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Pubblico impiego: Ancora inapplicato il nuovo regime della malattia. Bufera sul Decreto economico del Governo. Allarme dei Sindacati. Piccoli Enti da sopprimere

di Giuseppe Di Bella
03 luglio 2008
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Le Amministrazioni, in mancanza di istruzioni operative, sono impossibilitate ad applicare la nuova normativa sulla certificazione medica per i pubblici dipendenti.

 

Colte di sorpresa anche le ASL, che non sono ancora in grado di calcolare l’incidenza operativa del fenomeno, sulla già precaria organizzazione del lavoro di Ospedali, Ambulatori e Pronto Soccorso, ma che hanno comunque evidenziato di essere già oberate dalle attuali visite fiscali “richieste” dal settore pubblico. 

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Viene inoltre fatto rilevare che nel caso venisse confermata la decisione di affidare solo alle strutture sanitarie pubbliche, la certificazione di malattia dei pubblici dipendenti, si verificherebbe una incompatibilità dei medici fiscali, che essendo dipendenti dal servizio sanitario Nazionale, si ritroverebbero a controllare l’operato  dello stesso Istituto pubblico.

 

Ci si chiede inoltre che utilità avrebbe la visita fiscale, espressamente prevista nel Decreto fin dal primo giorno di malattia, a fronte di una certificazione già rilasciata da un Ente Pubblico.

 

Molti lavoratori percepiscono come un “dispetto” essere mandati allo sbaraglio, senza la certezza di poter esercitare il loro diritto  ad un trattamento equo. Qualcuno più esasperato ha dichiarato che avrebbe preferito la previsione di una decurtazione anche oltre i primi dieci, piuttosto che dover far affidamento su strutture spesso già in grave difficoltà gestionale.

 

Altri si chiedono se i Ministri competenti siano a conoscenza di come vivono i cittadini e della situazione degli ospedali italiani.

 

Intanto si registrano le durissime dichiarazioni  del leader della CGIL Guglielmo Epifani in merito al Provvedimento economico del Governo, che conclude: “Il Sindacato non starà a guardare”.

 

E’ indubbio che il decreto 112/08, ha aperto una stagione di forte contrapposizione “sociale”, perché una normativa così immediatamente aggressiva del salario e del regolamento giuridico del rapporto di lavoro di 3 milioni di lavoratori, che per Decreto abolisce conquiste costate anni di lotte e decine di Contratti Collettivi di lavoro, induce forti resistenze politiche e sindacali.

 

La critica più ricorrente riguarda la circostanza che il Decreto taglia subito il salario accessorio e subordina la sua reintroduzione alla disponibilità di strumenti atti a individuare il personale “meritevole”, ma non vi è cenno di come,  e di quando questi strumenti saranno disponibili.

 

Sostanzialmente sia per il salario accessorio che per il trattamento di malattia, c’è una  “decisione”,  ma in pratica non si hanno le specifiche applicative: il salario accessorio sarà ripristinato, ma non si conosce come e quando; i dipendenti devono avere la certificazione di una Struttura Sanitaria pubblica, ma queste Strutture non sono in grado di fornire questo servizio in modo “ordinario”, normale, direi civile.

 

Insomma si tratta di un “eccesso di decisionismo”,  almeno nei tempi e nella mancata previsione delle conseguenze dei provvedimenti adottati, per milioni di lavoratori.

 

Il Decreto 112/08, prevede anche la soppressione degli Enti Pubblici non economici di piccole dimensioni ovvero quelli con meno di 50 persone in organico, oltre ad un nucleo direttamente individuato nella Finanziaria 2008.

 

Anche in questo caso si è adottato un criterio numerico, sulla cui idoneità è legittimo avanzare qualche dubbio: forse sarebbe stato meglio esaminare caso per caso, l’utilità di questi enti, ma anche di quelli con oltre 50 dipendenti. Insomma il numero dei dipendenti è una discriminante alquanto inaffidabile: in ogni senso.

 

Questi Enti saranno soppressi al 60° giorno dall’entrata in vigore del Decreto. Per il momento sono stati salvati gli Ordini professionali e le loro federazioni  e le federazioni sportive.

 

Le  funzioni degli Enti soppressi passano all’amministrazione vigilante.

All’elenco sono da aggiungere, se non riordinati, l’Ente Italiano Montagna, l’Istituto italiano per l’Africa e l’Oriente e l’Istituto Agronomico per l’Oltremare.

 

Intanto un’articolata proposta di emendamento del Decreto legge 112/08, di cui riportiamo uno stralcio,  è stata inoltrata dal Salfi, Sindacato Autonomo Lavoratori Finanziari, al Ministro  dell’Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti,:

 

“Preso atto dei contenuti del su richiamato DL, che ha già registrato diffuse

reazioni negative per le indubbie ricadute che ha già causato, in fase di

conversione, attraverso le immediate, quanto retroattive, applicazioni dei diversi

contenuti …  la scrivente intende rappresentarLe, comunque, l’accluso

contributo tecnico, con finalità emendative al DL. 112/08.”

 

“Pur condividendo le esigenze dell’Autorità Politica di individuare percorsi e

strumenti idonei al raggiungimento dell’obiettivo di un aumento dell’efficienza,

dell’efficacia ed economicità dell’intero apparato della Pubblica Amministrazione, la Confsal non può che esprimere un giudizio sostanzialmente negativo sul contenuto del Decreto Tremonti, che oggettivamente ha un intento esclusivamente “punitivo” nei confronti di tutti i lavoratori pubblici, quale “colpo di grazia” ad una categoria ingiustamente massacrata sul piano mediatico, per colpa di pochi e scorretti lavoratori, che nessuno, a cominciare dal Sindacato, intende difendere.”

 

“E’ una evidente contraddizione quella che da un lato, intende, nella sostanza,

“ripubblicizzare” il rapporto di lavoro mentre dall’altro, declama la necessità di

adottare moderni modelli organizzativi ed un diverso modo di agire delle strutture amministrative, addirittura prevedendo processi di privatizzazione”.

 

“Per non parlare dell’approccio alla malattia, come se i tassi di assenteismo

non fossero simili nel mondo del lavoro (basta analizzare con serenità i dati), e

come se le norme contrattuali in vigore non abbiano in alcun modo sensibilizzato, e penalizzato, i colleghi “finti malati”. Mentre i veri malati pagano la tassa sulla salute, quasi che fosse una colpa non essere in buone condizioni”.

 

Nel merito il Salfi affronta alcuni temi spinosi con una proposta di riformulazione del Decreto.

 

“Riduzione delle collaborazioni e consulenze nella Pubblica Amministrazione.

Riteniamo inderogabile l’esigenza di ridurre al massimo i rapporti di collaborazione e consulenza nella Pubblica Amministrazione, rendendo più stringenti i criteri per l’assegnazione degli incarichi esterni”.

 

Il salfi propone ancora: “Nessun taglio alle risorse incentivanti per l’anno 2007, mentre la destinazione dei 20 milioni di Euro al fondo per i Finanzieri non trova

alcuna giustificazione in quanto il Corpo della Guardia di Finanza, in materia di

polizia tributaria già gode di specifici incentivi all’attività di contrasto

all’evasione fiscale.

 

Ulteriormente, vanno previste specifiche deroghe, in relazione alla previsione della disapplicazione, dal 2009, delle disposizioni sugli istituti incentivanti, in attesa di un generale riordino della materia, in tutti i casi in cui il salario accessorio è correlato direttamente ad obiettivi di piano aziendale delle singole amministrazioni. Ulteriormente, in ragione del riordino generale sopra citato, ovvero della presenza di specifici meccanismi premianti, si chiede l’eliminazione della parte della norma che

prevede la generale decurtazione dei fondi per il finanziamento della

contrattazione integrativa, a decorrere dall’anno 2009”.

 

 

“Assenze per malattia: Si chiede il ripristino delle fasce di reperibilità, dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 17.00 alle 19.00, in ossequio all’uniformità di trattamento con il settore privato, e la  soppressione della certificazione dell’assenza per malattia da parte di una

struttura sanitaria pubblica”.

 

Per il Part time, il  Salfi propone il ritorno al regime pre vigente che prevedeva l’automatica accettazione da parte dell’amministrazione, della richiesta di part time.

La nota prosegue con la richiesta “che vengano eliminate

dal D.L. tutte le materie che, all’attualità, sono demandate alla

contrattazione collettiva ed, ulteriormente, esprime un giudizio negativo in

merito all’avvio di un processo di privatizzazione del settore pubblico“.

 

“Inoltre, pur nella consapevolezza che trattasi di materia fuori dalla

competenza del D.L in esame, esprime un giudizio fortemente

negativo sul tasso di inflazione programmata per il biennio 2008-2009

(1,7% anno 2008 – 1,5% anno 2009), come previsto nel DPEF attualmente

in esame al Senato, ritenendo la previsione del 3,2% assolutamente

disancorata dal reale andamento della perdita del potere di acquisto delle

retribuzioni dei lavoratori dipendenti, come evidenziato da tutti gli i organi

di rilevazione ed elaborazione statistica, nazionali ed internazionali”.

 

Ci si attende che in sede di conversione del Decreto, il Governo apporti quelle variazioni indispensabili per riportare i provvedimenti su un piano di equità, di fattibilità e proponibilità sociale ed economica per i lavoratori del settore pubblico.

 


 

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Anonimo 17 luglio 2008   13:13
L'utente ha risposto al commento anonimo del 17 luglio 2008. Visualizza »

Purtroppo si è sempre fatto un gran sparlare dei pubblici dipendenti. Alcune situazioni vere e folli sono state addossate a tutti e tutti ne paghiamo le conseguenze, senza alcun distinguo.

La mia esperienza lavorativa è fatta di dieci anni di lavoro in aziende private, aziende competitive dove anche il dipendente  "doveva" essere competitivo.  Ottimi guadagni, ovviamente, ma altrettanta fatica ed impegno. Poi ne ho svolti altri 25 in un ente pubblico, dove tutt'ora opero, finchè un bel dì ho avuto la malaugurata idea di credere alle chiacchiere da bar, ho partecipate ad un concorso e sono stato assunto.

Il più grande sbaglio della mia vita.

Paga dimezzata, però quantità di lavoro molto simile, unica cosa a favore un pomeriggio libero in più.

La cosa peggiore di questa scelta, che definirei distruttiva, è stata quando mi sono accorto che se vali e sai di valere, se ti dai da fare, se cerchi di emergere, non hai alcuna possibilità di riuscirci. Non è permesso, le leggi italiane non lo prevedono o forse non lo vogliono proprio. Probabilmente perché è meglio tenere a bada i dipendenti tenendoli in una specie di limbo, stancandoli, togliendoli la voglia di essere se stessi, la volontà di emergere, di migliorarsi, forse perchè così non sono troppo "pericolosi", forse perché così non mettono in evidenza le carenze vergognose della maggior parte dei dirigenti pubblici.

Qualcuno non ce la fa ad accettare questa mortificazione e reagisce, anche se non verrà MAI ricompensato, e va avanti cercando di essere sempre e comunque cortese ed efficente.

Altri cadono in depressione perché, salvo alcuni rari casi di uffici privilegiati, la maggior parte di noi si sente sfruttato e mortificato.

Tantissimi adottano la politica del "perché devo darmi da fare se non mi porta nulla?".

Oppure: "meglio non sapere altrimenti mi sfruttano ancora di più"...e via discorrendo.

Opinabile come reazione ma ha una sua buona ragione per essere scusata, si chiama autodifesa.

Le paghe fanno abbastanza schifo, a parte alcune categorie, ma anche questa diversità di trattamento è un'ingiustizia deleteria. Un'impiegato che scrive tutto il giorno al computer, se lavora al ministero, o in una quesura, o in un comune che cosa fa di diverso dall'altro? Nulla di diverso, però le differenze in busta paga sono pari anche al 50%, al 100% e più.

Visto il carovita attuale, visto il progressivo impoverimento dei contratti nazionali, vista la chiara volontà di pressare tutti i pubblici dipendenti per far titoli sui giornali, sempre e costantemente senza i dovuti distinguo, visto il mancato turnover e i carichi di lavoro che negli ultimi dieci anni sono di fatto raddoppiati...che ca@#o vogliono da noi?

Posso dire che nella mia realtà ho conosciuto solo 3 veri fannulloni, sugli oltre 200 persone con cui ho lavorato.

Per non cadere in depressione ho cercato di fare carriera in altro modo, non potendo più permettermi di rischiare un ritorno al privato vista la crisi del settore e la famiglia a carico nel frattempo accresciuta, così mi sono buttato sulla carriera sindacale. Da qualche parte dovevo pur sfogare la mia voglia di  non essere uno dei tanti.

Come mio solito sono arrivato al massimo a cui potessi puntare, riconosco i miei limiti, e sono diventato segratario regionale della Confederazione sindacale. Solamente per accorgermi del marcio che c'è a certi livelli, schifarmi della politica e dei sindacati, dare le dimissioni e restituire la tessera. Ora non ho più cariche di alcun genere, non le voglio e mai più le vorrò.

Come conseguenza mi ritrovo nuovamente a subire, senza poter essere partecipe del mio futuro.

Ora ci si mette a fare e dire stupidaggini il figlio di un venditore ambulante, da cui ha sicuramente ereditato la mentalità e, probabilmente, la cultura.

Il fatto che sia un docente universitario non significa che abbia una buona cultura e ma nemmeno depone a suo favore, anzi, la mia esperienza dice che è proprio la categoria a cui non si dovrebbe MAI affidare nulla al di fuori dell'insegnamento, ma anche su questo punto ci sarebbe però da discutere.

Per concludere dico a tutti i detrattori che forse sarebbe meglio provare a stare un annetto in qualche ufficio pubblico, poi inserire il cervello, infine parlare.

E' un consiglio, non un ordine.

p.s. sono in ferie e non sto scrivendo dall'ufficio (meglio precisare vista la malignità dilagante.

Amen

 

Rileggendo mi sono accroto di parecchie frasi sconclusionate ed errori di sintassi.

Me ne scuso, non si dovrebbe mai scrivere a spizzichi e mozzichi, tra una telefonata e l'altra semza rileggere ciò che si è scritto.

Purtroppo la premura, unita alla voglia di sfogarmi, non sono state buone consigliere.

Spero comunque che il messaggio che volevo inviare sia stato recepito e non solamente criticato.

Grazie

Anonimo 15 luglio 2008   13:13

Anonimo 15 luglio 2008   13:12
L'utente ha risposto al commento anonimo del 15 luglio 2008. Visualizza »

Io mi chiedo dobbiamo subire noi del pubblico impiego tutto ;paghiamo le tasse e qualcuno non le paga , ci sono persone che stanno male e non sono credute .gli stipendi sono da fame ,si arriva alla fine del mese stentatamente e allora caro signor ministro cerchi di pensare, riflettere bene su questo decreto che offende gli italiani che lavorano e quelli che sono malati che devono ugualmente lavorare e non possono andare in pensione.E SIAMO STUFI DI SENTIRE CHE SIAMO DEI FANNULLONI!

Purtroppo si è sempre fatto un gran sparlare dei pubblici dipendenti. Alcune situazioni vere e folli sono state addossate a tutti e tutti ne paghiamo le conseguenze, senza alcun distinguo.

La mia esperienza lavorativa è fatta di dieci anni di lavoro in aziende private, aziende competitive dove anche il dipendente  "doveva" essere competitivo.  Ottimi guadagni, ovviamente, ma altrettanta fatica ed impegno. Poi ne ho svolti altri 25 in un ente pubblico, dove tutt'ora opero, finchè un bel dì ho avuto la malaugurata idea di credere alle chiacchiere da bar, ho partecipate ad un concorso e sono stato assunto.

Il più grande sbaglio della mia vita.

Paga dimezzata, però quantità di lavoro molto simile, unica cosa a favore un pomeriggio libero in più.

La cosa peggiore di questa scelta, che definirei distruttiva, è stata quando mi sono accorto che se vali e sai di valere, se ti dai da fare, se cerchi di emergere, non hai alcuna possibilità di riuscirci. Non è permesso, le leggi italiane non lo prevedono o forse non lo vogliono proprio. Probabilmente perché è meglio tenere a bada i dipendenti tenendoli in una specie di limbo, stancandoli, togliendoli la voglia di essere se stessi, la volontà di emergere, di migliorarsi, forse perchè così non sono troppo "pericolosi", forse perché così non mettono in evidenza le carenze vergognose della maggior parte dei dirigenti pubblici.

Qualcuno non ce la fa ad accettare questa mortificazione e reagisce, anche se non verrà MAI ricompensato, e va avanti cercando di essere sempre e comunque cortese ed efficente.

Altri cadono in depressione perché, salvo alcuni rari casi di uffici privilegiati, la maggior parte di noi si sente sfruttato e mortificato.

Tantissimi adottano la politica del "perché devo darmi da fare se non mi porta nulla?".

Oppure: "meglio non sapere altrimenti mi sfruttano ancora di più"...e via discorrendo.

Opinabile come reazione ma ha una sua buona ragione per essere scusata, si chiama autodifesa.

Le paghe fanno abbastanza schifo, a parte alcune categorie, ma anche questa diversità di trattamento è un'ingiustizia deleteria. Un'impiegato che scrive tutto il giorno al computer, se lavora al ministero, o in una quesura, o in un comune che cosa fa di diverso dall'altro? Nulla di diverso, però le differenze in busta paga sono pari anche al 50%, al 100% e più.

Visto il carovita attuale, visto il progressivo impoverimento dei contratti nazionali, vista la chiara volontà di pressare tutti i pubblici dipendenti per far titoli sui giornali, sempre e costantemente senza i dovuti distinguo, visto il mancato turnover e i carichi di lavoro che negli ultimi dieci anni sono di fatto raddoppiati...che ca@#o vogliono da noi?

Posso dire che nella mia realtà ho conosciuto solo 3 veri fannulloni, sugli oltre 200 persone con cui ho lavorato.

Per non cadere in depressione ho cercato di fare carriera in altro modo, non potendo più permettermi di rischiare un ritorno al privato vista la crisi del settore e la famiglia a carico nel frattempo accresciuta, così mi sono buttato sulla carriera sindacale. Da qualche parte dovevo pur sfogare la mia voglia di  non essere uno dei tanti.

Come mio solito sono arrivato al massimo a cui potessi puntare, riconosco i miei limiti, e sono diventato segratario regionale della Confederazione sindacale. Solamente per accorgermi del marcio che c'è a certi livelli, schifarmi della politica e dei sindacati, dare le dimissioni e restituire la tessera. Ora non ho più cariche di alcun genere, non le voglio e mai più le vorrò.

Come conseguenza mi ritrovo nuovamente a subire, senza poter essere partecipe del mio futuro.

Ora ci si mette a fare e dire stupidaggini il figlio di un venditore ambulante, da cui ha sicuramente ereditato la mentalità e, probabilmente, la cultura.

Il fatto che sia un docente universitario non significa che abbia una buona cultura e ma nemmeno depone a suo favore, anzi, la mia esperienza dice che è proprio la categoria a cui non si dovrebbe MAI affidare nulla al di fuori dell'insegnamento, ma anche su questo punto ci sarebbe però da discutere.

Per concludere dico a tutti i detrattori che forse sarebbe meglio provare a stare un annetto in qualche ufficio pubblico, poi inserire il cervello, infine parlare.

E' un consiglio, non un ordine.

p.s. sono in ferie e non sto scrivendo dall'ufficio (meglio precisare vista la malignità dilagante.

Amen

 

Anonimo 15 luglio 2008   13:03

caro ministro, perchè non proviamo a cambiare  anche solo per un mese- lei vive con 1000 euro e noi con il suo stipendio cosi ci farebbe sognare un po' ,lei non sa cosa significa vivere con uno stipendio da fame e quando i ns figli ci chiedono qualcosa  anche un paio di scarpe si deve ricorrere a un prestito sa quanto costano LE SCARPE? O UN ACCERTAMENTO sanitario? forse per lei ere tutto semplice.

Anonimo 14 luglio 2008   21:10
L'utente ha risposto al commento anonimo del 14 luglio 2008. Visualizza »

Stiamo parlando dell'art.71 (Assenze per malattia e per permesso retribuito dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni) del Decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 - "Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione Tributaria" - Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 147 del 25 giugno 2008 - Suppl. Ordinario n.152/L. I dipendenti interessati sono quelli indicati dall'art. 71, comma 1, e precisamente i dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Quindi "... tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane. e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale" (v. art. 1, comma 2, del citato decreto legislativo n. 165/2001.

Il citato art. 71 recita testualmente:

1. Per i periodi di assenza per malattia, di qualunque durata, ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nei primi dieci giorni di assenza e' corrisposto il trattamento economico fondamentale con esclusione di ogni indennità o emolumento, comunque denominati, aventi carattere fisso e continuativo, nonche' di ogni altro trattamento accessorio. Resta fermo il trattamento più favorevole eventualmente previsto dai contratti collettivi o dalle specifiche normative di settore per le assenze per malattia dovute ad infortunio sul lavoro o a causa di servizio, oppure a ricovero ospedaliero o a day hospital, nonche' per le assenze relative a patologie gravi che richiedano terapie salvavita. I risparmi derivanti dall'applicazione del presente comma costituiscono economie di bilancio per le amministrazioni dello Stato e concorrono per gli enti diversi dalle amministrazioni statali al miglioramento dei saldi di bilancio. Tali somme non possono essere utilizzate per incrementare i fondi per la contrattazione integrativa.

2. Nell'ipotesi di assenza per malattia protratta per un periodo superiore a dieci giorni, e, in ogni caso, dopo il secondo evento di malattia nell'anno solare l'assenza viene giustificata esclusivamente mediante presentazione di certificazione medica rilasciata da struttura sanitaria pubblica.

3. L'Amministrazione dispone il controllo in ordine alla sussistenza della malattia del dipendente anche nel caso di assenza di un solo giorno, tenuto conto delle esigenze funzionali e organizzative. Le fasce orarie di reperibilità del lavoratore, entro le quali devono essere effettuate le visite mediche di controllo, e' dalle ore 8.00 alle ore 13.00 e dalle ore 14 alle ore 20.00 di tutti i giorni, compresi i non lavorativi e i festivi.

4. La contrattazione collettiva ovvero le specifiche normative di settore, fermi restando i limiti massimi delle assenze per permesso retribuito previsti dalla normativa vigente, definiscono i termini e le modalità di fruizione delle stesse, con l'obbligo di stabilire una quantificazione esclusivamente ad ore delle tipologie di permesso retribuito, per le quali la legge, i regolamenti, i contratti collettivi o gli accordi sindacali prevedano una fruizione alternativa in ore o in giorni. Nel caso di fruizione dell'intera giornata lavorativa, l'incidenza dell'assenza sul monte ore a disposizione del dipendente, per ciascuna tipologia, viene computata con riferimento all'orario di lavoro che il medesimo avrebbe dovuto osservare nella giornata di assenza.

5. Le assenze dal servizio dei dipendenti di cui al comma 1 non sono equiparate alla presenza in servizio ai fini della distribuzione delle somme dei fondi per la contrattazione integrativa. Fanno eccezione le assenze per congedo di maternità, compresa l'interdizione anticipata dal lavoro, e per congedo di paternità, le assenze dovute alla fruizione di permessi per lutto, per citazione a testimoniare e per l'espletamento delle funzioni di giudice popolare, nonche' le assenze previste dall'articolo 4, comma 1, della legge 8 marzo 2000, n. 53, e per i soli dipendenti portatori di handicap grave, i permessi di cui all'articolo 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104.

6. Le disposizioni del presente articolo costituiscono norme non derogabili dai contratti o accordi collettivi.

Si tratta quindi innanzitutto di una norma con un contenuto economico inserita in un provvedimento di carattere economico, il DL n. 112/2008, come enunciato nella disposizione di cui al comma 1, evidenziata in grassetto.

E' necessario quantificare la portata economica annua della norma nei grandi numeri delle assenze per malattia dei pubblici dipendenti interessati.

Detto ciò si può iniziare a discutere se i risparmi di spesa di cui si tratta possano a non possano essere conseguiti, da subito, in altro modo intervenendo su consulenze, appalti, esternalizzazioni, ecc., e poi contestualmente o subito dopo in sede di concertazione reale con tutte le OO.SS. e le parti sociali interessate, nella costruzione di un patto sociale prima che costituzionale che metta al centro il lavoro e lo sviluppo e quindi la vera sicurezza e qualità della vita per tutti, non ultime le nuove generazioni.

Ciò premesso c'è solo da augurarsi che prevalga la "ragion di Stato" sugli interessi di coloro che fomentano, per interessi di "bottega", divisioni, guerre di religione e quant'altro, e che quindi siano subito stralciate norme  come questo ormai famigerato art. 71, di difficile appplicazione e di dubbia costituzionalità, inserendole opportunamente riviste in un disegno di legge più articolato di riforma della pubblica amministrazione.

Sarebbe un modo dignitoso per smentire il luogo comune (in questo caso riferito al Governo): forte con i deboli e debole con i forti.

Io mi chiedo dobbiamo subire noi del pubblico impiego tutto ;paghiamo le tasse e qualcuno non le paga , ci sono persone che stanno male e non sono credute .gli stipendi sono da fame ,si arriva alla fine del mese stentatamente e allora caro signor ministro cerchi di pensare, riflettere bene su questo decreto che offende gli italiani che lavorano e quelli che sono malati che devono ugualmente lavorare e non possono andare in pensione.E SIAMO STUFI DI SENTIRE CHE SIAMO DEI FANNULLONI!

Anonimo 13 luglio 2008   22:20
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sono una dipendente di pubblico impiego,per la seconda volta sono stata colpita da una forma di tumore chiamatasi necrosi per quel pò che mi muovo riesco solo con l'aiuto delle stampelle.auguro di cuore al sig.brunetta di essere colpito da una malattia invalidante,cosi si possa rendere conto di ciò che vuol dire essere veramente ammalati,avere un'problema vero e propio.non ho altro da aggiungere.

Giustissimo, hai perfettamente ragione.

Anch'io sono dipendente pubblica e portatrice di handicap per 2 malattie reumatiche. Non è giusto che paghiamo ancora, paghiamo già abbastanza nella vita di tutti i giorni.

E' una vergogna e non so chi ancora possa definire l'Italia un paese civile.

Anonimo 11 luglio 2008   16:12
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il solito pasticcio all'italiana

Diciamo ke tutta sta manfrina abbia un unico obiettivom svuotare le tasche dei poveri dipendenti, senza tuttavia badare alla forma attuativa del prelievo, i sig. del parlamento x fare cassa iniziassero a togliersi tutti i privilegi ke usufruiscono i parlamentari da destra a sinistra compreso anke chi non esercita più nelle alte funzioni di politico,  a partire dal governo centrale x finire al sindaco della più piccola contrada dove è possibile eleggerne uno, ke la finoscano una volta x tutte a tartassare il più piccolo dell'ingranaggio del sistema, siamo italiani ognuno di noi dovrebbe fare un esame di coscienza sul suo comportamento in questa società. 

Anonimo 11 luglio 2008   15:28
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Io, lavoratore autonomo vado a lavorare anche con la febbre!!!! E non riesco come voi ad arrivare a fone mese!! è giusto che colpiscano i lavoratori pubblici che, in maggioranza, non fanno un tubo mantenendo tutti i diritti. voglio sottolineare che buona parte dei dipendenti pubblici non durerebbe più di un mese in una ditta privata in quanto improduttivo!!

Caro lavoratore autonomo, se come dici non arrivi a fine mese , forse ti dovrebbe preoccupare la decurtazione di stipendio dei dipendenti pubblici  già gia sottopagati, . Chi non ha soldi non compra.... Mi sbaglio , o le cose stanno andando maluccio anche a voi ?(vedi flop dei saldi)

Mi è già successo -anche se non ero tenuta-di alzarmi dal letto, febbricante e piena di dolori per andare a lavorare ;se necessario mi porto anche  il lavoro a casa. Lavorare non mi spaventa ed ho  "regalato" già tante  ore di servizio  alla mia amministrazione lavorando oltre l'orario. Anche perchè spesso devo fare il lavoro di altri (che sono privilegiati e che se la caveranno sempre).

Da oggi quando sarò malata, finchè potrò, verrò a a lavorare ,anche in caso di malattia altamente infettiva; ovviamente la mia capacità lavorativa non sarà delle migliori. Se non ce la farò, starò a casa, con lo stipendio decurtato,  per  tutto il tempo che mi serve per guarire ( non più un paio di giorni e via a lavorare anche se non perfettamente guarita, ma per tutto il tempo che "le competenti strutture pubbliche"  riterranno di tenermi a casa, senza preoccuparmi di chi mi sostituirà al lavoro.) Vorrà dire che risparmierò per i viaggi, per la mensa e negli acquisti  (abbigliamento , lavoretti in casa ecc). Si può fare a meno di tutto e, per fortuna,  esiste la possibilità di evitare le "filiere" comprando dai produttori. E poi ci sono sempre outlet e prodotti cinesi .... con buona pace dell'economia italiana. 

Anonimo 11 luglio 2008   00:19
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Se un legge è giusta e non vessatoria perchè alcune categorie di lavoratori, vedi MAGISTRATI, GIUDICI, PUBBLICI MINISTERI, ASSESSORI, MINISTRI, PARLAMENTARI, carabinieri, polizia ecc.., devono essere esclusi dalla applicazione della stessa? (NON SONO FORSE ANCHE LORO IMPIEGATI?), (TUTTI QUESTI SONO CANDIDI, GIUSTI, ONESTI.....)

Pertanto l'esclusione dagli effetti della legge di alcune categorie di lavoratori, farebbe presupporre che la norma approvata è viziata e vessatoria, a meno che non venga eliminato definitivamente da tutte le aule di giustizia  la frase "LA LEGGE E' UGUALE PER TUTTI", ED ELIMINATO LO STESSO CONCETTO MORALE.

 

Lavoro per una asl, sono una laureata e quindi una dirigente, i dirigenti nella asl lavorano su progetti ed è ovviamente loro richiesto il raggiungimento degli obiettivi fissati di anno in anno, Per il raggiungimento degli obiettivi siamo tenuti a lavorare  38 ore  a settimana e se superiamo tale orario le ore vanno perse in quanto non vengono pagate e non possono essere recuperate. ogni fine anno, ormai da anni, io "regalo" alla mia asl dalle 250 alle 300 ore risultanti a cartellino ( a cui andrebbero sommate quelle in cui lavoro a casa). Lavoro in un day hospital oncologico e non mi pongo problemi di orario. In più ho scelto di lavorare nel pubblico ( guadagnando un quarto di quello che guadagnano i miei colleghi del privato) perchè, per motivi di etica personale, non voglio speculare sulla sofferenza.NON MI SENTO PROPRIO UNA FANNULLONA, ANZI!!!!

Perciò questo decreto mi offende, offende la mia dignità di persona e di lavoratrice. Inoltre lo trovo discriminante e anticostituzionale: i cittadini non dovrebbero essere tutti uguali, avere tutti gli stessi diritti? Immagino che sì, ci saranno dei furbi nel servizio pubblico, allora che il governo elabori strumenti per trovarli anzichè penalizzare tutti. Inoltre io abito da sola con mia figlia, fuori paese, quando pensa Brunetta che, se mi ammalo, potrò andare a fare la spesa, almeno quella, per poter almeno mangiare visto il nuovo orario di reperibilità, anche questo previsto solo per noi dipendenti pubblici( forse noi per brunetta mangiamo più di rado degli altri)? Mi manda il suo autista privato così gli dò la lista? E mi dica caro ministro, se qualcuno di noi ha qualche caro anziano e bisognoso di aiuto, che fa, se non può uscire per ben 11 ore al giorno, lo soccorre per telefono? Comunque è certo: se il decreto resta io non farò più nemmeno un minuto in più e non lavorerò più nè di sera nè di sabato  ( non sono tenuta), farò semplicemete il minimo indispensabile per essere in regola. Peccato ministro Brunetta, lei sta facendo sì che i bene intenzionati perdano l'entusiasmo e la voglia di lavorare al meglio. Immagino che non le importi,ma provi a fare qualche domandina, per esempio, ai nostri pazienti oncologici....E provi a guardare prima ciò che avviene tra voi, in parlamento, tra assenteisti e "pianisti". Mi chiedo con che coraggio vi permettete di criticare gli altri con tutte le prove di inciviltà e autoreferenzialità gratuita che avete dato ai cittadini in questi anni!

Anonimo 10 luglio 2008   15:57

sono una dipendente di pubblico impiego,per la seconda volta sono stata colpita da una forma di tumore chiamatasi necrosi per quel pò che mi muovo riesco solo con l'aiuto delle stampelle.auguro di cuore al sig.brunetta di essere colpito da una malattia invalidante,cosi si possa rendere conto di ciò che vuol dire essere veramente ammalati,avere un'problema vero e propio.non ho altro da aggiungere.

Anonimo 10 luglio 2008   15:53

sono una dipendente di pubblico impiego,per la seconda volta sono stata colpita da una forma di tumore chiamatasi necrosi per quel pò che mi muovo riesco solo con l'aiuto delle stampelle.auguro di cuore al sig.brunetta di essere colpito da una malattia invalidante,cosi si possa rendere conto di ciò che vuol dire essere veramente ammalati,avere un'problema vero e propio.non ho altro da aggiungere.

Anonimo 07 luglio 2008   21:47

mi dispiace molto x chi soffre di depressione molti non possono immaginare cosa significano queste restrizioni. possono portare anche al suicidio non si puo sempre fare di tutta l'erba un fascio si deve solo usare il buon senso mi sembra che manchi come sempre la dimostrazione è  che chi sta' bene non ha problemi ne di arrivare a fine mese cosa che a me succedeva gia col passato governo berlusconi non solo con prodi,ne di stare a casa dal lavoro xke' non sta' bene!!!!!!!!loro i soldi c'è l'hanno---------------fine brutta fine prevedo x la povera gente ormai c'è n'è molta

Anonimo 07 luglio 2008   15:12
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Io, lavoratore autonomo vado a lavorare anche con la febbre!!!! E non riesco come voi ad arrivare a fone mese!! è giusto che colpiscano i lavoratori pubblici che, in maggioranza, non fanno un tubo mantenendo tutti i diritti. voglio sottolineare che buona parte dei dipendenti pubblici non durerebbe più di un mese in una ditta privata in quanto improduttivo!!

Carto amico, io mi faccio 100 km al mattino e 100 km al ritorno, come vedi solo il fatto che mi alzo alle 5.00 del mattino e torno alle 20.00 la sera penso di non essere una fannullona e tutto per € 1.200, 00 al mese. Io, come tutti gli impegati pubblici paghiamo di tasse fino all'ultimo centesimo. Tu, carissim amico non so che lavoro fai, ma daccordo con il tuo commercialista, le tasse non le paghi fino all'ultimo centesimo, non voglio dire che evadi ma risparmi , e se sei malato non preoccuparti hai già fatto un'assicurazione che ti ripaga. E finiamola di vessare l'impiegato pubblico. Forse nel tuo risparmiare qualche impiegato ligio al dovere ha scovato le tue magagne e per cui hai il dente avvelenato?

Anonimo 07 luglio 2008   13:30
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Io, lavoratore autonomo vado a lavorare anche con la febbre!!!! E non riesco come voi ad arrivare a fone mese!! è giusto che colpiscano i lavoratori pubblici che, in maggioranza, non fanno un tubo mantenendo tutti i diritti. voglio sottolineare che buona parte dei dipendenti pubblici non durerebbe più di un mese in una ditta privata in quanto improduttivo!!

Caro lavoratore autonomo ,io ho lavorato per 5 anni in una struttura privata, ti garantisco che ora nel pubblico impiego il mio attegimento non è cambiato .................. Forse se tu nevissi per qualche anno al posto mio non durerestiiiiiiiiiiiiii.

 

Anonimo 07 luglio 2008   13:28
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Io, lavoratore autonomo vado a lavorare anche con la febbre!!!! E non riesco come voi ad arrivare a fone mese!! è giusto che colpiscano i lavoratori pubblici che, in maggioranza, non fanno un tubo mantenendo tutti i diritti. voglio sottolineare che buona parte dei dipendenti pubblici non durerebbe più di un mese in una ditta privata in quanto improduttivo!!

Caro lavoratore autonomo ,io ho lavorato per 5 anni in una struttura privata, ti garantisco che ora nel pubblico impiego il mio attegimento non è cambiato .................. Forse se tu nevissi per qualche anno al posto mio non durerestiiiiiiiiiiiiii.

 

Anonimo 07 luglio 2008   12:14

anche io lavoro per un Ente Pubblico...e precisamente per un Collocamento che si occupa di persone Disabili...oltre ad essere sottopagati (ma questo è mal comune) siamo i più "sottopagati" dei "sottopagati" (essendo Amministrazione Provinciale percepiamo, a parità di livello, meno soldi dei colleghi regionali e/o statali) inoltre ci tiriamo "il mazzo" per molte ore al giorno con persone affette da disabilità non solo fisiche....ora arriva il "figlio del venditore ambulante" (per sua stessa ammissione in televisione) e ci fa capire che bastonerà tutti...certo fate pure ...tanto il vero problema delle P.A. non sono i dipendenti e/o i collaboratori che l'Amministrazione assume per far fronte a moli di lavoro non gestibili con il personale ordinario (infatti non si fanno concorsi...e quei pochi sono presi letteralmente d'assalto...) MA SONO LE CONSULENZE PAGATE A PESO D'ORO...quelle vanno eliminate...ma nel decreto sono quasi "auspicate" voglio vedere se le amministrazioni non riusciranno a dimostrare quanto è "specializzato" e quanti "titoli" ha il tal consulente per giustificare esborsi per migliaia di euro...senza tener conto degli strumenti e delle potenzialità che la P.A. annovera tra le file dei dipendenti...

Anonimo 07 luglio 2008   09:18

Certo che questa legge ci castra a pennello, ormai non sanno più come fare a prendere i soldi ci mancava un decreto del cavolo: io sono un infermiera che dopo 20 anni di lavoro tra corsia e servizi, mi sono spaccata la schiena per sollevare migliaia di ammalati perchè non ci sono le attrezzature adatte e ora perchè ho dei problemi di salute che ogni tanto mi obbligano a stare a casa, devo vedermi lo stipendio decurtato per la malattia, non bastava già che mi sono rovinata per l'ospedale ora devo anche trovarmi senza soldi per curarmi? Ma che cavolo di legge è questa? però la legge deve essere diversificata per le varie categorie di lavoro, certo che un bel dirigente che sta otto ore al giorno a parlare e discutere non ha certo i problemi di tutti gli operai che lavorano e fanno lavori usuranti vuoi mettere un muratore o un meccanico con un dirigente sai che fatica diversa..... credo che sia una legge che dura poco anzi per niente, deve essere assolutamente cambiata.....e speriamo bene che sia così ........

Anonimo 07 luglio 2008   09:05
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Se un legge è giusta e non vessatoria perchè alcune categorie di lavoratori, vedi MAGISTRATI, GIUDICI, PUBBLICI MINISTERI, ASSESSORI, MINISTRI, PARLAMENTARI, carabinieri, polizia ecc.., devono essere esclusi dalla applicazione della stessa? (NON SONO FORSE ANCHE LORO IMPIEGATI?), (TUTTI QUESTI SONO CANDIDI, GIUSTI, ONESTI.....)

Pertanto l'esclusione dagli effetti della legge di alcune categorie di lavoratori, farebbe presupporre che la norma approvata è viziata e vessatoria, a meno che non venga eliminato definitivamente da tutte le aule di giustizia  la frase "LA LEGGE E' UGUALE PER TUTTI", ED ELIMINATO LO STESSO CONCETTO MORALE.

 

Hai dimenticato che sono pure esclusi i docenti universiatri (categoria a cui brunetta appartiene!).....

Anonimo 06 luglio 2008   17:50

Sono un appartenete della Polizia penitenziaria guadagno 1350 al mese  ho moglie e figli lavoro a più di  mille Km di distanza da dove sono originario e devo essere preso per il culo da questo governo di merda...

Anonimo 05 luglio 2008   21:14

Fuochi di paglia che si spegneranno al primo alito di vento.

Anonimo 05 luglio 2008   12:31

Stiamo parlando dell'art.71 (Assenze per malattia e per permesso retribuito dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni) del Decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 - "Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione Tributaria" - Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 147 del 25 giugno 2008 - Suppl. Ordinario n.152/L. I dipendenti interessati sono quelli indicati dall'art. 71, comma 1, e precisamente i dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Quindi "... tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane. e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale" (v. art. 1, comma 2, del citato decreto legislativo n. 165/2001.

Il citato art. 71 recita testualmente:

1. Per i periodi di assenza per malattia, di qualunque durata, ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nei primi dieci giorni di assenza e' corrisposto il trattamento economico fondamentale con esclusione di ogni indennità o emolumento, comunque denominati, aventi carattere fisso e continuativo, nonche' di ogni altro trattamento accessorio. Resta fermo il trattamento più favorevole eventualmente previsto dai contratti collettivi o dalle specifiche normative di settore per le assenze per malattia dovute ad infortunio sul lavoro o a causa di servizio, oppure a ricovero ospedaliero o a day hospital, nonche' per le assenze relative a patologie gravi che richiedano terapie salvavita. I risparmi derivanti dall'applicazione del presente comma costituiscono economie di bilancio per le amministrazioni dello Stato e concorrono per gli enti diversi dalle amministrazioni statali al miglioramento dei saldi di bilancio. Tali somme non possono essere utilizzate per incrementare i fondi per la contrattazione integrativa.

2. Nell'ipotesi di assenza per malattia protratta per un periodo superiore a dieci giorni, e, in ogni caso, dopo il secondo evento di malattia nell'anno solare l'assenza viene giustificata esclusivamente mediante presentazione di certificazione medica rilasciata da struttura sanitaria pubblica.

3. L'Amministrazione dispone il controllo in ordine alla sussistenza della malattia del dipendente anche nel caso di assenza di un solo giorno, tenuto conto delle esigenze funzionali e organizzative. Le fasce orarie di reperibilità del lavoratore, entro le quali devono essere effettuate le visite mediche di controllo, e' dalle ore 8.00 alle ore 13.00 e dalle ore 14 alle ore 20.00 di tutti i giorni, compresi i non lavorativi e i festivi.

4. La contrattazione collettiva ovvero le specifiche normative di settore, fermi restando i limiti massimi delle assenze per permesso retribuito previsti dalla normativa vigente, definiscono i termini e le modalità di fruizione delle stesse, con l'obbligo di stabilire una quantificazione esclusivamente ad ore delle tipologie di permesso retribuito, per le quali la legge, i regolamenti, i contratti collettivi o gli accordi sindacali prevedano una fruizione alternativa in ore o in giorni. Nel caso di fruizione dell'intera giornata lavorativa, l'incidenza dell'assenza sul monte ore a disposizione del dipendente, per ciascuna tipologia, viene computata con riferimento all'orario di lavoro che il medesimo avrebbe dovuto osservare nella giornata di assenza.

5. Le assenze dal servizio dei dipendenti di cui al comma 1 non sono equiparate alla presenza in servizio ai fini della distribuzione delle somme dei fondi per la contrattazione integrativa. Fanno eccezione le assenze per congedo di maternità, compresa l'interdizione anticipata dal lavoro, e per congedo di paternità, le assenze dovute alla fruizione di permessi per lutto, per citazione a testimoniare e per l'espletamento delle funzioni di giudice popolare, nonche' le assenze previste dall'articolo 4, comma 1, della legge 8 marzo 2000, n. 53, e per i soli dipendenti portatori di handicap grave, i permessi di cui all'articolo 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104.

6. Le disposizioni del presente articolo costituiscono norme non derogabili dai contratti o accordi collettivi.

Si tratta quindi innanzitutto di una norma con un contenuto economico inserita in un provvedimento di carattere economico, il DL n. 112/2008, come enunciato nella disposizione di cui al comma 1, evidenziata in grassetto.

E' necessario quantificare la portata economica annua della norma nei grandi numeri delle assenze per malattia dei pubblici dipendenti interessati.

Detto ciò si può iniziare a discutere se i risparmi di spesa di cui si tratta possano a non possano essere conseguiti, da subito, in altro modo intervenendo su consulenze, appalti, esternalizzazioni, ecc., e poi contestualmente o subito dopo in sede di concertazione reale con tutte le OO.SS. e le parti sociali interessate, nella costruzione di un patto sociale prima che costituzionale che metta al centro il lavoro e lo sviluppo e quindi la vera sicurezza e qualità della vita per tutti, non ultime le nuove generazioni.

Ciò premesso c'è solo da augurarsi che prevalga la "ragion di Stato" sugli interessi di coloro che fomentano, per interessi di "bottega", divisioni, guerre di religione e quant'altro, e che quindi siano subito stralciate norme  come questo ormai famigerato art. 71, di difficile appplicazione e di dubbia costituzionalità, inserendole opportunamente riviste in un disegno di legge più articolato di riforma della pubblica amministrazione.

Sarebbe un modo dignitoso per smentire il luogo comune (in questo caso riferito al Governo): forte con i deboli e debole con i forti.

Anonimo 05 luglio 2008   10:10
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Io, lavoratore autonomo vado a lavorare anche con la febbre!!!! E non riesco come voi ad arrivare a fone mese!! è giusto che colpiscano i lavoratori pubblici che, in maggioranza, non fanno un tubo mantenendo tutti i diritti. voglio sottolineare che buona parte dei dipendenti pubblici non durerebbe più di un mese in una ditta privata in quanto improduttivo!!

carissimo lavoratore autonomo,cerca di usare il senno,vuoi la guerra tra lavoratori?Si puo' fare,guarda che i medici,gli infermieri e tutti i lavoratori della sanita' sono dipendenti pubblici e se questi vanno a lavorare pensando alle guerre e a quello che questo governo pensa di lui va a finire a schfio.non facciamo di tutta un'erba un fascio i coglioni ci sono dappertutto

non solo nel pubblico.E non dire che non arrivi a fine mase perche' tutti sappiamo come fanno gli autonomi a pagare le tasse

o ad eluderle e se veramente non arrivi a fine mese vuol dire che non sai fare i tuoi interessi,quindi cambia lavoro.

Anonimo 05 luglio 2008   01:12

Credo che si stia cadendo nella trappola tesa da Governo e Confindustria, ordita per mettere contro i lavoratori, in una sorta di guerra fratricida. Che i dipendenti pubblici non si spaccano la schiena è cosa risaputa. Io, da impiegato pubblico, ringrazio il Padreterno di avere questa fortuna. Semplicemente perchè avendo lavorato prima come operaio nel privato, in nero, mal pagato, con qualsiasi condizione atmosferica, elemosinando la regolarizzazione della posizione lavorativa, penando per i continui ritardi nella corresponsione del salario, conosco benissimo le difficoltà che molti lavoratori autonomi (operai ed amministrativi) sono costretti ad affrontare giorno per giorno. So benissimo quali sono le umiliazioni cui sono soggette le donne, una per tutte, il licenziamento in caso di matrimonio (altro che gravidanza), per la serie meglio prevenire che curare. Memore dei disagi e delle umiliazioni subite, una volta assunto in un ente pubblico mi sono reso conto di quanto migliori fossero le condizioni di lavoro e maggiori le garanzie, ho proseguito a lavorare con la stessa onestà e dignità. Non sono un fannullone e come me, ne ho certezza, tanti altri dipendenti pubblici. L'errore che non bisogna commettere è quello di schierarsi gli uni contro gli altri in una guerra tra poveri. E' necessario solidarizzare, al fine di permettere anche nel privato quelle garanzie che si hanno nel pubblico. Migliori condizioni di lavoro, più salario, meno pressione fiscale e soprattutto maggiore sicurezza. Troppe sono le morti bianche nel mondo del lavoro, tutte nel privato ovviamente. E questo non solo per la pericolosità delle attività lavorative, ma soprattutto per la negligenza dei datori di lavoro che risparmiano sulla pelle dei lavoratori. Sono loro che si arricchiscono alle nostre spalle, sono loro che dispongono dei capitali, dei beni di lusso e del potere. Per favore, una volta per tutte, evitiamo di scannarci fra di noi; serve solo a LORO.

Anonimo 04 luglio 2008   20:17

Ecco il centro del discorso:
individua un nemico e dallo in pasto al malumore e la paura di un paese. Nel frattempo distrai tutti dai reali problemi.

Sono un dipendente pubblico e per questo mi sono già sentito discriminato molte volte. 
Precario per anni a disprezzo di ogni legge e buon senso.Sotto inquadrato ma costantemente utilizzato per mansioni superiori. Preclusa ogni possibilità di carriera a prescindere dal merito – titolo di studio – buona volontà e rendimento.
Impiegato in strutture sotto organico che vanno avanti tra difficoltà e tensioni crescenti

Adesso Brunetta. Norme vessatorie e discriminanti sulla malattia.
Una sorta di 41bis applicato su larga scala solo perché sei un dipendente pubblico. Non sei un fannullone assenteista, sei solo un dipendente pubblico, onesto, serio e produttivo.
Comunque condannato. Ti tocca il regime speciale. Sei un dipendente pubblico.

 Adesso Brunetta. Un salario che già non tiene l’inflazione con una semplicità disarmante  viene decurtato di 400 euro al mese. Semplice, agghiacciante. 
Pago un affitto in emilia romagna, guido una panda che mi ha dato in prestito mia madre, spendo un capitale in viaggi per stare con la famiglia e la ragazza.......  e in qualche modo  faccio quadrare i conti.
Togli 400 euro al mese.
Semplice, agghiacciante.

La cosa che soffro di più e che ammetto con infinita tristezza: Mi hanno strappato l’orgoglio di lavorare per lo stato e sempre di più quello di essere italiano.

Anonimo 04 luglio 2008   19:43
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Io, lavoratore autonomo vado a lavorare anche con la febbre!!!! E non riesco come voi ad arrivare a fone mese!! è giusto che colpiscano i lavoratori pubblici che, in maggioranza, non fanno un tubo mantenendo tutti i diritti. voglio sottolineare che buona parte dei dipendenti pubblici non durerebbe più di un mese in una ditta privata in quanto improduttivo!!

 

Povero lavoratore autonomo. Mi commuove la sua acredine nei confronti dei dipendenti pubblici, chissà quali torti gli avremo arrecato noi Pubblici. Forse gli abbiamo imposto di pagare le tasse evase, oppure ci ha chiesto l'esenzione dal Ticket sanitario senza averne diritto, o magari un giorno ha avuto la sfortuna di incontrare, dietro uno sportello d'un ufficio pubblico, un impiegato in giornata no, può succedere, esattamente come capita di trovare un esercente di servizi, un barista o un commerciante qualsiasi che, in quel tale giorno, ha i cabasisi che gli girano e ci serve un caffé ciofeca, e noi gli diamo un euro in cambio, quasi sempre esentasse per lui, non per noi. E se il povero autonomo s'ammala che fà? Va dal suo medico, pubblico, gratuito per tutti, non dimentichiamolo. E il mancato guadagno derivante dalla malattia é abbondantemente ripagato dalle infinite possibilità di elusione fiscale di cui gode. Affermare che:"è giusto che colpiscano i lavoratori pubblici che, in maggioranza, non fanno un tubo mantenendo tutti i diritti" é semplicemente sciocco, non merita commento, l'ignoranza s'accompagna da sola. Da parte mia non passo la giornata lavorativa a cercare il modo di non fabbricare tubi o quant'altro, piuttosto creo nello specifico le condizioni necessarie affinché il servizio pubblico sia disposizione di tutti i cittadini, lavoratori pubblici o privati che siano, onesti e disonesti non fa differenza alcuna, semplicemente faccio il mio dovere, a volte anche Potrei continuare ma é inutile. E' una generalizzazione, becera e senza alcun senso, questa scatenata da una delle tante insulse iniziative di governi senza conoscenza alcuna dei problemi del paese, quale che sia il loro colore politico. Forse é il caso di smetterla con questo tiro al piccione senza piume, questa guerra insensata tra cittadini con uguali diritti. E' il momento invece di chiedere conto alla classe politica, alla "casta", una volta per tutte, dei disagi e dei problemi economici che sempre più frequentemente e pesantemente insistono sulle nostre teste. La casta dei Bramini potrebbe cominciare a dare uno sguardo appena un poco più attento alle persone, tralasciando le grandi problematiche di giustizia, purché che sia “equa” solo per loro. Facciamoli diventare dei Paria indiani, gli intoccabili, nel senso che sono degli "impuri". Evitiamo di osannare Pinco & Pallino a seconda del loro colore, non hanno idee, e non hanno necessità di averle. E' il popolo la democrazia, non il parlamento. Facciamoci sentire con ogni mezzo, anche con questo piccolo ma grande giornale, al quale auguro una grande espansione a livello nazionale. L'apprendista stregone

Anonimo 04 luglio 2008   16:51
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Io, lavoratore autonomo vado a lavorare anche con la febbre!!!! E non riesco come voi ad arrivare a fone mese!! è giusto che colpiscano i lavoratori pubblici che, in maggioranza, non fanno un tubo mantenendo tutti i diritti. voglio sottolineare che buona parte dei dipendenti pubblici non durerebbe più di un mese in una ditta privata in quanto improduttivo!!

anche molti impiegati delle agenzie fiscali spesso vanno a lavorare  con la febbre visto le decurtazioni per malattia  che subiscono da anni come conseguenza del comportamento di  quei famosi fannulloni che di  sicuro rappresentano una minoranza e che andavano controllati e puniti dai direttori o dirigenti dei propri uffici!!E' molto più semplice sparare sul mucchio e sopratutto diminuire il salario accessorio,in un periodo di così grave crisi economica,agli impiegati pubblici che sono tra i pochi certi che pagno  le tasse!!arrivare a fine mese  è difficile per molti ma non lo è sicuramente  per i nostri governanti

Anonimo 04 luglio 2008   11:52
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Come al solito chi ci rimette è sempre il pubblico impiego, quello che paga sempre le tasse. Perchè non controllano le assenze di tutti gli amministratori locali o nazionali che percepiscono forti stipendi ma che lasciano allo sbaraglio un'intera città o addirittura una nazione? Perchè il dipendente pubblico viene considerato sinonimo di fannullone? Perchè si mettono in evidenza solo i casi di assenteismo arbitrario ma non si spreca mai una parola verso la maggior parte dei lavoratori che manda avanti la baracca dietro stipendi spesso miseri?

Io, lavoratore autonomo vado a lavorare anche con la febbre!!!! E non riesco come voi ad arrivare a fone mese!! è giusto che colpiscano i lavoratori pubblici che, in maggioranza, non fanno un tubo mantenendo tutti i diritti. voglio sottolineare che buona parte dei dipendenti pubblici non durerebbe più di un mese in una ditta privata in quanto improduttivo!!

Anonimo 04 luglio 2008   10:27

Come al solito chi ci rimette è sempre il pubblico impiego, quello che paga sempre le tasse. Perchè non controllano le assenze di tutti gli amministratori locali o nazionali che percepiscono forti stipendi ma che lasciano allo sbaraglio un'intera città o addirittura una nazione? Perchè il dipendente pubblico viene considerato sinonimo di fannullone? Perchè si mettono in evidenza solo i casi di assenteismo arbitrario ma non si spreca mai una parola verso la maggior parte dei lavoratori che manda avanti la baracca dietro stipendi spesso miseri?

Anonimo 04 luglio 2008   09:24

Se un legge è giusta e non vessatoria perchè alcune categorie di lavoratori, vedi MAGISTRATI, GIUDICI, PUBBLICI MINISTERI, ASSESSORI, MINISTRI, PARLAMENTARI, carabinieri, polizia ecc.., devono essere esclusi dalla applicazione della stessa? (NON SONO FORSE ANCHE LORO IMPIEGATI?), (TUTTI QUESTI SONO CANDIDI, GIUSTI, ONESTI.....)

Pertanto l'esclusione dagli effetti della legge di alcune categorie di lavoratori, farebbe presupporre che la norma approvata è viziata e vessatoria, a meno che non venga eliminato definitivamente da tutte le aule di giustizia  la frase "LA LEGGE E' UGUALE PER TUTTI", ED ELIMINATO LO STESSO CONCETTO MORALE.

 

Anonimo 04 luglio 2008   09:12

proporrei un grande fratello ai deputati tutti - percepire 1.100,00 euro al mese e camparci tutto il mese, vorrei vedere i loro figli senza la moto di grossa cilindrata, senza la loro mercedes, e i diversi telefonini di ultima generazione. mi piacerebbe vedere i loro figli vegetare come vegetano i miei.

Anonimo 04 luglio 2008   06:39

il solito pasticcio all'italiana

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