Hot-day in Parlamento. Anna Finocchiaro delusa: "Un film già visto...". Di Pietro pensa al referendum per la legge "blocca-processi".

19 giugno 2008
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"Non è una questione di anti-berlusconismo", è piuttosto la delusione di chi pensava di poter "vedere finalmente in Italia un nuovo bipolarismo, una nuova politica". E invece si trova a dover "rivedere un film già visto...". E' lo sfogo del presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro nell'Aula del Senato, mentre annuncia che il suo gruppo, insieme a quello dell'Idv, non sarà presente al momento del voto della norma 'sospendi-processi'. Ma è anche la migliore 'fotografia' di una giornata che, a Palazzo Madama, è stata forse la più calda dall'inizio della legislatura per 'colpa' del decreto sicurezza il cui esame si è praticamente concluso. Solo il voto finale slitta a martedì della prossima settimana.

 "Il premier - prosegue la parlamentare con voce che non nasconde una certa rabbia - ha davvero perso una grande occasione per dimostrare di essere uno statista" e ne valeva la pena, si chiede, solo per evitare una "sentenza peraltro di primo grado?". Quando poi conclude il suo intervento e annuncia l'uscita dall'Aula del gruppo, tutti i senatori dell'opposizione si alzano in piedi per applaudirla.

Mentre la maggioranza resta ferma e muta al proprio posto. I Radicali e l'Udc però restano, anche se con motivi diversi: Emma Bonino perché vuole avere il ricordo "di questa foto dell'Aula", mentre Giampiero D'Alia perché i centristi "l'opposizione la fanno sempre in Aula". "Se state dentro o fuori - taglia corto il capogruppo della Lega Federico Bricolo - per noi non cambia niente", tanto "la vostra è l'ennesima sceneggiata...". 
Nel voto, nessuna sorpresa, la maggioranza è compatta: norma della discordia passa con 160 sì e 11 no. Intanto, il leader dell'Idv Antonio Di Pietro si aggira per Palazzo Madama furioso annunciando a tutti che sta già raccogliendo le firme per presentare un referendum contro la legge "salva-premier". In questo clima di scontro, passano tutte le norme della discordia: dall'elenco dei processi 'prioritari' (tra cui quelli sugli infortuni sul lavoro, l'unico voto salutato con favore dal centrosinistra) al via libera all'uso dell'esercito. Pochi i momenti 'bipartisan': uno dei quali si conclude con un "vaffa" gridato da Roberto Centaro (Pdl) a Luigi Li Gotti (Idv). 
L'Aula del Senato, infatti, nonostante lo scontro in atto, riesce a dire 'si' a misure più severe per la confisca dei beni mafiosi e ad un'altra che punisce chi affitta ai clandestini solo se ne ricava "un ingiusto profitto": una norma ribattezzata subito 'salva-badanti'. Ma è sullo stop al gratuito patrocinio per chi è già condannato per mafia che scoppia di nuovo la bagarre.

L'emendamento di Beppe Lumia (Pd), che riesce ad ottenere all'ultimo anche il via libera del governo ("Si spendono per questo 72 milioni di euro l'anno", spiega l'ex magistrato Gerardo D'Ambrosio, ora senatore) non convince Centaro, secondo il quale "si creerebbe una disparità di trattamento" decisamente incostituzionale.

E Li Gotti esplode: "Sorprende che solo a quest'ora tarda ci si ricordi dei valori costituzionali visto che tutto il giorno ci avete fatto votare un provvedimento che è nel suo insieme incostituzionale e a vantaggio di una sola persona".

A questo punto, in pieno emiciclo, Centaro si rivolge al collega gridando il "vaffà" che allarma per qualche minuto anche i commessi sempre pronti a intervenire per placare gli animi. Poi, prima che il presidente del Senato Renato Schifani sospenda la seduta, il governo ritira l'emendamento sul trasferimento nelle sedi disagiate della magistratura (si presenterà ad altro ddl) e tutto si rinvia a martedì.

Fonte: ansa
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