L’ecatombe nel Canale di Sicilia. La disumanità guadagna proseliti: il mondo civile si mobilita a favore degli uomini che devono ancora nascere e criminalizza chi scappa dalla fame, le guerre e i tiranni.

di Salvatore Parlagreco
18 giugno 2008
Numero lettori 634 Leggi i commenti 3 Inserisci un tuo commento

 Se c’è qualcosa che può mettere insieme gli uomini, a qualunque etnia, fede religiosa, nazionalità appartengano, è il rispetto della vita umana. Il diritto di vivere, di vivere dignitosamente, non dovrebbe essere messo in dubbio da alcuno.

Invece non è così: guerre, ideologie, fedi religiose, antepongo alla vita ed alla dignità dell’essere umano, credenze, le verità, bene e male. Il credo in un Dio giusto e misericordioso, o in una Idea della giustizia e dell’uguaglianza, ospitano una scala di valori e di principi che non mettono al primo posto la vita ed il rispetto degli uomini.

Queste stridenti contraddizioni hanno attraversato la storia dell’umanità e hanno costituito un buco nero nella coscienza dell’umanità. Un buco nero che ha ingoiato milioni di uomini, donne e bambini in ogni tempo.

Le guerre sono state da sempre la fossa comune degli uomini: vi sono stati gettati i corpi senza vita di gente innocente, la disumanità, tuttavia, ha guadagnato terreno in tempo di pace, quando gli spazi per la riflessione sono maggiori e il dialogo fra gli uomini possibile sulla carta.

Ciò che avviene da alcuni anni a questo parte sul Canale di Sicilia, l’ecatombe di poveri sventurati, testimonia una ignobile indifferenza verso la vita anche da parte di coloro che “credono” nella vita e si battono per essa ogni volta che è possibile e con ogni mezzo. La distanza fra ciò che viene predicato e ciò che si fa, o meglio: non si fa, grida vendetta e merita esecrazione. La responsabilità dell’Europa civile e popolata da gente bene educata, benpensanti, timorati di Dio, uomini di chiesa e di parrocchia, seguaci di ideologie ugualitarie, che si richiamano alla giustizia sociale ed al bene comune, è insopportabile.

La gente muore in mare perché scappa dalla fame, dalla guerra, dall’inferno in terra. Scappa per sé e per i propri figli, vende tutto per poterlo fare – anche la propria dignità- e sale su un barcone malandato nella speranza di trovare un luogo in cui potere sopravvivere. Questa gente che muore a mare, se arriva, è chiamata “clandestina”: secondo alcuni chi sopravvive al viaggio deve essere cacciata indietro, secondo altri buttato a mare, per altri ancora processato e gettato in carcere.

Il popolo degli uomini in fuga è delinquente per legge; è stato riconosciuto colpevole dei crimini sofferti dagli italianiin specie quelli che abitano a ridosso delle Alpi.

I parlamenti – nazionale ed europeo – hanno votato leggi dure allo scopo di scoraggiare gli uomini e le donne in fuga dagli stenti e dalle guerre, senza che una voce si sia levata a favore delle vittime dell’ingiustizia più atroce, quella che fa morire di fame e di spada uomini e donne che hanno la sventura di nascere in qualche parte del mondo, dominata da tiranni e fanatici.

La Chiesa italiana, alla quale ci siamo tutti nutriti – per i valori che ha espresso e la cultura che ci ha trasmesso – balbetta parole di speranza, niente rispetto alla mobilitazione cui ha dato vita nei temi cosiddetti sensibili, come l’inizio della nascita o la sua interruzione e quello della morte. I difensori degli embrioni e degli uomini-vegetale hanno schierato truppe di militanti nei parlamenti e nei partiti per il salvataggio degli embrioni, fatto barricate, consigliato la nascita di liste elettorali, ammonito reprobi e minacciato espulsioni.

Le crociate a favore dei non-nati sono state coronate da successo. Invece che partire da Brindisi, sono partite dal Vaticano, approdando nelle assemblee legislative: hanno assediato coscienze, liberato energie, rinsaldato la fede, raccolto il gregge smarrito, affollato piazze, creato partiti. Gli uomini, le donne e i bambini che annegano nel Canale non hanno nessuno che gridi il loro diritto di sopravvivere. Sono invece diventati “delinquenti” per legge.

Nessuna considerazione per le ingiustizie di cui sono vittime; ingiustizie provocate anche dal cosiddetto mondo civile. Quello che ha colonizzato, sfruttato, affamato per secoli milioni di esseri umani. Il ricordo degli emigranti italiani, gli italiani in fuga dal Nord-Est, dal Mezzogiorno e dal Centro del Paese, alla ricerca di una nuova patria che li sfamasse e gli disse dignità e lavoro, è stato rimosso, al pari della compassione, della pietà, dei sentimenti di giustizia e di umanità.

Ci tocca di ascoltare i proclami dei tutori della sicurezza – più bugiardi di venditori di tappeti – che puntano il dito verso questi poveri disgraziati invece che dare alle polizie e ai tribunali gli uomini, le risorse, le regole e i mezzi utili.

Ci tocca di sopportare stupidaggini e malafede, ipocrisia e malizia. Reclamiamo il diritto alla decenza, al rispetto del prossimo, al diritto che bambini, donne e uomini, di sopravvivere alle ingiurie dei questo mondo incivile. Se resta ancora un briciolo di coscienza, lo si usi per carità. E presto. 

Segnala ad un amico
Anonimo 23 giugno 2008   09:13

Mi trovo in sintonia con quanto detto , ma si rivela nel giornalista  una lacuna immensa quanto il mare che inghiotte i migranti,circa le  sue conoscenze  sugli aiuti che la chiesa cattolica a suo dire non dà a questi fratelli.Vada lui stesso a constatare di persona le caritas diocesane o le comunità monastiche dei piccoli paesi o altri istituti religiosi dove gli immigrati trovano soprattutto amore e poi assistenza,senza guardare orari,riposi e quant'altro da parte degli operatori.Anche nell'autore c'è quel 'sentire' anticattolico che oggi va tanto di moda.Non sono un parrocchiano ma un medico che per motivi di lavoro è spesso a contatto con questi fratelli e a cui un loro sorriso e una stretta di mano danno tanta gioia 

                                                                                    giuseppelombino@virgilio.it  

Anonimo 20 giugno 2008   14:39

Articolo splendido che illustra perfettamente anche le mie opinioni in proposito. Grazie per aver difeso chi non si può difendere in questo clima d'odio, intolleranza e bugie!

Anonimo 19 giugno 2008   08:48

"Se resta ancora un briciolo di coscienza, lo si usi per carità. E presto."...

Temo che non ne sia rimasto neanche un briciolo... Non in Italia. Non in Europa. Che orrore!

Roberto Alessi

Ricevi il Giornale

Inserisci il tuo indirizzo email e riceverai il quotidiano online gratuitamente

Ricerca Articoli

Ricerca AvanzataI più letti
Google
Regione Siciliana - Assessorato al Turismo
Altre notizie