Via libera del Senato al decreto sulla sicurezza che contiene al suo interno la norma blocca processi contestata dall'opposizione. Anm offre tregua al governo.

24 giugno 2008
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Il Senato ha dato via libera al decreto sicurezza. Centosessantasei i voti a favore, 123 i contrari, un astenuto. Il provvedimento, che passa all'esame della Camera, contiene alcune norme bipartisan, contro la microcriminalità e la mafia, e pur recependo in parte il vecchio decreto Amato, è diventato il principale pomo della discordia tra maggioranza e opposizione fino a lacerare del tutto la tela del dialogo. E la causa dello scontro, che si è rinnovato anche stamane al momento delle dichiarazioni del voto, é la contestata norma che sospende per un anno i processi per reati non ritenuti di grave allarme sociale, ribattezzata dall' opposizione "salva premier", perché include anche il processo a Silvio Berlusconi per corruzione in atti giudiziari insieme all'avvocato inglese David Mills. Come l'ombra di Banco, la vicenda giudiziaria del capo del governo ha condizionato il dibattito. 

L'opposizione ha chiesto di stralciare la norma contestata sui processi, denunciando "l'incongruità" di norme contro la criminalità e la contemporanea sospensione di dibattimenti per reati al di sotto dei 10 anni che riguardano proprio la microcriminalità e, aspetto sottolineato dalle donne del Pd, la violenza sulle donne e i minori. La maggioranza ha accusato la minoranza di "ritorno all'antiberlusconismo" e, senza defezioni, è andata per la sua strada e ha votato in modo compatto. Peraltro, al momento, sembra caduta anche l'ultima offerta, lanciata in mattinata dall'Anm e ripresa dall'opposizione, di stralciare il 'blocca-processi' per riaprire il dialogo sul cosiddetto 'lodo-bis', una norma che definisce l'immunità delle alte cariche dello Stato per il tempo del loro mandato. In particolare l'Udc Giampiero D'Alia e Anna Finocchiaro hanno adombrato una apertura. "Ritirate la norma sui processi", ha chiesto la capogruppo del Pd assicurando che "non c'é nessuna pregiudiziale di principio sul cosiddetto 'lodo Schifani o Maccanico' ". 

Anna Finocchiaro ha solo sottolineato "l'inopportunità" che sia proprio Berlusconi a proporlo per un procedimento a suo carico, come è avvenuto con la lettera inviata al presidente del Senato Renato Schifani. Di stralcio hanno parlato anche il capogruppo dell'Idv Felice Belisario, perché "il Paese ha bisogno di pace sociale", invitando però il premier a farsi processare, mentre D'Alia ha annunciato un atteggiamento "non pregiudiziale" se levato il 'blocca-processi' verrà presentato "un provvedimento ad hoc" sulle alte cariche dello Stato. "Quella norma resta, non vedo ragioni per dare ascolto a critiche pretestuose", ha tagliato corto il ministro dell'Interno Roberto Maroni, presente al momento del voto. "Se dovessimo ritirare tutto ciò su cui l'opposizione non è d'accordo, dovremmo ritirare l'intero decreto", ha sostenuto Maroni. Peraltro, la presa di posizione di Maroni sconfessa l'ex Guardasigilli Roberto Castelli, anch'egli leghista, che aveva definito la proposta di tregua dell'Anm, rilanciata dall'opposizione, "di buon senso, utile a svelenire il clima". Di fronte ad una maggioranza compatta che, come ha detto il capogruppo del Pdl Maurizio Gasparri, "é orgogliosa di votare sì", si è levata in Aula la protesta dell'Idv che ha sbandierato cartelli con la scritta: "Il caimano è tornato".

 

ANM OFFRE TREGUA A GOVERNO
La proposta per un "nuovo inizio" di dialogo, via la sospensione dei processi e avanti con l'immunità per le alte cariche dello Stato, la fa il segretario dell'Anm, Giuseppe Cascini, in una intervista a 'La Repubblica'. Fermo restando che per l'Anm "le norme che sospendono i processi devono essere espunte dal decreto" perché "si creerebbe un caos senza precedenti", Cascini spiega che sono tre le questioni sul tavolo e devono restare separate. Da un lato c'é "la riforma della giustizia" che richiede "dialogo, ponderazione, analisi prudenti, qualche convergenza". Poi bisogna smettere di "aggredire singoli magistrati" per tornare a una "leale collaborazione tra le istituzioni". Infine c'é la proposta di fermare i processi per le più alte cariche dello Stato, scelta che "spetta all'autonomia della politica", che non va confusa con "con i meccanismi che fanno funzionare i processi né può essere accompagnata da una campagna di aggressione contro alcuni magistrati". Per Cascini uno dei problemi che "ha avuto il Paese negli ultimi anni è stata la "confusione tra singoli affari penali e interventi legislativi".

CASTELLI: PER TREGUA SI PUO' RINUNCIARE A BLOCCA-PROCESSI 
Rinunciare all'emendamento blocca-processi per avere "una tregua subito". Lo dice Roberto Castelli, ex ministro della Giustizia, preoccpato per lo stop al dialogo tra maggioranza e opposizione a causa degli scontri sulla giustizia. "La situazione è patologica - spiega Castelli - e nessuno nel Paese vuole più la lotta, ne va del futuro dell'Italia e della sua immagine internazionale". Perché tutti "abbassino i toni e cerchino una soluzione politica condivisa", la strada potrebbe allora essere quella di andare avanti sul lodo Schifani, "corretto in base alle osservazioni della Consulta", spiegando che 'nessuno vuole l'immunità della 'casta' ma una soluzione che permetta a chi è stato eletto di governare" e di essere sottoposto a giudizio dopo. Ma è chiaro, aggiunge l'esponente leghista, "he quando uno vuole mettersi d'accordo con una altro deve essere disposto a un compromesso, uno scambio. L'importante è che sio condivida il principio: la tregua ci dev'essere subito Dopodiché le strade tecniche in Parlamento si trovano sempre...".

CSM RINVIA PARERE
ROMA - Non è nemmeno partita al Csm la discussione sul merito della bozza di parere al dl sicurezza e all'emendamento che sospende per un anno i processi sui reati puniti con la reclusione inferiore a dieci anni. Troppe le polemiche, provocate dalle anticipazioni di quel documento con dubbi sulla costituzionalità del provvedimento, che ieri avevano spinto il vicepresidente del Csm Nicola Mancino, su sollecitazione del capo dello Stato, a chiarire che un parere del Consiglio sulla norma contestata ancora non esiste. Così per contribuire a svelenire il clima, la Sesta Commissione ha rinviato ad oggi l'avvio del confronto; anche nel tentativo di non dare l'impressione di voler anticipare il Senato, che in mattinata darà il suo voto finale al provvedimento. 

Il risultato di questa scelta sarà che difficilmente il plenum del Csm si pronuncerà sul dl in questa settimana. Uno slittamento, in una giornata in cui non sono mancati attacchi al Csm da parte della maggioranza di governo, dettato dunque da ragioni di "opportunità "; le stesse che hanno spinto un'altra Commissione di Palazzo dei marescialli, la Prima, a prendere tempo sulla pratica a tutela dei magistrati del processo Mills- Berlusconi, in cui il premier è imputato di corruzione in atti giudiziari. Ma il rinvio non sarà "sine die" assicurano al Consiglio, dove comunque togati e laici del centro-sinistra continuano a rivendicare il diritto del Csm a esprimersi anche sulla costituzionalità dei provvedimenti che incidono sulla funzionalità degli uffici giudiziari.

"Qualsiasi giudice può sollevare questioni di legittimità costituzionale. Che il Csm non possa segnalare un'evidente violazione della Costituzione mi pare insostenibile - dice il presidente della Sesta Commissione, Mauro Volpi - Tanto più quando si tratta di un emendamento che è sfuggito al vaglio preventivo di costituzionalità". E' stato proprio Volpi a proporre il rinvio; una decisione condivisa dall'intera Commissione. E la base di partenza della discussione sarà ancora la bozza "in parte concordata" tra i due relatori Livio Pepino e Fabio Roia e che non è stata nemmeno distribuita alla Commissione per "evitare anticipazioni improprie", cioé altre fughe di notizie. "Cercheremo di arrivare all'unanimità - assicura Volpi - anche se non so se ci riusciremo". Tempi più lunghi anche in Prima Commissione per la pratica a tutela dei magistrati dei magistrati del processo Mills-Berlusconi, accusati dal premier di agire per finalità politiche nella lettera invita al presidente del Senato Schifani. 

Accogliendo la richiesta del laico di An Gianfranco Anedda, la Commissione presieduta da Antonio Patrono (Magistratura Indipendente) ha deciso di acquisire, oltre alla lettera, l'istanza con cui Berlusconi ha ricusato il presidente del collegio Nicoletta Gandus e il parere negativo già espresso dalla procura generale di Milano; come pure le dichiarazioni fatte alla stampa dal premier da Bruxelles e l'appello sottoscritto da Gandus nel febbraio del 2006 in cui si auspicava che la nuova coalizione che sarebbe uscita qualche mese dopo dalle urne abrogasse alcune leggi del governo Berlusconi, oggetto di pesanti critiche nel documento. Un appello che allora fu firmato anche da diversi consiglieri del Csm, tre dei quali- Roia, Pepino e Mario Fresa - sono componenti della Prima Commissione. Nessuno di loro pensa di astenersi - è stato chiarito - perché firmare un appello fa parte della libertà di espressione garantita a tutti i cittadini.


Fonte: ansa
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gigi 24 giugno 2008   22:52

Il Senato ha dato via libera al decreto sicurezza. Centosessantasei i voti a favore, 123 i contrari, un astenuto.

 

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