In siciliano si dice: i rannuli vennero alla vigna: la grandine è arrivata al vigneto. Attesa o meno, sta seminando panico. Vedremo se distruggerà il vigneto. Sulla metafora stagionale il pensiero va al favoloso film di Hal Ashby, Oltre il giardino, in cui Peter Sellers, idiota non riconoscibile, viene eletto Presidente degli Stati Uniti, grazie alla sua quarantennale permanenza in un giardino, dal quale non è mai uscito.
Alle domande difficili sull’economia americana, l’idiota rispondeva con i buoni frutti della primavera, ridando speranza ai pescecani delle lobbies finanziarie. Naturalmente lo scelgono per affidargli lo scettro del potere, ma non il potere, ci mancherebbe altro.
Non la voglio fare lunga, la grandine sta scendendo sul vigneto democratico italiano e non c’è nemmeno un idiota che offra metafore di speranza alla sinistra, pardon al centrosinistra italiano.
Siamo alla vigilia delle europee e le due anime del PD si dividono in modo netto. Francesco Rutelli, riavutosi dalla batosta romana, costruita sapientemente in pochi in appena quindici giorni, riafferma la sua convinzione: il PD non deve imparentarsi né farsi sfiorare dai socialisti europei.
Walter Veltroni sfodera il suo “ma anche” alla Crozza promuovendo un improbabile collegamento a metà strada con i socialisti europei.
Dove voglia arrivare Rutelli e che cosa intenda proporre Veltroni, non si capisce.
Tentano entrambi di esportare in Europa il bizantinismo italiano, i suoi contorcimenti, l’ideologismo d’entan. I leaders politici europei sono vaccinati, e i prestigiatori italiani non faranno breccia.
Dovremo perciò continuare a piangerceli a casa nostra i cerchiobottisti militanti e gli inventori del nulla. Ma mi volete dire che cosa significa oggi questa ricerca del “centrosinistra” nel Parlamento europeo, che ospita socialisti da una parte, popolari dall’altra, liberali progressisti e qualche area estremistica di poco conto?
Qui non si tratta di stare da una parte o dall’altra, qui si tratta di fare i conti con la realtà, che non può essere cambiata per il solo fatto che non è come la vorremmo.
Dopo averci detto che la politica è l’arte del pragmatismo, e bisogna cominciare dall’esistente, i leaders democratici professano il “virtualismo”, che non ha niente a che vedere con la virtù. Rutelli cita i democratici americani e quelli indiani per dare visibilità al suo pellegrinaggio alternativo per il PD italiano.
Ha le sue motivazioni, naturalmente: deve farsi portavoce di quella nicchia popolare timorosa di scomparire come identità e come “corrente” e di perdere la fiducia del Vaticano, così alza barricate antisocialiste. Che senso ha? Quale approdo vuole raggiungere?La maggioranza di centrodestra in Italia sta nel partito popolare, è un fatto. E l’opposizione con chi si allea alle europee? Con Obama e con Indira Gandhi, come propone Rutelli? Semplicemente ridicolo.
"Il Pd non potra' entrare nell'eurogruppo socialista e tantomeno nel Pse e nell'Internazionale socialista", promette Francesco Rutelli in un'intervista al 'Corriere della Sera'. "Il Pd -aggiunge- e' lo snodo che puo' aiutare a far nascere un'alleanza europea ed europeista di centrosinistra. L'ambizione del Pd deve trovare una sua traduzione anche in Europa. Non e' un caso se, giusto per esser chiari, i rappresentanti del Pse in Italia avevano il 17% e il Pd ha il 33%". Fatevi i conti, suggerisce Rutelli: il PD del 33% non è figlio degli ex comunisti diventati socialisti, ma un’altra cosa.
Tutti quei voti in più (rispeto al 17%), sembra dire, vengono dalla nostra parte. La qualcosa ha dell’incredibile, perché sono stati fatte ricerche a non finire sui risultati elettorali e se c’è una cosa sulla quale tutte le analisi concordano è che il PD ha avuto una gran forza di attrazione a sinistra, ed ha convinto molti simpatizzanti di Rifondazione a dare fiducia ad un partito che rappresentasse l’unità della sinistra riformista italiana. Dalla destra, invece non è arrivato niente, i voti il PD li ha persi, comunque, non li ha conservati. Proponendo di staccare la spina a sinistra, Rutelli mette mano alla seconda sconfitta elettorale.
A stavolta, pur di conservare la nicchia, muoia Sansoni con tutti i filistei. Le acrobazie del candidato sindaco di Roma non finiscono qui: "Noi vogliamo costruire in Europa -prosegue - un'alleanza con i socialisti e siamo interessati a sedere nello stesso consesso internazionale in cui siedono tra gli altri i Democratici americani e il Partito del Congresso indiano. Lo considero pregiudiziale, come il fatto che il Pd in Europa usi la sua forza, ripeto una forza del 33%".
Il fatto è che il PD, per intanto, deve sedersi a Strasburgo e deve comunicare ai suoi elettori dove andrà a sedersi. Gli eredi di Indira Gandhi hanno altro cui pensare. Ma non è ancora finita, il proposito di Rutelli diventa leggendario quando sostiene che : "finora si e' consolidata una linea perdente per i socialisti, che vedono assottigliarsi i consensi, ma anziche' costruire una aggregazione di centrosinistra anzitutto con i liberaldemocratici, scelgono accordi consociativi con il Ppe. Bisogna cambiare linea, o il rischio e' che si allarghi la situazione che si e' determinata in Germania, dove l'Spd rischia di essere raggiunta nei consensi dai postcomunisti dalla Pds. L'alternativa -conclude Rutelli- e' tra un centrosinistra nuovo e un accordo al ribasso con i conservatori".Allora, vanno bene i liberaldemocratici?
Nemmeno per idea, quelli sono mangiapreti, altro che socialisti. Vuoi evitare che si dialoghi con i popolari, perché si tratta di inciuci disonorevoli? I popolari del PD non stanno coi popolari perché altrimenti dovrebbero dividere i banchi con il PDL? Giusto, ma allora? Inutile tentare di capirci qualcosa, troppo complicato.
L’assioma iniziale – i socialisti sono perdenti – connota uno stato d’animo piuttosto che un fatto, visto che, maggioranza o opposizione, i socialisti ci sono ovunque e rappresentano la prima o la seconda forza in ogni nazione del Vecchio Continente, mentre il “centrosinistra” non bene identificato del PD, un poco indiano ed un poco kennediano, non si sa che cosa sia.
Veltroni bussa alla porta dei leaders socialisti europei perché gli diano un accesso alternativo, qualcosa che metta insieme capra e cavoli. Agli spagnoli ha detto che il suo è un partito riformista ma non “di sinistra”, a Paul Rasmussen, Presidente del PSE, che bisogna costruire qualcosa di nuovo, un gruppo riformista magari, non meglio identificato. Dentro il quale ci starebbero i teodem e i laici, radicali e nono, così da sedere negli stesis banchi e dividersi quando c’è da affrontare i temi e dei diritti civilie della bioetica, dove non sé è d’accordo né su quando si nasce né su quando si muore.
I socialisti di Zapatero possono legittimamente non piacere, ma sono rispettati anche dagli oppositori popolari, che non gli lesinano l’avversione politica su tutto, kma fanno quello che un partito con una identità passabile deve fare. Hanno detto che volevano la parità nelle istituzioni?
E le donne ci sono e come, anche in numero più alto degli uomini (in Italia c’è il Ministro per le pari opportunità ma non ci sono donne al Governo). Ha ammesso i matrimoni fra coppie dello stesso sesso, e adottato una legislazione estremamente favorevole alle donne. Un’autentica rivoluzione.
Insomma, hanno governato. Ed è ciò che la gente vuole, ovunque, in Italia o altrove, con il centrodestra e il centrosinistra.
Questa condizione, nonostante la solitudine conquistata a caro prezzo per la sinistra italiana, non sembra essere stata raggiunta dal PD, vista l’eterogeneità della sua pattuglia di fondatori. E’ questo il vero problema da affrontare e risolvere prima delle urne, altrimenti non ci sarà storia nemmeno per le europee.
A Veltroni, che chiedeva un gruppo parlamentare nuovo di zecca e sconfessava l’ancoraggio al socialismo europeo, è stato fatto notare che i socialisti europei di oggi non sono quelli del dopoguerra.
Il socialismo di Zapatero è nato poco tempo fa, quello di Blair e di Shroeder è altrettanto recente. I democratici italiani credono che il cambio di guardaroba abbia riguardato soltanto gli eredi dei soviet e della vecchia DC?
Il fatto è che dalle nostre parti si sono cambiati i nomi, ma non la ragione sociale; altrove i partiti si sono rinnovati profondamente.
Il laburismo inglese odierno non ha nulla a che vedere con quello di trenta anni or sono.
Ma da quell’orecchio Veltroni non ci vuole sentire perché altrimenti lo divorano, e se non lo fanno loro, lo fa Famiglia Cristiana che ha cominciato a bacchettare il PD, colpevole di avere dato asilo politico ai radicali, perfino quelli – come la Bonino – che si permettono di esprimere un dissenso netto sul pensiero di Benedetto XVI. Che cosa aspettarsi, dunque?Il teatro della politica italiana ha una caratteristica unica: è vuoto ma colorito.
Come ci riesca a rappresentare il vuoto e il colore è un mistero. Rutelli e Veltroni riescono a parlare di niente e dare la sensazione di affrontare con cipiglio i fatti che contano. Uno li guarda in faccia mentre sembrano tramortiti dallo sforzo intellettuale e si fa coinvolgere dalla sofferenza del concepimento, ma quando l’empatia ha fine il risveglio è brusco, traumatico. Tanto che viene da proporre a Crozza di fare un partito vero in Italia, visto che il non-partito di Grillo assomiglia a quello vero.
Non si sa dove girarsi.
Quel “va ffa tutto e tutti” è l’imprinting dei rivoluzionari storici che assaporano il successo e se ne innamorano, dimenticando la ragione che li fa stare al mondo, fino a che qualcuno, ancora più rivoluzionario, alza il dito e rivolge l’invito all’esercito volubile di mandare a “va ffa…” il vecchio capo.
Chi resta? Turigliatto, Di Liberto? Meglio stendere un velo pietoso. La nostra storia è fatta di masanielli e inventori della carta vetrata.
In mezzo, ci sono gli eredi del pentolone post-fascista, dentro il quale cocevano quello che sapevano solo di essere diversi dagli avversari, ma non altro.
Il Dna di questo tempo passato ma non troppo, è sopravvissuto alle glaciazioni e vive un po’ ovunque nelle parole, gesti, comportamenti e finti furori dei schieramenti politici nostrani, quelli ideologici e gli altri, gli aziendali”.
Amen.
Caro direttore ,la scienza moderma ci ha dimostrato irreersibilmente che tutta la teoria del "libero arbitrio" e della "libertà di coscienza" va fortissimamente rivista alla luce di ciò che abbiamo appreso sul DNA e sul codice genetico.
In realtà ,al 98 % noi siamo "determinati" dall'incrocio dei geni di mamma e papà.
Ed indiscutibilmente il papà del Pd è il vecchio ceppo del Pci (poi Pds e Ds) che ha copulato con la mamma direttamente discendente (attraverso la Margherita) dalla linea cromosomica della Denmocrazia Cristiana.
I partiti che per svariati decenni hanno sostanzialmente determinato la vita politica della prima Repubblica in un regime praticamente dupolistico che non gradiva "intromissioni" di terzi attori.
Io credo che Veltroni e Rutelli non siano "deviazioni" oppure OGM ; mi appaiono ,sinceramente ,come i frutti ,i "figli" normali di quell'albero genealogico :Con tutta la tendenza all'abilità dialettica che ne deriva ,ma anche con le ineliminabili contraddizioni di fondo ed "omissis" che li vedono "contendenti" perennemente "dialoganti".
Ed il risultato (forse il sogno di Moro) è un frutto al sapore (non troppo evidente) di mandarancio con forte retrogusto di Papaia. Sgradevole al mio palato. Ma ,a quanto pare ,non solo al mio. E dire che questa Indecisione è stata molto decisamente preparata ,meditata e costruita in laboratorio ! Ma ,a mio avviso ,l'esito era scritto nei rispettivi alberi genealogici . Perchè già singolarmente il mandarancio e la Papaya non erano più nè graditi ,nè digeriti dai consumatori.