Con chi stanno gli italiani sulla legge anti-intercettazioni? Con Silvio Berlusconi che spazza le armi da guerra degli inquirenti per evitare che la vita privata di uomini importanti finisca, ingiustamente, sui giornali o con la magistratura che ha bisogno come il pane delle intercettazioni per arrivare a capo delle indagini? Non c’ alcun dubbio, sta dalla parte di Silvio Berlusconi, e non perché voglia difendere la casta, tutt’altro. Sta con Berlusconi perché non sta dalla parte della legge. Non la legge astratta, ma quella che si pratica nei tribunali, la giustizia dei tribunali.
Non c’entra nemmeno il partito preso né la cultura dell’antistato – quella alberga in Sicilia, nel resto del Paese non è maggioritaria – c’entra la condizione dell’amministrazione giudiziaria del Paese, il suo abbandono o la sua difesa pregiudiziale, il modo in cui gli “attori” principali maneggiano l’essenza stessa dello Stato.
Uno Stato che non fa giustizia non è uno Stato l’amministrazione della giustizia è insidiata, è stata viene insidiata da quanti non vogliono “lo Stato”. Non uno Stato qualsiasi, ma “lo Stato”, che assicurala convivenza civile, assumendosi l’onere di comporre le liti, dettare le regole e farle rispettare, punendo chi le trasgredisce.
L’Italia è patria del diritto ma non della giustizia. E’ un aparadosso ma le cose stanno proprio così. Appena due settimane fa il capo della polizia, esasperato, ha reclamato la certezza della pena, denunciando la frustrazione dei tutori dell’ordine che acciuffano i delinquenti invano, a causa di procedure, organizzazione, norme che rendono difficile la loro punizione.
Lo Stato, insomma, non dispone di strumenti che puniscano i colpevoli. La pena non è certa, osservava Manganelli, inascoltato o quasi.
Perché?
La vicenda delle intercettazioni è una spia di questo malessere. L’uso delle intercettazioni, talvolta malandrino, ha creato le condizioni perché si potesse spazzare via questo insostituibile mezzo di indagine. Chi aveva da difendere il proprio interesse, l’ha potuto fare inopinatamente.
La questione non può essere giudicata in modo manicheo, come se da una parte ci fossero i protettori dei delinquenti e dei truffatori e dall’altra gli strenui avversari del malaffare.
C’è chi ritiene, non a torto, che non si possa dare in pasto ai giornali la vita privata di un cittadino, anche quando costui non ha nulla a che fare con le indagini in corso. Sarebbe riprovevole ed ingiusto.
Il fato è che su questo altare viene sacrificato il bisogno di indagare attraverso le intercettazioni, quasi che non si possano coniugare il diritto alla dignità della persona e ikl bispgno di indagare anche attraverso le intercettazioni.
Sull’altra sponda siedono coloro i quali vedono, e non a torto, una malizia nel decreto legge del governo che limita le intercettazioni, e ritengono che esso sia stato studiato a tavolino per tagliare le mani alla magistratura inquirente.
I pubblici ministeri, l’intera magistratura dissente per la scelta del governo di limitare drasticamente le intercettazioni, consentendole solo per reati di particolare gravità, perché persuasa che sia un grave danno per la guerra al crimine, organizzato e non.
I due punti di vista appaiono inconciliabili anche perché nel frattempo il Presidente del Consiglio ha aperto un altro contenzioso in materia di giustizia, promuovendo una legge che impedisca di giudicare le alte cariche dello Stato.
Invece che esaminare con cautela la questione e salvaguardare la privacy da una parte e le indagini dall’altra, si è scesi in guerra, con la conseguenza che ancora una volta la giustizia è diventato un terreno di scontro.
A differenza del passato, stavolta, l’opinione pubblica non è schierata da una parte, la magistratura, ma è piuttosto tiepida e riflette sulle buone ragioni del governo. La maggioranza silenziosa – e non il popolo di Grillo – non sta dalla parte delle toghe.
E’ bene che questo dato la magistratura lo avverta, basta dare un’occhiata ai sondaggi che tracciano una curva discendente nella fiducia degli italiani verso i giudici.
Le ragioni?
Nel Paese ci sono tre aree culturali: la prima, quella degli addetti ai lavori (magistrati, tutori dell’ordine ecc); la seconda, l’area di coloro che si rivolgono ai giudici per ottenere giustizia (gli attori della causa, del processo, le vittime, quanti subiscono soprusi, torti perseguibili penalmente o civilmente); la terza area è composta da coloro che “subiscono” la giustizia, perché responsabili di un reato, sono trasgressori della legge, autori di delitti e crimini.
Il popolo che abita la prima area, si sente assediata, strumentalizzata, tradita o mette in campo, in alcune circostanze, mezzi e strumenti per “fare” giustizia anche fuori dai tribunali, attraverso decisioni ed iniziative esemplari. A questa area appartengono quelli che una volta si chiamavano “pretori d’assalto” e oggi vengono definiti “toghe rosse”. Vi appartengono poliziotti di tutti i corpi che addebitano, in più circostanze, al magistrato un eccesso di garantismo. Sicchè i primi “stanno fuori” dalla magistratura “normale”, che fa il suo lavoro nel modo che ritiene migliore; i secondo non amano la magistratura o l’amano fino a un certo punto.
La seconda area, composta dai cittadini che pretendono giustizia, vive largamente le frustrazioni di un apparato giudiziario che non funziona, ritiene di subire gravi torti. Tocca con i ritardi, le inammissibili lungaggini, i rinvii incomprensibili, che avvantaggiano in modo decisivo i responsabili dei torti. Il tempo lavora a favore di questi ultimi.
La giustizia ritardata è una giustizia negata.
Questa gente “senza giustizia” non certo dalla parte della magistratura, che ritiene, sbagliando, principale causa dei suoi guai.
La terza area, quella dei presunti colpevoli, quelli che subiscono indagini, condanne, perquisizioni, e vengono perseguiti per le loro malefatte, non “amano” di certo i loro giudici: sfruttano le contraddizioni, gli inceppamenti, la balbuzie dei codici e leggi: i magistrati sono i loro nemici naturali.
Stando così le cose, chiunque s’avventi sulla giustizia con l’intento di scardinarla, non incontrerà una grande resistenza. IN questi ultimi giorni il clima con cui sono stati accolti i provvedimenti del governo è la spia di questo malessere. Nessuna indignazione, nessun dissenso organizzato.
Negli anni novanta la musica era diversa, prevaleva addirittura il giustizialismo più esasperato, qualche volta una gogna incivile verso coloro che ricevevano un avviso di garanzia. La crisi di consenso dell’organo giudiziario è figlio anche di questi eccessi.
L’assenza di un forte dissenso nell’opinione pubblica consemnte l’adozione di provvedimenti che garantiscono l’impunità delle masime cariche dello Stato e sottraggono alla magistratura le armi per combattere il crimine.
Dimostri la sua tesi secondo cui una parte della magistratura sia politicizzata (e sappiamo tutti cosa si intende con questo termine). Non metto in discussione il carattere umano della magistratura, che va dagli errori alla libertà di scelta del proprio schiermento politico, ma da qui a dire che la magistratura fa quello che gli pare non mi sembra giuridicamente corretto. La magistratura condanna secondo ciò che è previsto dalla legge, non perchè si appartiene a una determinata parte politica. Se poi dobbiamo parlare di apertura di procedimenti giudiziari che si dimostrano infondati e inutili, allora quello è un altro paio di maniche, ma comunque fa parte di quel principio assoluto e universale della libertà del potere giudiziario. Ma se poi Tizio viene condannato secondo un'accusa fondata e con un procedimento giusto, mi viene da dire che non è il magistrato che ha sbagliato ma è l'avvocato di Tizio che non ha saputo difendere il suo cliente. sabbinirika
Vede che lei tende al settarismo? Io non ho proposto una tesi, che non devo dunque dimostrare, ma ho detto che per cercare la verità bisogna ponderare con serenità tutte le opinioni. Io non sto nè con la schiera A, nè con la schiera B, ma cerco di capire cosa dicono (a mio modesto avviso, ovviamente) di giusto gli uni e cosa dicono di sbagliato gli altri e viceversa. Ho già detto che non credo che la verità stia negli steccati, negli steccati ci stanno le pecore. Spero di essere stato più chiaro.
Dimostri la sua tesi secondo cui una parte della magistratura sia politicizzata (e sappiamo tutti cosa si intende con questo termine). Non metto in discussione il carattere umano della magistratura, che va dagli errori alla libertà di scelta del proprio schiermento politico, ma da qui a dire che la magistratura fa quello che gli pare non mi sembra giuridicamente corretto. La magistratura condanna secondo ciò che è previsto dalla legge, non perchè si appartiene a una determinata parte politica. Se poi dobbiamo parlare di apertura di procedimenti giudiziari che si dimostrano infondati e inutili, allora quello è un altro paio di maniche, ma comunque fa parte di quel principio assoluto e universale della libertà del potere giudiziario. Ma se poi Tizio viene condannato secondo un'accusa fondata e con un procedimento giusto, mi viene da dire che non è il magistrato che ha sbagliato ma è l'avvocato di Tizio che non ha saputo difendere il suo cliente. sabbinirika
Chiedo scusa...
Ma se Tizio viene condannato secondo un'accusa fondata e con un procedimento giusto, dove ha sbagliato l'avvocato?
Non è che magari si vuole confondere il ruolo dell'avvocato, ritenendolo erroneamente "controparte" del Giudice?
Il questurino
Per ragionare bisogna porre tutte le ipotesi, se no si diventa settari e ci si allontatana irrimediabilmente dalla verità, che non sta mai tutta dentro uno degli steccati. Sicchè accanto alla tua ci sta anche l'altra ipotesi, che una certa frangia della magistratura, che per Dio è fatta di uomini come tutti, non di creature celesti, abbia certe simpatie politiche: non sarebbe anche questo un cancro terribile della Giustizia?
Dimostri la sua tesi secondo cui una parte della magistratura sia politicizzata (e sappiamo tutti cosa si intende con questo termine). Non metto in discussione il carattere umano della magistratura, che va dagli errori alla libertà di scelta del proprio schiermento politico, ma da qui a dire che la magistratura fa quello che gli pare non mi sembra giuridicamente corretto. La magistratura condanna secondo ciò che è previsto dalla legge, non perchè si appartiene a una determinata parte politica. Se poi dobbiamo parlare di apertura di procedimenti giudiziari che si dimostrano infondati e inutili, allora quello è un altro paio di maniche, ma comunque fa parte di quel principio assoluto e universale della libertà del potere giudiziario. Ma se poi Tizio viene condannato secondo un'accusa fondata e con un procedimento giusto, mi viene da dire che non è il magistrato che ha sbagliato ma è l'avvocato di Tizio che non ha saputo difendere il suo cliente. sabbinirika
Per ragionare bisogna porre tutte le ipotesi, se no si diventa settari e ci si allontatana irrimediabilmente dalla verità, che non sta mai tutta dentro uno degli steccati. Sicchè accanto alla tua ci sta anche l'altra ipotesi, che una certa frangia della magistratura, che per Dio è fatta di uomini come tutti, non di creature celesti, abbia certe simpatie politiche: non sarebbe anche questo un cancro terribile della Giustizia?
Il suo commento è più che giusto. Ognuno può e deve avere le proprie idee politiche. Ma ciò non toglie che chi è demandato a giudicare non dovrebbe lasciarsi influenzare se dall'altra parte esistono persone, che politicamente, la pensano in maniera differente. Si giudica il fatto e non le idee. Ho usato il condizionale per ovvi motivi !!
Il titolo dell'articolo è sacrosanto, ma purtroppo le persone per bene sono una minoranza in questo momento in italia, i delinquenti sono in aumento perchè ottengono con il consenso dato a Berlusconi le leggi per farla franca. Dobbiamo tenere presente che i Giudici applicano il codice Civile e Penale e danno le giuste risposte in merito a questi strumenti a loro disposizione inoltre se la Politica continua ad essere contro la Magistratura con emettere Leggi che sostituiscono i Codici Civile e Penale perche non ci rendiamo conto di questo. Perchè Berlusconi sta in Politica? non certo per fare il benefattore dei delinquenti ma per tutelarsi i suoi panni.Meditate prima di fare certi titoli.
Per ragionare bisogna porre tutte le ipotesi, se no si diventa settari e ci si allontatana irrimediabilmente dalla verità, che non sta mai tutta dentro uno degli steccati. Sicchè accanto alla tua ci sta anche l'altra ipotesi, che una certa frangia della magistratura, che per Dio è fatta di uomini come tutti, non di creature celesti, abbia certe simpatie politiche: non sarebbe anche questo un cancro terribile della Giustizia?
Il titolo dell'articolo è sacrosanto, ma purtroppo le persone per bene sono una minoranza in questo momento in italia, i delinquenti sono in aumento perchè ottengono con il consenso dato a Berlusconi le leggi per farla franca. Dobbiamo tenere presente che i Giudici applicano il codice Civile e Penale e danno le giuste risposte in merito a questi strumenti a loro disposizione inoltre se la Politica continua ad essere contro la Magistratura con emettere Leggi che sostituiscono i Codici Civile e Penale perche non ci rendiamo conto di questo. Perchè Berlusconi sta in Politica? non certo per fare il benefattore dei delinquenti ma per tutelarsi i suoi panni.Meditate prima di fare certi titoli.