L'ex sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, in stand by da tre settimane: è stato designato da IDV e PD per la Presidenza della Commissione parlamentare di vigilanza, ma sul suo nome sono sorte molte questioni. O meglio, il suo nome ha creato le condizioni perché la maggioranza giocasse le sue fishes: vuole che si allarghi all'amministrazione della Rai, vuole concordare i nomi dei componenti del consiglio di amministrazione. Da parte di PD e IDV si replica che si tratta di questioni
diverse e che la presidenza della Commissione di vigilanza Rai è stata sempre data ad un rappresentante dell'opposizione; evidente, si fa notare, che debba essere l'opposizione a decidere il suo rappresentante, non la maggioranza. La quale non contesta, apparentemente, questo punto, ma fa mancare il numero legale per procedere alla nomina del Presidente della Vigilanza.Tirando le somme, la scheda della maggioranza nell’urna non c’è, e in appena 15 minuti cala il sipario sulla questione. Nuovo round di polemiche. La prima miccia è accesa dai dipietristi, che a gran voce chiedono un incontro urgente con i presidenti di Camera e Senato. Si passa al gioco dello scaricabarile. Giorgio Merlo (Pd) sottolinea l’irresponsabilità della destra, l’altro democratico, Roberto Cuillo, sulla maggioranza ha una convinzione: “Hanno perso la testa e paralizzato la Rai per l’ansia di impossessarsi delle poltrone”. Macchè, ribattono dall’altra parte: per il capogruppo Pdl Gasparri “manca l’intesa sui nomi: dicano loro chi vogliono, evitiamo di mettere inutilmente nomi sulla graticola”. In gioco, in particolare, c’è la nomina (o la riconferma, dato che il candidato più gettonato resta Claudio Petruccioli, su cui infatti Gasparri dice: «Potrebbe anche andare bene») del presidente della tv pubblica.
Il girone dei più indignati comprende naturalmente quelli dell'Idv: “Quanto sta accadendo in Commissione di Vigilanza è grave e inaccettabile, uno strappo senza precedenti ad ogni regola istituzionale”, dicono i capigruppo Massimo Donadi e Felice Belisario. Anche il radicale Marco Beltrandi chiede l'intervento di Fini e Schifani. Fabrizio Morri (Pd) sottolinea, come fosse uno scherzo di natura, che “raramente si vede un ostruzionismo messo in opera dalla maggioranza”.
Fiducioso l'Udc Roberto Rao: "Le condizioni per procedere all'elezione del presidente ci sono". Oltre a Stefano Parisi come dg, i primi organigrammi clandestini di viale Mazzini comprenderebbero tra i consiglieri i riconfermati Giovanna Bianchi Clerici (Lega), Nino Rizzo Nervo (Pd) e Angelo Maria Petroni più le new entry Rodolfo De Laurentiis (Udc), Pietro Calabrese (scelto dal Pd), lo storico Piero Melograni, Guido Paglia e Alessio Gorla (Pdl).
La strategia di squadra della maggioranza è confermata da una dichiarazione congiunta di Pdl-Lega-Mpa, in cui si legge che "l'elezione del presidente della Vigilanza non può prescindere da un'intesa più generale che consenta di designare presidente e consiglieri".
C’è anche qualcuno che va per conto suo: Gianfranco Rotondi della Dca-Pdl: "Su Orlando la stiamo facendo lunga, è persona perbene e un democristiano, ha esperienza istituzionale per cui può garantire tutte le posizioni politiche». Giovanna Melandri, ministro ombra per le Comunicazioni dice che «non c'è nessun mercato per le candidature"