La luna di miele è finita. Silvio Berlusconi se n’è accorto, non sorride più, sprizza rabbia, il suo umore è nero. Non sciorina barzellette, battute, gesti poco protocollari. Fa il Presidente del Consiglio a muso duro, quasi che non voglia guardare in faccia nessuno. Una metamorfosi inaspettata, quanto la prima, quella che lo vide vincitore sobrio, generoso, propenso alle donazioni, posseduto da uno spirito propiziatorio inesauribile. Volemose bene, Walter; si
può fare, we can… Andiamo insieme, abbiamo interessi comuni. Un abbraccio universale dentro il quale avrebbe stretto anche l’opposizione soft e non pregiudiziale del buon Walter.Sembra un secolo fa, e sono passati invece pochi giorni.
Sulle questioni della giustizia il Cavaliere si è assunto il ruolo del cerbero, sul fronte della pubblica amministrazione, le iniziative mediatiche del Ministro Brunetta hanno provocato le violente proteste del pubblico impiego, quelle del Ministro della Giustizia, Alfano, il dissenso della magistratura.
Il giocattolo s’è rotto presto ed il corteggiamento di Berlusconi al Paese ed alle sue forze sociali e politiche si è arenato sul porto delle nebbie più tradizionale: un tribunale, un processo, e le immancabili intercettazioni. Che non sono da Paese civile, e però… Sì, come facciamo a non confessare che un poco ci piace leggere come sono veramente quelli che comandano. La civiltà giuridica, è vero; la dignità delle persone, sacrosanto. Ma qui si tratta di gente che decide della nostra vita e grazie alle intercettazione sappiamo di che pasta sono fatti. Magari cancelliamo le conversazioni dei leaders con amanti e figli non dichiarati all’anagrafe ma tutto ciò che riguarda il loro comportamento personale, di rilevanza politica e non giudiziaria, perché dovrebbe esserci inibito?
Facciamo alcuni esempi concreti, bipartisan. Leggendo le intercettazioni pubblicate dall’Espresso, di recente, abbiamo potuto sapere che il Presidente del Consiglio cercava di far perdere la risicata maggioranza a Prodi cercando di fare favori ad alcuni senatori per convincerli a tradire il nemico. Che tipo di favori? Un buon contratto alle amiche o parenti dei senatori. Questo è indubitabile, leggendo alcuni brani delle intercettazioni. Ma c’è dell’altro: il Presidente del Consiglio, proprietario di tre reti televisive, si rivolgeva al direttore generale dei network concorrente, Saccà, con accenti amicali e con aria sodale, facendo chiaramente intendere che fra Rai e reti Mediaset non ci fosse alcuna competizione, tutt’altro, perché avrebbero dovuto guardarsi dal nemico comune, Sky. Quale giudizio trarne? Per usare un eufemismo, si può dire che Berlusconi non ha principi molto saldi, che si fa gli affari suoi, che non esita a “comprare” un senatore attraverso favori assai particolari. Non vogliamo fare moralismo, ma lui è il Capo del Governo, è giusto o no pretendere che abbia comportamenti adamantini? E’ giusto supporre che questi abitudini non vengano dismesse quando da capo dell’opposizione è capo del Governo? Insomma, in che mani siamo?
Vengono i brividi a pensarci.
Le intercettazioni ci hanno anche rivelato che alcuni dirigenti del PD, segnatamente D’Alema e Fassino, sono intervenuti per favore la scalata delle cooperative “rosse” ad una banca. Niente a che vedere rispetto ai regali di Berlusconi ai senatori in procinto di tradire, ma si tratta pur sempre della testimonianza inoppugnabile che la politica non sta alla finestra quando i poteri forti si muovono. La secolarizzazione degli ex comunisti non è roba di ieri. C’è sempre stata, e sarebbe ora che ne prendessimo atto.
E allora, che ne facciamo delle intercettazioni? Le aboliamo del tutto perché non facciano del male ai capoccia? O diamo poche regole, chiare e trasparenti, alla magistratura affinché le dispongano, le usino e le divulghino con sobrietà, buonsenso e “civiltà”, prevedendo che quando si spia per conto proprio con i soldi dello Stato si può anche finire in galera, toga o non toga.
La luna di miele, si affermava all’inizio, è finita. Invece che affrontare una situazione economica che sta gettando sul lastrico tre quarti del popolo italiano, e un’amministrazione della giustizia che rischia di affondare, il Parlamento, su disposizione del capo della maggioranza, è costretto a inventarsi una scialuppa di salvataggio per il Capo del Governo. Nessun amore può superare una simile prova. Il fatto che siano ancora in tanti a resistere, dovrebbe indurre il Cavaliere a salvare il salvabile, riprendendo il filo del buon inizio. Facendosi giudicare da un tribunale e difendendo le sue buone ragioni. Perché avere paura della sentenza se il processo “pubblico” lo assolverebbe comunque?
A meno che le buone ragioni non ci siano. La fine della luna di miele non è il peggio che possa capitare in tal caso.