I giornalisti contrari alla riforma "per difendere il diritto all'informazione su vicende di indubbia rilevanza sociale". Il dissenso di Casson, senatore PD ed ex magistrato.

08 giugno 2008
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 "I giornalisti italiani non hanno alcuna intenzione di frugare nella vita privata delle persone, e la loro opposizione al disegno di legge messo in cantiere dal governo Berlusconi non ha nulla di corporativo. Siamo contrari alla riforma annunciata perche' vogliamo difendere il diritto della comunita' nazionale ad essere informata su vicende di indubbia rilevanza sociale: come sono state, negli ultimi anni, le scalate bancarie, gli scandali del calcio, le varie 'vallettopoli'.

Tutte storie che hanno giustamente segnato la vita italiana, e che sarebbero rimaste sconosciute se fossero state gia' in vigore le norme che propone il Presidente del Consiglio". Lo afferma il presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Roberto Natale. "Il diritto alla riservatezza, che e' un fondamentale valore civile, non puo' essere invocato a sproposito per restringere gli spazi di azione di quei poteri di controllo che in democrazia sono rappresentati dalla magistratura e dall'informazione.

Il sindacato deigiornalisti mettera' in atto contro questa proposta ogni azione necessaria, come gia' aveva fatto nella scorsa legislatura contro l'analogo disegno di legge Mastella. Sapremo dimostrare al Paese -conclude Natale- chi e' che si batte per interessi generali e chi invece vuole sottrarre le proprie azioni al controllo dell'opinione pubblica"."

Sara' impossibile intercettare nei casi di omicidio, di traffico internazionale di droga e di esseri umani, nelle delicatissime inchieste sulla pedopornografia, dato che per intercettazione si intende anche quella telematica, sui traffici internazionali di armi e sul riciclaggio. Ma nemmeno, e qui ci arriviamo, quelle che piu' riguardano il Nostro: corruzione, concussione e i vari reati contro la pubblica amministrazione. Si' e' vero, sembra di tornare al punto di partenza: impedire certi tipi d'indagine". Cosi' Felice Casson (Pd), ex magistrato, ora capogruppo in commissione Giustizia al Senato, intervistato sul sito www.articolo21.info, interviene in merito alla questione delle intercettazioni. "Qui oltre a bloccare la maggior parte delle indagini si sta tornando alla vecchia impostazione Castelli: indagini secretate fino all'appello. Pensa che ridere -conclude Casson- che cosa sarebbe il campionato con Moggi ancora in sella, o il nostro sistema creditizio con i vecchi vertici della banca d'Italia?!" 

Fonte: adnkronos
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