Intercettazioni, si infiamma il dibattito politico. Venerdi' il testo all'esame del Consiglio dei ministri

09 giugno 2008
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"Siamo al lavoro sul testo non escludo che possa andare nella seduta del Consiglio dei ministri di venerdi", afferma il ministro della Giustizia Angelino Alfano, a margine di un'audizione in commissione Giustizia della Camera. "Che in Italia vi sia stato un abuso della pubblicazione delle intercettazioni - ha aggiunto - è un fatto acclarato e condiviso. E poi il numero delle intercettazioni fatto nel nostro paese, 100 mila all'anno, non è giustificato dal numero degli abitanti visto che negli Stati Uniti se ne fanno 1700 e in Svizzera ad esempio 1300". Alfano ha fatto notare, in ogni caso, la necessità di adottare nuove misure e ha aggiunto che si prenderanno le mosse dai due Ddl del governo Berlusconi del 2005 e del governo Prodi del 2007.

 

"Nessuno vuole comprimere l'azione della magistratura. Ma devo dire che sinora non è sanzionato nulla anche se il codice è stato violato...".

I due testi, infatti, "non divergono radicalmente", ha fatto notare il Guardasigilli.

Il leader del partito democratico Walter Veltroni le definisce "uno strumento fondamentale per contrastare ogni attività illegale" ma ritiene inaccettabile che finiscano sui giornali. "La pubblicazione sui giornali non deve essere consentita".

"Un Paese democratico deve garantire un doppio diritto - ha aggiunto Veltroni - e cioé il diritto dei magistrati di avere tutti gli strumenti necessari per contrastare la criminalità e il diritto dei cittadini di non vedere il loro nome e le loro conversazioni pubblicate sui giornali se non al momento del processo e nella parte di rilevanza processuale". "Il magistrato ha diritto di poter fare le intercettazioni ma poi ha il dovere di tenerle segrete", ha aggiunto.

Del tutto contrario alla proposta di Berlusconi e' il leader dell'Idv Antonio Di Pietro. L'ex pm ritiene che si tratterebbe di una norma 'salva-casta', e annuncia l'intenzione di promuovere un referendum abrogativo.

Pier Ferdinando Casini invita all'equilibrio. "Non bisogna passare dalla padella alla brace", dice il leader dell'Udc. Casini ritiene che sia "giusto regolamentare, ma non imbavagliare".

La preoccupazione del Garante della Privacy Francesco Pizzetti, infine, e' rivolta ai cittadini. Pizzetti spiega al Messaggero quali sono i tre elementi che secondo lui dovrebbero essere contenuti nel provvedimento: 1) indicare modalità che consentano in modo chiaro al pm di tenere separati gli atti istruttori che sono utili al processo, da quelli ininfluenti. 2) individuare casi in cui l'intercettazione deve essere mantenuta così com'é a disposizione dell'autorità giudiziaria e casi in cui il ricorso può essere più limitato. 3) per quanto riguarda l'informazione, il garante invita i giornalisti al "rigoroso rispetto del codice deontologico".

FIEG, SI PUNISCA CHI LE LASCIA TRAPELARE - Più che punire i giornalisti che pubblicano le intercettazioni o gli editori, va punito in primo luogo chi viola il segreto istruttorio lasciandole trapelare all'esterno: è la posizione del presidente della Federazione degli editori, Boris Biancheri, a proposito dell'annunciata stretta sull'uso di questo strumento investigativo. "Limitare le intercettazioni alle indagini relative a reati di terrorismo e criminalità organizzata - afferma Biancheri in una nota - non mi sembra affatto una buona idea. Un sequestro di persona o la corruzione di un pubblico ufficiale che non hanno connessioni con mafia o camorra non sono meno gravi per questo". Per il presidente della Fieg, "quel che è necessario è che le intercettazioni siano disposte solo in caso di assoluta necessità e che venga tutelato rigorosamente il segreto istruttorio. Si parla di punire il giornalista che scrive una notizia o l'editore che la pubblica: ma va punito in primo luogo chi, violando il dovere di mantenere il segreto sul contenuto di una intercettazione, l'ha comunicata o lasciata trapelare all'esterno", conclude.

SIDDI, INACCETTABILE L'IPOTESI DI 5 ANNI DI CARCERE - Sulla questione delle intercettazioni "la Fnsi non vuole fare battaglie ideologiche, né battaglie contro un governo di un particolare colore politico. La censura non è mai un valore né una condizione liberale", e l'"ipotesi dei cinque anni di carcere è inaccettabile". Lo ha detto il segretario della Federazione nazionale della stampa, Franco Siddi, che oggi partecipa a Bari ad un convegno per celebrare il centenario della Fnsi. "Non propaliamo intercettazioni, come ha detto il presidente Berlusconi - ha detto ancora - ma diamo notizie. Sarebbe in qualche modo un reato non dare le notizie". "I bavagli - ha detto ancora - non sono la risposta, rispetto a una società che presenta molte ingiustizie". Secondo Siddi, inoltre, oggi il concetto di tutela della privacy viene richiamato a sproposito. "Certamente tutte le persone che finiscono sotto intercettazione - ha detto - hanno diritto alla tutela degli aspetti delicati della propria identità personale e della propria dignità umana. Su questo siamo pronti a discutere. C'é già una legge. Se non funziona la si corregga ma non si dica che bisogna fare nuove leggi per questo o addirittura immaginare cinque anni di galera per i giornalisti". Secondo Siddi, inoltre, la categoria dei "giornalisti è sotto tiro". "Non è una novità - ha aggiunto - Ma oggi la pressione è più forte perché i poteri accettano poco di essere disturbati e invece l'informazione ha anche il ruolo di disturbare il manovratore, se questo c'é".

Fonte: ansa
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