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Il Cavaliere fa un passo indietro e cambia la sua strategia d'attacco

03 luglio 2008
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"Da "necessaria" a "inopportuna". Da "inevitabile" a "non producente". Così, in meno di quarantotto ore, la presenza di Silvio Berlusconi a Matrix cambia la sua aggettivazione fino ad arrivare a far cancellare del tutto la trasmissione prevista per questa sera dagli studi del Palatino". E' quanto riporta l'agenzia ApCom sul suo sito che commenta: "A far modificare strategie politiche e palinsesti televisivi, c'è, prima di

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tutto, la mancanza del casus belli che aveva convinto il Cavaliere, nei giorni scorsi, ad ascoltare quasi esclusivamente i consigli dei 'falchi' azzurri rendendolo sordo agli allarmi che provenivano dal Colle e, soprattutto, da Gianni Letta. Le annunciate pubblicazioni delle intercettazioni 'hard', infatti, non sono arrivate. E, al momento, non sembrerebbero nemmeno all'orizzonte. Un'argomentazione che, con più di un'insistenza, sarebbe stata portata all'attenzione del Cavaliere proprio dal suo braccio destro che, sempre attivo nel mantenere rapporti 'diplomatici' con il Quirinale, lo avrebbe alla fine convinto a ripensare - o almeno a congelare - tutta la sua tattica d'attacco. E' certo però che, se le temute telefonate dovessero finire in prima pagina, il premier tornerebbe a bussare alla porta del Quirinale, convinto di avere argomentazioni sufficienti per tornare all'attacco e perorare la causa di un provvedimento d'urgenza. Nel frattempo, a convincere definitivamente il Cavaliere a fare il passo indietro, si inserisce anche il 'promemoria' che il presidente della Camera gli ha consegnato ieri - durante la colazione di lavoro a Montecitorio - e ancora oggi in una conversazione. In poche parole Fini avrebbe infatti sottolineato la novità politica dei due passi importanti del Quirinale verso di lui con la firma del Lodo Alfano e con la lettera al Csm. Fini, inoltre, avrebbe chiesto a Berlusconi di riflettere sul fatto che davanti alla mancanza della pubblicazione delle intercettazioni, la sua apparizione in tv si sarebbe trasformata da difesa pubblica a "operazione unilaterale che nessuno, nè maggioranza, nè opposizione e, da ultimo, neppure la gente avrebbe capito". Salta Matrix, ma salta anche il decreto-intercettazioni. E qui, ancora una volta, entra in gioco la triangolazione Fini-Letta-Napolitano. Se il Quirinale, già da tempo, aveva lasciato capire che difficilmente avrebbe firmato il provvedimento, ancora oggi Fini ha insistito sul fatto che, l'arrivo di un nuovo decreto legge a Montecitorio, oltre ad infuocare "inutilmente" il clima parlamentare, sarebbe stato letto come "uno sgarbo istituzionale nei confronti della presidenza della Camera" che già aveva argomentato le difficoltà derivanti dall'eccesso di provvedimenti all'esame di commissioni e Aula. Nasce così la nota che, intorno all'ora di pranzo (dopo che il Cavaliere era stato raggiunto da 'rassicurazioni importanti' sul fatto che nè oggi nè durante il G8 sarebbe stato sottoposto a berline mediatiche), spiega come la sua partecipazione alla trasmissione di Mentana sarebbe stata "inopportuna e non producente" portando con se in più il rischio di "far passare in secondo piano" ciò che di buono sta facendo il governo, cedendo il passo a "gossip negativi che inquinano e ammorbano il dibattito politico". La 'frenata' del premier viene però guardata con prudenza dal Quirinale. Già due settimane fa, quando il Cavaliere congelò la conferenza stampa con l'attacco alla magistratura, la tregua era sembrata vicina. Nello stesso momento l'incontro dell'Anm al Colle restò in sospeso e non venne messo in agenda. Poi, di nuovo, davanti alla platea di Confesercenti Berlusconi riprese il filo della polemica con l'affondo ai giudici 'politicizzati'. Prudenza, quindi, oggi davanti a quello che viene percepito come un continuo 'stop and go' da parte dello stesso premier. Se la posizione di ragionevolezza 'durerà fino a domani' allora si potrà davvero confidare di aver scongiurato lo scontro istituzionale e in primo piano torneranno, cosa che preme molto a Napolitano, i temi che interessano al Paese. Non ultimo quello di una riorganizzazione del sistema giustizia".

 

 

Fonte: ApCom
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