Abolizione delle Province? Rimandata. Le priorità sono quelle giudiziarie.

24 giugno 2008
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Nel corso della recente campagna elettorale, I due schieramenti in lizza si sono espressi chiaramente ed inequivocabilmente, a favore dell’abolizione delle Province, considerate ormai Enti poco utili ed il cui costo di gestione, supera di gran lunga i benefici che derivano dalla loro attività.

La riforma dell’architettura istituzionale dello Stato ed il taglio dei “rami secchi”, è sempre stato un cavallo da battaglia di Silvio Berlusconi e in genere del Centro destra (più che del centro sinistra).

Il tema, limitatamente alle così dette “Province metropolitane” è stato trattato nell’ambito del Consiglio dei Ministri, ma ogni decisione è stata rimandata a data da destinarsi.

Insomma nella scaletta delle priorità del nuovo Governo, l’abolizione delle Province, occupa un posto molto, ma molto, lontano dalla ribalta.

Al Poggetto

Al centro della scena, sotto le luci della ribalta e in primo piano, vi sono altre e più pressanti priorità “del Paese”, alle quali sono state date soluzioni contrastanti.

Infatti da una parte è stato emanato il Decreto sulla sicurezza e dall’altra la norma di sospensione dei processi per un anno che, così com’è,  sostanzia anche un “indulto di fatto”, perché molti processi  per gravi reati, questo è sicuro, andranno in prescrizione.

E contro l’indulto si erano scagliati molti esponenti del centro destra, che sulla certezza della pena hanno costruito parte della campagna elettorale che ha portato al trionfo elettorale del Cavaliere Berlusconi.

Sulla certezza della pena il centro destra ha fatto le barricate, ma poi  limita la facoltà di indagine dei magistrati, vietando le intercettazioni anche in presenza di gravi reati. Incertezza della pena … ma anche delle indagini.

Il GuardaSigilli, ha già annunciato la presentazione per la prossima settimana, di un “Lodo Schifani” (quello bocciato dalla Corte Costituzionale) riveduto e corretto: norma chiamata oggi “salva Premier”.

In tutto questo vortice di provvedimenti “necessari ed urgentissimi” adottati per il bene del Paese, il risanamento della spesa pubblica e la razionalizzazione dell’architettura istituzionale dello Stato, sono rimandati.

L’impressione è che ancora una volta la classe politica sia auto-referente, confermando la non auto emendabilità del sistema politico-partitico italiano.

La classe politica, in buona parte, a destra come a sinistra, una volta insediata nelle Istituzioni, sembra prescindere dal mandato conferitole dai cittadini. 

L’abolizione delle Province è stata più volte evocata da più parti politiche, anche sulla base di studi specifici che hanno dato la  certezza che le residuali funzioni da esse esercitate, potrebbero essere più proficuamente ed economicamente affidate ai Comuni ed alle Regioni.

Oltre ad un più razionale esercizio della funzione pubblica, l’abolizione di questi Enti,  porterebbe un risparmio annuo di centinaia di milioni di Euro.

Abbiamo già detto che la ricollocazione del Personale non è un problema. Infatti le migliaia di risorse umane, tra dirigenti, quadri ed impiegati, potrebbero essere immediatamente integrati nei ruoli del Ministero della Giustizia, presso i Tribunali Civili e Penali che sono da decenni allo stremo dell’organico.

“Si può fare” (bestemmia veltroniana) con vantaggio di tutti. Manca solo … la volontà politica.

Si ha l’impressione che  le riforme indispensabili al contenimento della spesa, vengano impedite dal sistema, dalla demagogia di una classe politica che in buona parte, a destra e a sinistra, si sostiene anche  con la stampella di un capillare sistema istituzionalizzato di clientele politiche.

Si ha più che un legittimo sospetto che eliminare le Province porterebbe squilibrio nelle relazioni politiche e soprattutto partitiche, insomma nella spartizione del potere in quanto tale.

Diminuire le poltrone, anche se fini a se stesse, è difficile se non impossibile. A ciò si aggiunga che la Lega non vede di buon occhio questa riforma …

 

Giuseppe Di Bella

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Anonimo 26 giugno 2008   18:10

PROMESSE DA MARINAIO

Anonimo 26 giugno 2008   15:05

Ma da quando in qua in Sicilia esistono le Provincie? Come al solito lo Statuto è usato come carta igienica e noi ci dimentichiamo che qui dovrebbero esistere i "consorzi di comuni"...

Anonimo 26 giugno 2008   08:47

Un uomo solo al comando ... e non è fausto Coppi.

vinx47 26 giugno 2008   08:32

Ma scherziamo ! Per adesso è importante togliere dal fuoco le castagne, c'è il rischio che il Sig. Berlusconi si bruci, e poi molto poi si dedicheranno al risanamento della pubblica amministrazione. Ma molto lentamente. Perchè non ci dimentichiamo che ai vertici delle Province ci sono tutti pezzi da novanta del PDL che non possono, così di punto in bianco trovarsi senza un incarico. Prima dobbiamo creare altre poltrone, per farli poi accomodare. !!!!

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