lo psiconano pensa ai suoi processi. Ma l’emergenza è l’economia. Lo stipendio alla fine del mese. L’Italia è come una mongolfiera che sta precipitando. Bisogna liberarsi di ogni peso, di ogni costo inutile. I dipendenti pubblici sono quattro milioni, più della popolazione dell’Irlanda. Le imprese vanno liberate da uno stillicidio di tasse e di anticipi. La legge 30 va abolita. Le regioni autonome lo siano con i loro redditi, altrimenti dichiarino la secessione dall’Italia che le mantiene.
I politici discutono del nulla, ma il castello di carte cadrà e gli italiani cercheranno, come hanno sempre fatto nella Storia, i capri espiatori. dal blog di beppe grillo