La burocrazia vittima della burocrazia: caos negli uffici amministrativi sull’applicazione delle nuove norme sulla certificazione di malattia. Un regime “punitivo”.

30 giugno 2008
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Non è dei migliori l’esordio del Ministro Brunetta alla guida della Funzione Pubblica. “Non buona la prima”. La fretta è cattiva consigliera: sempre.Sorpresa, incredulità e sconcerto per il pacchetto di norme introdotte dall’art. 71, del Decreto Legge n° 112, del 25.6.2008, già in vigore.I dubbi sovrastano di molto le certezze e gli uffici periferici hanno subito contattato quelli Centrali, per chiedere spiegazioni ed istruzioni applicative.Le risposte sono state incerte e la linea prevalente, è quella di aspettare ulteriori precisazioni ed istruzioni Ministeriali.

La norma ormai è nota: impone la produzione di una certificazione medica rilasciata da una “struttura sanitaria pubblica”, per giustificare le assenze per malattia dei dipendenti della Pubblica amministrazione, e non più il consueto certificato del medico di famiglia.Recita la disposizione: “Per i periodi di assenza per malattia, di qualunque durata, ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nei primi dieci giorni di assenza è corrisposto il trattamento economico fondamentale con esclusione di ogni indennità o emolumento, comunque denominati, aventi carattere fisso e continuativo, nonché di ogni altro trattamento accessorio”.

La norma è estremamente peggiorativa del trattamento economico della malattia, perché prevede il taglio degli emolumenti per i primi dieci giorni, a prescindere dalla durata dell’episodio “morboso”. Nel precedente sistema, i tagli, ove previsti dal CCNL, si limitavano alle malattie c.d. “brevi”, in genere quelle inferiori a 15 giorni.

Ma il punto centrale rimane “l’impossibile” certificazione medica “valida” ai fini giustificativi. Rileggiamo la norma: “Nell'ipotesi di assenza per malattia protratta per un periodo superiore a dieci giorni, e, in ogni caso, dopo il secondo evento di malattia nell'anno solare, l'assenza viene giustificata esclusivamente mediante presentazione di certificazione medica rilasciata da struttura sanitaria pubblica”.

E’ stato chiarito subito che il nuovo obbligo, scatta per malattie superiori a 10 giorni o al terzo episodio a prescindere dal fatto che i primi due episodi abbiano comportato anche di un solo giorno di assenza.Le incertezze registrate, attengono principalmente alla previsione che il certificato debba essere rilasciato da una “struttura sanitaria pubblica”.

Le Direzioni Centrali del Personale e degli Affari Generali, si stanno interrogando su quali siano la Strutture abilitate e le procedure da seguire. Mentre da qualche parte si avanza l’ipotesi che il medico di base faccia organicamente parte, come convenzionato, di una struttura pubblica, appunto la ASL, è invece prevalente l’opinione, in linea con una interpretazione logica (politica)e letterale della norma, che le strutture pubbliche siano da identificare solo negli Ospedali pubblici, nei Pronto soccorso degli stessi e negli ambulatori delle ASL.

Se la norma verrà applicata secondo questo rigido, ma evidente significato, avrà un impatto devastante sul trattamento di malattia, ed il dipendente che si troverà nelle (molto comuni) situazioni sopra descritte, sarà costretto a recarsi, pur malato, presso una struttura ospedaliera e sottoporsi al calvario delle attese infinite.

Di fatto una “punizione del malato” a prescindere; una vessazione inutile, che dovrebbe scoraggiare il malato di fronte alle difficoltà burocratiche. Il solito pastrocchio all’italiana, frettoloso e dettato solo da, non lungimiranti, motivi politici.Paradosso nel paradosso, la burocrazia vittima della burocrazia.Infatti, come è noto, le strutture pubbliche non effettuano visite domiciliari, salvo quelle fiscali, ed hanno liste di attesa di mesi se non di anni. Questo problema è (dovrebbe essere) noto a tutti i livelli.

Circola anche un’altra interpretazione più “pratica e logica” ma inverosimile (in Italia). Ovvero che il dipendente dichiarata per le vie brevi, la malattia al datore di lavoro, dovrebbe attendere la visita fiscale, resa obbligatoria dalla stessa norma, fin dal primo giorno di assenza.

I medici fiscali, al contrario dei medici di base, sono certamente organicamente dipendenti da una struttura sanitaria pubblica: la ASL. Pertanto il certificato del medico fiscale avrebbe la validità richiesta dalla norma.Molti impiegati, con interpretazione “autonoma”, ma non del tutto errata, della norma, sono indirizzati in caso di malattia, a comportarsi in questo modo.Al di fuori di quest’ultima inedita ipotesi, (il doppio certificato è sempre stato un obbligo previsto) risulta evidente che nel 90% dei casi, l’impiegato ammalato, dovrà forzatamente transitare dal pronto soccorso e pagare il relativo ticket.Ma non finisce qui… infatti il pronto soccorso non potrebbe far altro che indirizzare il paziente al reparto competente per materia, non essendo abilitato a rilasciare certificati con prognosi.

Già oggi si è registrata una levata di scudi da parte sindacale e nei documenti ufficiali e nei notiziari, sono corse parole grosse come: “regime”, “vessazione”, “odio preconcetto”.Il coacervo della disposizioni emanate, dalla eliminazione di una parte del salario accessorio alla nuova incredibile e, al momento, inapplicabile normativa sulla malattia, hanno creato un clima di disagio e forte tensione negli ambienti lavorativi del pubblico impiego.

I dipendenti pubblici si sentono vittime di una campagna denigratoria e di odio generalizzata, che ha condotto all’adozione di provvedimenti draconiani che determinano notevoli difficoltà, sia economiche che nella disciplina giuridica del rapporto di lavoro.

Appare chiarissimo l’intento del Governo Berlusconi di tornare ad una gestione ex lege di molti aspetti del rapporto di lavoro.La disciplina adottata appare inapplicabile in un Paese normale, se non con enorme sacrificio dei lavoratori pubblici. Insomma una punizione vera e propria.Sostanzialmente è oggi impossibile ammalarsi e giustificare civilmente la propria assenza dal servizio, senza incorrere in una via crucis dagli incerti esiti.

Alla fine i pubblici dipendenti, come al solito, hanno pagato il conto salato di decenni di gestione esclusivamente politica e dissennata della P.A..La voce più ricorrente oggi negli Uffici Pubblici recitava: “La gente odia il pubblico impiegato, o perché l’amministrazione non funziona per colpa della politica o perché non vuole che funzioni, quando serve a controllare e a combattere evasione fiscale e abusi”. Nulla da aggiungere.Giuseppe Di Bella 

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Anonimo 07 luglio 2008   21:27

Rispondo al commento:

FINALMENTE UNA LEGGE CHE SISTEMA BEN BENE I DIPENDENTI PUBBLICI.

 

GRANZE BERLUSCONI, GRANDE LEGA NORD!!!

L'entusiasmo senza motivo espresso, manifestato dell'anonimo commentatore mi lascia perplesso: sembra abbia di che vendicarsi dei dipendenti pubblici, della storia di questo nostro Paese (anche Suo), della realtà che non è piatta come egli la presenta ma poliedrica come tutte le cose che attengono all'uomo. Infine direi che il commento è banale: bianco/nero. Rimpiango i tempi di Persecutor, che era un gran rompino, ma argomentava i suoi perenni dissensi: mai banale, mai prevedibile.

Anonimo 07 luglio 2008   19:11

il ministro brunetta invece di pensare ai fannulloni perche' non controlla che nei suoi uffici pubblici manca la carta per fotocopiare,  il toner per le stampanti, le porte rotte, i bagni per il pubblico guasti, forse il vero fannullone e lui e il suo governo.

anonimo

Anonimo 07 luglio 2008   15:11
L'utente ha risposto al commento anonimo del 07 luglio 2008. Visualizza »

Consultando un commesso di qualsiasi Amministrazione, questo "errore" si poteva evitare.

Sono una "fannullona" del pubblico impiego.

Sono 17 anni che lavoro, nel mio curriculum lavorativo risultano in 17 anni di servizio:

- 30 gg di malattia = operata alle corde vocali.

- 50 gg dimalattia varia: febbre, dolori mestruali, lombosciatalgia.

 

Totale 80 gg di malattia per 17 anni di servizio.

 

 

Cosa faro' dai prossimi giorni, con la nuova norma?

 

 

---- se avrò la febbre mi copriro' bene bene (abito a circa 1km dal posto di lavoro), arrivata a lavoro dichiarero' che sto male e mi distendero' su un lettino li' aspettero' che verranno le 14.00 ristimbro il catellino e via a casa al letto......i miei pazienti chi li fara'?????........ uesto sara' compito del dirigente del servizio se sto male non sono in grado di operare, cmq io il ticket per il P.S. certo che non lo pago............... ne pago gia' molti di soldi per la sanita' pubblico di cui non ne usufruisco.

 

E quando avro' forti dolori di pancia per le mestruazioni, con vomito e diarrea, idem come sopra..................

Anonimo 07 luglio 2008   12:41
L'utente ha risposto al commento anonimo del 07 luglio 2008. Visualizza »

Non è chiaro cosa si intenda per "trattamento economico fondamentale con esclusione di ogni indennita' o emolumento, comunque denominati, aventi carattere fisso e continuativo". Visto che le indennità a ore già sono perdute nei periodi di malattia, è probabile che ci si riferisca alle indennità fisse, già decurtate in alcuni CCNL solo se la malattia è breve. In tal caso attenzione all'indennità di comparto degli enti locali! Prendendo il DL in punta di forchetta, è a rischio.

FINALMENTE UNA LEGGE CHE SISTEMA BEN BENE I DIPENDENTI PUBBLICI.

 

GRANZE BERLUSCONI, GRANDE LEGA NORD!!!

Anonimo 02 luglio 2008   18:19

Non è chiaro cosa si intenda per "trattamento economico fondamentale con esclusione di ogni indennita' o emolumento, comunque denominati, aventi carattere fisso e continuativo". Visto che le indennità a ore già sono perdute nei periodi di malattia, è probabile che ci si riferisca alle indennità fisse, già decurtate in alcuni CCNL solo se la malattia è breve. In tal caso attenzione all'indennità di comparto degli enti locali! Prendendo il DL in punta di forchetta, è a rischio.

Anonimo 02 luglio 2008   17:54

Che vergogna! Siamo l'unico paese in Europa ad avere norme così indecenti e contrarie alla logica!

Anonimo 02 luglio 2008   13:31
L'utente ha risposto al commento anonimo del 02 luglio 2008. Visualizza »

Consultando un commesso di qualsiasi Amministrazione, questo "errore" si poteva evitare.

Non ho parole sono dipendente pubblico e mi sento insultato dalla gente e da quste leggi l' 80% cica ha votato pdl  e i suoi alleati quando non si ritroveranno la sanita' pubblica si rivolgeranno al santa rita o simili case di cura bravi c------i

Anonimo 02 luglio 2008   13:27

Sono uno di quei "fannulloni" che sono al secondo episodio di malattia nel 2008 ed ho una lombosciatalgia dovuta ad un'ernia discale di tipo chirurgico.

Mi chiedo: fino a quando dovremo sopportare di essere tacciati di fannulloneria da persone incapaci di gestire la cosa pubblica? Atteggiamenti puramente vessatori possono essere risolutivi nello scovare coloro che si annidano nelle pieghe del "lecito"?

L'attuale Decreto, oltre che discriminante tra lavoratori pubblici e privati, rende più onerosa la gestione economica de controlli fiscali: si pensi a quante e quali difficoltà dovranno superare le ASL o gli Ospedali che dovrebbero instituire una nuova figura professionale dedicata alle mansioni fin'ora svolte dai medici di base.

Ultima, ma ce ne sarebbero ancora tantissime, illogicità della disposizione appare il dovere dell'ammalato a recarsi presso la struttura pubblica: se la persona è "veramente sofferente" da non potersi recare al lavoro, altrettanto difficile dovrebbe essere presentarsi all'ASL (ammesso che sia vicina al domicilio). Se, come nel mio caso, mettersi alla guida di un'autovettura è fortemente sconsigliato e l'ASL non è raggiungibile agevolmente con i mezzi pubblici, come si fa? Di contro, l'effettuazione della visita presso la struttura Pubblica, di fatto agevola le persone che hanno lievi problemi di salute penalizzando coloro che ne hanno in forma più grave.

Per non parlare poi della privacy violata dagli orari di visita fiscale: è noto il maggior bisogno di riposo che il medico stesso certifica quando l'impiegato "fannullone" è ammalato. Perché, quindi, dover essere disponibili fin dalle prim ore del mattino, o intorno all'ora di pranzo o ancora fino a sera?

Nei fatti questo Decreto sembra salvaguardare ancor di più le furberie dei "falsi ammalati" penalizzando chi ha problemi "veri" di salute.

Preferisco fermarmi qui.

Anonimo 01 luglio 2008   19:55

Sono un pubblico dipendente che pensa di fare, tutti i giorni, il proprio dovere ed in tutti i modi possibili (e ritengo di far parte di una grande maggioranza dei Pubblici Dipendenti della P.A.).

Sento, invece intorno a me, il silenzio assordante da parte dei Sindacati che ancora oggi non hanno fatto sentire la propria voce per difendere le "giuste cause"... Forse sono troppo impegnati a difendere i veri "fannulloni" che nella P.A. ci sono e sono tanti per come sono in tutte le categorie di lavoratori... che si fa allora?

Anonimo 01 luglio 2008   07:31

ottima analisi.....

di lettura piacevole...

Anonimo 01 luglio 2008   06:42

Consultando un commesso di qualsiasi Amministrazione, questo "errore" si poteva evitare.

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