Decine di giornalisti riflettono sul cambio di strategia di Silvio Berlusconi. Non solo perché è passato dal “volemose bene” agli insulti: i tempi sorprendentemente rapidi in cui il cambio si è verificato. Hanno suscitato le ipotesi più disparate. La causa scatenante, insomma. Berlusconi ha attaccato la magistratura “a freddo”, mentre consumava la sua luna di miele con il popolo italiano, i rappresentanti delle istituzioni e perfino con la stampa avversa.
Era riuscito a mettere in imbarazzo anche i suoi acerrimi nemici, è apparso una persona diversa, uno statista, pensoso delle sorti del suo popolo. Quasi che il suo unico obiettivo fosse diventato quello di governare bene il Paese, con cautela e fermezza, facendo rispettare se stesso, le istituzioni, in una parola: lo Stato. Indimenticabile la prima uscita a Napoli. Il suo fermo monito: “farò rispettare lo Stato”.
Che cosa gli ha fatto cambiare idea? Che cosa lo ha preoccupato, irritato, spaventato, costretto a indossare la pelle del lupo? Da assediato dalle toghe in “assediante”. Con eguale naturalezza, determinazione. Sulle motivazioni reali, editorialisti, politologi, uomini politici s’interrogano. Hanno una ricetta, ma tutti dembrano annaspare. Colgono le ragioni essenziali ma “a banda larga”: causa politica non il movente concreto. Scrivo della paglia vicino al fuoco, ma non del cerino buttato giù da qualcuno che ha provocato l’incendio. Eppure, uno spiraglio c’è. E’ possibile ragionarci e scoprire qualcosa.Ma andiamo con ordine, cominciando da ciò che pensa e rimugina una scuola di pensiero, non amica di Berlusconi, ma prevalente e accreditata (per consenso di lettori), e cioè La Stampa e La Repubblica.
“Forte di una netta vittoria elettorale, con la conseguente robusta e disciplinata maggioranza in Parlamento, confortato da un vasto consenso d’opinione, che solo negli ultimi giorni sembra farsi più tiepido”, scrive Luigi La Spina sulla Stampa “Berlusconi ritiene questo il momento più opportuno per sconfiggere definitivamente i giudici che lo vogliono processare.“La scelta, al di là della sentenza sul caso Mills che sembra imminente, coglie l’opposizione parlamentare in una fase di estrema difficoltà. Divisa tra l’intransigentismo agitatorio di Di Pietro e la ricerca di un contrasto non pregiudiziale di Veltroni, alla chimerica caccia di un impraticabile dialogo. Insufficiente nei numeri, spaccata nel metodo, azzoppata da una sconfitta dalla quale non sa come uscire, la minoranza in Parlamento non può certo essere definita, ora, un contropotere.
“Anche il potere della magistratura pare in un periodo di acuta debolezza. Come paiono lontani gli anni dell’entusiastico sostegno popolare, a colpi di fax, dell’epoca di «Mani pulite».
La persistente incapacità di fare giustizia, in tempi ragionevoli e con sentenze ragionevolmente certe, il protagonismo di alcuni giudici, la faziosità e la incapacità professionale palesate in alcune indagini hanno scavato un fossato di delusione, di diffidenza e di risentimento tra l’opinione pubblica e la categoria. Ecco perché quel potere, che una volta rappresentava una forza temuta e difficilmente fronteggiabile dalla politica, oggi sembra costretto a una difesa affannosa e abbastanza isolata”.
Ezio Mauro, direttore dui Repubblica, mantiene lo stesso tono nella sua analisi: “Si capisce perfettamente la scomodità di fronteggiare un processo per corruzione mentre si è appena riconquistata con un trionfo elettorale la legittimità a governare il Paese”, osserva Mauro. “E tuttavia questa scomodità è anche una delle prove della democrazia sostanziale di una Repubblica. Perché non è in gioco, com'è ovvio e com'è evidente, il pieno diritto e la piena libertà dell'imputato Berlusconi a difendersi con ogni mezzo lecito nel processo, facendo valere fino in fondo le sue ragioni, sperando che prevalgano. In gioco, c'è il privilegio improprio di quell'imputato, che può contare sull'aiuto del Premier Berlusconi. Un aiuto attraverso il quale il potere politico diventa ineguale perché abusando della potestà legislativa costruisce con le sue mani - le mani del Presidente del Consiglio, che sono le stesse mani dell'accusato in giudizio - un vantaggio indebito contro un altro legittimo potere della Repubblica (il giudiziario) e contro i cittadini che si trovano nelle sue stesse condizioni, ma non possono contare su quel privilegio.
“Per salvarsi da un potere che opera in nome di quello stesso popolo italiano da cui ha avuto un consenso amplissimo, il Cavaliere ha infatti deciso di trasformare il suo personale problema in un problema del Paese e la sua ansia privata in un'urgenza nazionale. Dopo aver ritagliato dentro la procedura penale una misura di sospensione dei processi che ha il profilo della sua silhouette, per bloccare la sentenza in arrivo a Milano, ha provato a trasformare in decreto legge (dunque un provvedimento con carattere di necessità e di urgenza) il nuovo lodo Schifani che per la seconda volta tenta di garantirgli l'immunità penale. Com'è evidente, è proprio l'urgenza di legiferare sotto necessità impellente che rende le due norme inaccettabili, perché patentemente ad personam. È il legame tra le due misure che le svilisce a strumento di salvacondotto meccanico.
“È tutto ciò, più la coincidenza democraticamente blasfema tra la persona dell'imputato, del capo del governo e del capo della maggioranza legislativa che fa del caso italiano qualcosa di molto diverso dal sistema costituzionale della garanzie per le alte cariche in vigore in alcuni Paesi: dove i Parlamenti - almeno in Occidente - legiferano su tipologie astratte nell'interesse del sistema e non su biografie giudiziare specifiche per dirottarne l'esito nell'interesse privato, spinti dal calendario di un processo in corso”.
Ma allora per quale ragione il Presidente del Consiglio farebbe karahiri?L’ipotesi più accreditata viene dall’ex Capo dello Stato, Francesco Cossiga, che di sassolini nella scarpa ne ha tanti da riempire il Lago di Bolsena.
Non c'e' "la possibilita'", ma "la quasi certezza" che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sara' condannato nell'ambito del procedimento sul caso Mills. Ne e' convinto Francesco Cossiga, intervistato da 'Il Tempo'. "Certo -aggiunge l'ex capo dello Stato- Silvio e' stato imprudente a ricusare la presidente della competente sezione del Tribunale penale! La ricusazione sara' certamente rifiutata e la presidente gliela fara' vedere?""
Le motivazioni del cambio di strategia citate nell'articolo sono le principali e sostanziali. Indirettamente, però, Berlusconi ha il vantaggio di distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica dalle tematiche che concretamente hanno più interesse per i cittadini e che, pur con una maggioranza schiacciante, non saranno risolte come nella sua precedente legislatura. C'è pur sempre bisogno di un nemico , di un alibi . Non può sperare in un altro "11 settembre".
Vincenzo Baio
Non diciamoglielo.
L'11 settembre potrebbe essere replicato, non dimendichiamoci della strage dei georgofili. E per uno che non si pone limiti e meglio non sussurrargli consigli nelle orecchie.
Francesco Cannavò
Le motivazioni del cambio di strategia citate nell'articolo sono le principali e sostanziali. Indirettamente, però, Berlusconi ha il vantaggio di distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica dalle tematiche che concretamente hanno più interesse per i cittadini e che, pur con una maggioranza schiacciante, non saranno risolte come nella sua precedente legislatura. C'è pur sempre bisogno di un nemico , di un alibi . Non può sperare in un altro "11 settembre".
Vincenzo Baio