Nel PD siciliano non si muove una foglia, i dirigenti non fanno nemmeno autocritica.

19 giugno 2008
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Il loft tace, il gruppo dirigente siciliano non molla nemmeno uno sgabello. Finché hanno un alito di respiro, non si dimettono. Ci vanno in barella, se occorre, a prendere posto, loft o ufficetto. Non mollano. Che si deve fare per costringerli a lasciare? si chiedeva uno che ha vissuto nella sinistra per decenni. E allargava le braccia, sconsolato. I suggerimenti non mancano, naturalmente, ma non sono politicamente corretti.

Non è proibito, comunque, sognare di cacciarli a pedate, questo sì, ma non bisogna andare oltre il vissuto onirico. In Sicilia è successo il finimondo, da fare tremare i polsi anche a un dinosauro, e a Roma sono freschi come una rosa appena sbocciata. Anime belle, imperturbabili. Pare che siano impegnati nella ricerca di una strategia nuove, l’ingresso inaspettata nella prateria antiberlusconiana, ha spiazzato il lofot.

Walter ha bisogno di tempo, i dalemiani con i piedi a mollo attendono l’autunno, Rutelli ha il problema dell’Europa socialista da rintuzzare a qualsiasi costo, gli ex popolari del deputato Fioroni, siciliano per elezione, devono riorganizzarsi e Rosy Bindi fa il diavolo a quattro per santificare Romano Prodi, trattato a pesci in faccia.

Il terremoto siciliano non ha creato tensioni. Un equilibrio invidiabile, viene da sospettare che ogni mattino qualcuno distribuisca ansiolitici nel loft. Il tipo disperato che si dimenava alla ricerca di una soluzione per cambiare la faccia dei capi, sostiene che non ne hanno bisogno: gli ansiolitici li dovranno assumere gli altri, non loro.

Che vuole dire? Che le sensibilità politiche sono ormai arrivate al livello dei tacchi delle scarpe. Ora, è possibile starsene lì a cianciare fregnacce quando si subisce una sconfitta, si può vincere e si può perdere, ma quando si viene praticamente azzerati e si fa finta di niente o quasi, non si alzano le mani in segno di resa, non si chiede il time-out, giusto il tempo di rifiatare, vuol dire che si è usciti dalla normalità, e si è entrati nella galleria del vento, dove soffia la logica dell’assurdo. Patologia, pura patologia politica.

Qui qualcosa di serio non funziona, non si tratta dei contenuti da dare alla battaglia politica, delle strategie da aggiustare, delle tattiche da seguire, dell’affabulazione dei dirigenti, della loro comunicazione; il punto è un altro, si è perso il contatto con la realtà.

Qualche secolo fa, un certo Turati, che s’inventò i riformismo, carpendo idee appartenenti ai partiti del terzo millennio, raccomandò ai suoi compagni di tenere presente che i treni servivano per trasportare i passeggeri e non per dare un posto di lavoro al capotreno: fu ascoltato, almeno fino al 1921. Poi successe quel che sappiamo. Pare che della sua raccomandazione si sia persa la traccia.

Chi sta al vertice del PD non si fa disarcionare nemmeno se gli intimano lo sfratto con l’ufficiale giudiziario. Intendiamoci, non è che sfrattandoli si risolve il problema. Magari fosse così per i pidini.

Le colpe non stanno solo dalla parte di chi ha il ruolo, ma di quelli che stanno attorno, non muovono foglia, perché temono di perdere lo sgabello, la seggiola, la predellino, a seconda dei casi. Basta un alito di vento e il castello di carta viene giù.

Da quando la Sicilia perde pezzi, cioè dalle politiche, si sono barricati nel fortino del nulla, facendo disperare il popolo riformista che credeva di avere un partito, e si è reso conto di essersi sbagliato.

La prima scossa di terremoto è arrivata con le politiche ed ha trascinato le regionali, poi ne è arrivata un’altra, disastrosa con le comunali e le provinciali, e non è successo niente. Non sono arrivati i soccorsi, non si è messa in moto la protezione civile, si sono sentite flebili voci giungere dalle macerie.

Lo sfogo di Franco Piro - “ci hanno mandato a combattere a mani nude contro i carrarmati” – è solo un esempio.Invece che ricostruire, mettere in discussione tutto, ricominciare da capo, raccapezzarsi, aprire finestre e balconi, sparigliare le carte con gente nuova e capire come affrontare il futuro prossimo, si sta affrontando l’annoso problema della leadership regionale.

Con chi sostituire il segretario, Francantonio Genovese, e il vice, Russo? Si fanno nomi, Sergio D’Antoni, ex segretario nazionale della Cisl, e Peppe Lumia, senatore, ex Presidente della Commissione antimafia. Salveranno il PD. Anche sulle nuove strategie, arrivano idee risolutive.

L’ex sindaco di Caltanissetta, Salvatore Messana, propone un partito federale, incoraggiato da Mirello Crisafulli. Sarebbe questo il toccasana, il partito federale.

Non si capisce che cosa significhi, se non una presa di distanza dal loft, causa di tanti guai ed inganni, ma va bene così perché non mette in discussione niente, anzi.Spiegano che si tratta di uno strumento utile per competere con l’MPA di Lombardo, individuato come l’approdo di ex PD in libera uscita.

S’è scoperto infatti che i delusi e gli indispettiti votano l’MPA, perché possono tradire senza tradire: Lombardo non è Berlusconi, è altra cosa. Una specie di compromesso.

Lasciamo perdere le elucubrazioni, difficili da decodificare. Lo stato dell’arte è il seguente: alcuni dirigenti attribuiscono alla sconsiderata scelta del loft i guai siciliani: la Sicilia “usata” per nominare deputati e senatori che non avevano a che fare con l’Isola (anche la siciliana Finocchiaro ha disertato), Roma considera la rwgione ormai un feudo del centrodestra per l’insipienza dei dirigenti locali.

Un ping-pong delle responsabilità. Molto soft per carità, tanto ancora non c’è il morto in casa. O no? .

C’è chi si augura un cappellano e una nuova predica: un Pappalardo, che invochi il salvataggio di Sagunto. I sismografi, per ora, tacciono.

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Anonimo 20 giugno 2008   15:58

Lo sfascio è evidente, l'8 a zero nelle province e la disfatta nei comuni parla chiaro. Per le provinciali di Palermo abbiamo invitato il tizio "delle mani nude e dei carri armati" per un comizio: non ha dato rispostaaaa!! Se poi ci mettiamo  le candidature imposte dall'alto in tutti i collegi è chiaro che la base non viene motivata, non si attiva, e nella migliore delle ipotesi esprime il proprio voto senza fare campagna elettorale.

Anonimo 20 giugno 2008   11:43

Peppe Lumia per risollevvare il PD siciliano?... Ma se è lui il principale artefice di questi risultati... ma per lui basta avere una poltrona: armatevi e partite...

Anonimo 20 giugno 2008   08:51

Comunque di un autonomismo siciliano di sinistra si sente la mancanza, e l'MPA fa il pieno. Ma dovrebbe essere un'operazione vera, non trasformista. Vera in due sensi, nel senso che autenticamente è alternativa a metodi e modelli del centro destra (clientelismo, ponte, etc.) e nel senso che autenticamente abbia una leadership propria che non prenda ordini supini dal loft, pronta a difendere le istituzioni autonomistiche ma anche e soprattutto degli interessi vitali della Sicilia, che oggi rischiano di soccombere attaccati da ogni lato.

avolpe1 20 giugno 2008   08:12

Mi pare che sia la fotografia vera della situazione. Concordo assolutamente con ogni aspetto dell'analisi. L'unica conclusione è che su questa strada il collasso definitivo del PD Siciliano è dietro la porta. Il vero problema è che questa classe dirigente del PD è stata così tragicamente cinica da non lasciare nemmeno un brandello di dirigenza alternativa ed oggi non c'è nessuno in grado di rimboccarsi le maniche per ricominciare.

Forse l'attuale dirigenza dovrebbe avere il senso di responsabilità e la generosità di lasciare tutto in mano a quattro giovani sconosciuti presi dall'esterno e lasciarli lavorare per qualche mese senza alcuna interferenza: peggio di loro sicuramente non potrebbero fare! Tanto più che tali "vecchi" dirigenti manterrebbero, comunque, il congruo vitalizio parlamentare che hanno estorto con le liste imposte dal “loft romano”….

Vediamo quello che succederà nelle prossime ore, sperando che se ne vadano tutti.

 

Andrea Volpe

 

Candidato al Collegio n. 5

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