Segreti, debolezze e bugie del Parlamento regionale siciliano. Ecco come Palazzo dei Normanni custodisce il santo Graal.

di Salvatore Parlagreco
07 giugno 2008
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Riferire sulle regole, le consuetudini, le liturgie dell’Assemblea regionale siciliana costringe a guardare dal buco della serratura. Bisogna sbirciare e intuire. Nei Parlamenti, e il Parlamento regionale non fa davvero eccezione, si conservano gli arcana imperii, vige cioè la riservatezza, mantenuta gelosamente.

Così sappiamo ciò che ci viene dato di sapere. Puoi rimanerci dentro mezzo secolo e morirci nelle mura del Palazzo, le cose non cambiano, non saprai mai i fatti che contano.

Le stanze in cui circolano le notizie sono poche e in quelle entrano i custodi degli arcana imperii. Il Consiglio di Presidenza è il sancta sanctorum degli arcana imperii: conserva il santo graal – il sistema di distribuzione delle risorse - ed ha il compito di custodirlo. Compito delicato, che affida al Consiglio grandi potenzialità di “governo”: non si deve infierire, perciò, verso chi ha battuto il pugno sul tavolo per entrarci e impedito che si eleggessero i suoi membri nella prima seduta d’Aula dedicata a questo adempimento istituzionale .

Cerchiamo di capire: in analogia a quanto avviene nel Parlamento nazionale – Camera e Senato - il Consiglio di presidenza decide autonomamente nell’ambito delle funzioni ad esso affidate. A meno che non deliberi di costituire una squadra di calcio, può fare quello che vuole e non deve darne conto a nessuno; ciò che decide ha valore di legge, al pari delle altre leggi dello Stato.

Ma, a differenza delle leggi dello Stato, il Consiglio può modificare le sue regole con procedure assai spartane, senza obbedire all’iter parlamentare di un disegno di legge, ogni volta che lo ritiene: a meno che non trasgredisca le sue stesse regole (non avendo avuto il buonsenso di modificarle prima) gode di un potere pressoché illimitato nell’ambito delle funzioni che è chiamato a svolgere, perché può deliberare quando e come vuole.

E’ per questa ragione che nell’ultima seduta dell’Assemblea i gruppi parlamentari della maggioranza non hanno trovato l’accordo sui nomi e rinviato la seduta?

Non esageriamo, il contenzioso interno alla maggioranza trascende la valenza dei posti da spartire, e in più c’era ancora in stand by la distribuzione delle deleghe degli assessori. Il Consiglio di presidenza è sì, un “governo”, ma di seconda scelta ,e perciò fonte, per questa ragione, di tanti guai per l’Assemblea. I deputati regionali hanno estimatori, consensi, ma anche torme di clienti, cui sono “costretti” a dare risposte. Non sono cambiali, ma nemmeno parole al vento.

Se hanno promesso a qualcuno di sistemare il figlio, che gli raccontano? sono entrato nel governo dell’Assemblea invece che in quello della Regione e allargano le braccia? No, non possono, sicché nel tempo il Consiglio di Presidenza è andato assomigliando sempre più al governo della Regione, senza esserlo. Due esempi: il call center, una specie di mega centralino, nato quattro anni or sono, e la Fondazione Federico II.

Il call-center è una autentica invenzione, del tutto inutile, che ha sostituito un servizio esistente che funzionava magnificamente che aveva personale addestrato e assunto a questo scopo con regolare concorso. La Fondazione Federico II è nata nel 1997 per gestire l’accoglienza a Palazzo dei Normanni e gli eventi culturali a costo zero grazie al ticket d’ingresso a pagamento, ma si è trasformata in un carrozzone con un centinaio di dipendenti.

Ogni tanto qualcuno chiede conto e ragione di quel poco che viene a sapere, ma dura poco, le risposte non arrivano e le proteste durano lo spazio di un mattino. Perfino i sindaci revisori della Fondazione si sono ribellati a quest’andazzo.

Non è successo niente. L’indotto dell’Assemblea non finisce con la Fondazione, ma questa merita attenzione, perché è la cartina di tornasole dell’evoluzione subita dal Consiglio di presidenza, che è anche il consiglio di amministrazione della Fondazione.

La filiera dell’indotto annovera anche altri settori (pulizia, manutenzione e altro), perché l’esternalizzazione dei servizi è divenuta la politica di riferimento dei consigli di presidenze da alcuni anni a questa parte. Una menzione va dedicata al catering “spinto” che ha caratterizzato l’attività di rappresentanza della Presidenza negli anni 2001-2006, e alle “leggine” sugli anniversari dell’autonomia.

Quanto al catering, c’è stato un periodo, piuttosto lungo, in cui banchetti e festini occupavano ogni ala di Palazzo dei Normanni perfino nei giorni di seduta, perciò non si capiva chi si trovava a Palazzo dei Normanni per mangiare e chi per l’attività parlamentare. Le ricorrenze legate allo Statuto sono una manna da cielo, perché regalano al Consiglio la gestione di risorse supplementari.

Ma l’indotto, la Fondazione e le esternalizzazioni, sono soltanto invenzioni piuttosto recenti: la parte più cospicua della gestione. Quella che si è evoluta, riguarda l’attività d’istituto. Il Consiglio di presidenza, è bene ricordarlo, decide l’entità degli stipendi, delle pensioni, delle indennità, dei contributi, dei benefit al personale ed ai deputati.

Compensi, emolumenti, pensioni, indennità aumentano in percentuale, mai in valore assoluto; sicché chi sta in alto diventa irraggiungibile e la forbice all’interno dell’amministrazione si allarga a tal punto da determinare, come dire, divisioni di classe: chi sta in basso percepisce stipendi trenta, quaranta volte di meno di chi sta in alto. Il Consiglio “legifera” su tutto questo.

Il suo operato non può essere sindacato né dal Commissario dello Stato né dalla Corte dei Conti. Quando decide non adotta alcuno strumento per far sapere ciò che fa. Una situazione che non ha eguali nella pubblica amministrazione. Ma l’Assemblea non è una pubblica amministrazione. E allora che cosa è? La risposta non è una sola, cambia a seconda delle circostanze. Vi sembra incredibile? Avete ragione, è incredibile ma le cose stanno proprio così.

L’Assemblea adotta il codice civile in alcune circostanze, le norme interne del suo regolamentio di amministrazione e del personale in altre circostanze, il cosiddetto parametro con il Senato in altre circostanze. Qualcuno chiama tutto questo la politica dei tre forni. I malpensanti ritengono che il meccanismo comp’lesso di salvaguardia si mette in moto, sempre e comunque, al solo scopo di assicurare il mantenimento dell’esistente. Qualunque sia il criterio adottato nella circostanza data, la salvaguardia dell’esistente viene sempre assicurata.

Il Consiglio di Presidenza è un organismo inossidabile. Ma com’è possibile che sia stato mantenuto e tutelato senza incidenti? Va considerato che esso poggia su una considerazione inoppugnabile: il Parlamento è sovrano sempre e ovunque – e che tutte le parti hanno interesse che esso rimanga tale, ben protetto ed inattaccabile. Potrebbero cambiare le cose? Certo che sì, ma non cambiano.

Quando potrebbe avvenire? In sede di bilancio formalmente, tutte le volte che si vuole, se un deputato o un gruppo parlamentare lo ritiene.Dovrebbe essere l’Assemblea a fare le pulci al Consiglio di Presidenza in sede di discussione del bilancio, ma l’esame del documento finanziario – bilancio di previsione e consuntivo - è diventato una farsa: qualcuno legge ad alta voce dei numeri, che corrispondono al capitolo di spesa, e in tre minuti circa viene approvato tutto o quasi in un’Aula quasi deserta. Quando qualcuno si mette di traverso, gli tirano le orecchie.

Non ricordi, gli dicono, che siamo tutti lì dentro?Il punto è, dunque, come la sovranità del Parlamento viene usata: bene o male, nell’interesse dell’istituzione o in modo clientelare. A giudicare dall’entità delle risorse messe in circolo, non si può certo affermare che il denaro pubblico sia stato tenuto in grande considerazione, tutt’altro. Di recente, per esempio, è saltato fuori che bisogna pagare le liquidazioni anticipate ai deputati colpiti dal “taglio” della legislatura. Un sacco di soldi.

Nel riferire di questo imprevisto, con faccia contrita, il rappresentante dell’amministrazione – preferiamo non ricordare il nome, sarebbe ingiusto - qualcuno ha alzato gli occhi al cielo, come se fosse colpa del Padreterno o del destino cinico e baro questo mattone piombato in testa all’Assemblea, che invece è la conseguenza di regole che distribuiscono in modo offensivo il denaro pubblico. Fin qui tutto chiaro, no? Fino a un certo punto. La democrazia parlamentare si regge su ruoli tradizionali: la maggioranza e l’opposizione.

Dovrebbe essere così anche nel Consiglio di Presidenza; invece no, una tradizione che non ha soluzione di continuità, vuole che i membri del Consiglio lascino fuori le bandiere di partito e sventolino solo quelle dell’organo di autogoverno, senza eccezione alcuna.

Ci sono stati nel tempo i rappresentanti di tutti gli schieramenti nel Consiglio, ma nessuno ha mai “urlato” contro gli eccessi del Palazzo, tutt’altro. Ma non pensate necessariamente male di tutti e se proprio volete pensare male, non fatelo allo stesso modo, le colpe non sono mai uguali perché gli uomini non sono mai uguali.Va tenuto in gran conto, ai fini del giudizio – brutto o buono che sia, un fatto: il Parlamento elargisce risorse ai singoli deputati ed ai gruppi parlamentari.

Si tratta di finanziamento pubblico che viene erogato sotto altra etichetta e non ha bandiera: somme considerevoli concesse per l’attività culturale e politica dei gruppi parlamentari, pensioni dorate, benefit spalmati senza risparmio. Soldi che fanno campare i partiti (non ci sono più, ma è come se ci fossero). Nessuno se la sente, perciò, di rompere la consegna del silenzio, anche quando ha la coscienza a posto.

Significa che all’interno del Consiglio tutti calano la testa? No, significa che niente può essere deciso se non si è, sostanzialmente, tutti d’accordo (call center, Fondazione, contributi, eccetera). Il semplice disaccordo, non accompagnato dalla denuncia, non vale niente. Nel Consiglio di presidenza vige una specie di diritto di veto non codificato. Solo che nessuno lo usa. Una ragione deve esserci, e deve essere molto seria. 

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Anonimo 09 giugno 2008   15:56

Tendiamo ,quando si parla di "potere", a parlare della maggioranza che prevale e governa.

Ma chi partecipa alle elezioni ,chiunque ,spera di "vincere". E TUTTI "promettono" qualcosa. Anche chi poi ,alla fine ,perde. TUTTI HANNO "RISPOSTE DA DARE" al proprio elettorato. E' su queste basi di "mutua convenienza" che nascono gli inciuci ed i moderati compromessi nel chiuso delle segrete stanze.

I voti li hanno chiesti ed ottenuti TUTTI gli eletti dell'ARS. E lì non si parla di filosofia nè si discetta sullo Stato Ideale ; LI' SI DECIDONO "COSE" PRATICHE. Democraticamente. Un po' per ciascuno. Non vedo "medicine" all'orizzonte.

Solo un super-prefetto con poteri super-costituzionali. Ma questa (ovviamente) è una contraddizione in termini.

Viene di diventar Rivoluzionari. Con questo meccanismo (che si autotutela) siamo tutti prigionieri. Per sempre.

E lamentarsi in pubblico o in privato NON DETERMINA ALCUN CAMBIAMENTO DELL'ANDAZZO.

Anonimo 09 giugno 2008   13:17

Sbaglio o il call center dell'ARS è a Enna ? Ricordo male ? E tutto questa anomala allocazione ,per caso ,ha qualche cosa a che vedere con un famigxxxx,famoso deputato di quella provincia che ha ottenuto tante cose proprio mentre era vice-presidente dell'Assemblea e dunque "parte" rilevante e "pesante" del Consiglio di Presidenza ?

E sbaglio o quel parlamentare ,simpatico e cicciottello ,aveva lo stesso nome di Lenin ?

E sbaglio se ricordo che ha molto "lavorato" sul settore acqua ?

E sbaglio o ha ottenuto per Enna dei pezzi d'Università ?

E sbaglio o perfino tra i Ds del tempo c'erano tanti "mormorii" nei suoi confronti ?

Anonimo 09 giugno 2008   10:44

Caro Direttore ,l'unica cosa da aggiungere è che i partiti evitano accuratamente di eleggere nel Consiglio di Presidenza le loro "pecore nere" ,i propri "bastian contrari" ,i propri "ribelli". Nemmeno per acquetarli o "calmarli": Là ci vanno solo i rappresentanti della Corporazione (non registrata e senza "albo") dei Furbi .Ed è la prima ed unica tessera che a quel livello conti .Gente che si fiuta a vista ,si riconosce con una gomitatina ,una strizzatina d'occhio e perfino con le barzellette ed i gossip. Ma questo non riguarda il Consiglio di Presidenza ,ma tutta l'Assemblea e le segreterie regionali dei partiti. Il Consiglio è figlio primogenito e legittimo di questa situazione di fatto.

D'accordo ,ci lamentiamo. Ma la soluzione del caso sarebbe comunque affidata proprio a mandanti ed esecutori e beneficiari ! In realtà la democrazia non è nata fornita di difese immunitarie contro i Furbi .E non gli si può fare nemmeno un'iniezione di vaccino perchè la sua pelle s'è fatta dura come il cuoio.

Anonimo 09 giugno 2008   10:44

Caro Direttore ,l'unica cosa da aggiungere è che i partiti evitano accuratamente di eleggere nel Consiglio di Presidenza le loro "pecore nere" ,i propri "bastian contrari" ,i propri "ribelli". Nemmeno per acquetarli o "calmarli": Là ci vanno solo i rappresentanti della Corporazione (non registrata e senza "albo") dei Furbi .Ed è la prima ed unica tessera che a quel livello conti .Gente che si fiuta a vista ,si riconosce con una gomitatina ,una strizzatina d'occhio e perfino con le barzellette ed i gossip. Ma questo non riguarda il Consiglio di Presidenza ,ma tutta l'Assemblea e le segreterie regionali dei partiti. Il Consiglio è figlio primogenito e legittimo di questa situazione di fatto.

D'accordo ,ci lamentiamo. Ma la soluzione del caso sarebbe comunque affidata proprio a mandanti ed esecutori e beneficiari ! In realtà la democrazia non è nata fornita di difese immunitarie contro i Furbi .E non gli si può fare nemmeno un'iniezione di vaccino perchè la sua pelle s'è fatta dura come il cuoio.

Anonimo 09 giugno 2008   09:37
L'utente ha risposto al commento anonimo del 09 giugno 2008. Visualizza »

Il mio commento è il seguente: La cosa più incredibile è che a questo articolo non è stato fatto alcun commento (circa ore 16,30 268 lettori 0 (dico ZERO) commenti) . Forse perchè non ce ne sono? Forse perchè la diffusione del vostro quotidiano d' informazione è troppo limitata rispetto ad altri organi di informazione? Forse perchè nessuno capisce i bizantinismi di cui ci riferisce Parlagreco? Forse perchè lo stesso Parlagreco, cito dal suo sito, è stato direttore generale dell'associazione Federico II di cui con tanta veemenza critica la traformazione in un carrozzone con un centinaio di dipendenti? Forse perchè siamo troppo abituati a considerare l'istituzione regionale come una specie di buco nero che tutto e tutti risucchia nel suo vortice oscuro? Resto in attesa che qualcuno risponda o commenti oppure CHE NESSUNO FACCIA O DICA NULLA, mi si permetta di dire, COME AL SOLITO!

Forse qualcosa sta cambiando se dopo 268 cigni bianchi dalla porta ne esce uno nero!

 

....aspetta.....i commentatori avranno pur diritto di riposarsi a fine settimana.......il cigno nero mi sa che avra' compagnia....

Anonimo 09 giugno 2008   01:07

il siciliano si indigna... ma continua a voltarli... perchè i politici sono sperti... con gelosia: lì vorrebbe esserci lui!  

Anonimo 08 giugno 2008   16:45

Il mio commento è il seguente: La cosa più incredibile è che a questo articolo non è stato fatto alcun commento (circa ore 16,30 268 lettori 0 (dico ZERO) commenti) . Forse perchè non ce ne sono? Forse perchè la diffusione del vostro quotidiano d' informazione è troppo limitata rispetto ad altri organi di informazione? Forse perchè nessuno capisce i bizantinismi di cui ci riferisce Parlagreco? Forse perchè lo stesso Parlagreco, cito dal suo sito, è stato direttore generale dell'associazione Federico II di cui con tanta veemenza critica la traformazione in un carrozzone con un centinaio di dipendenti? Forse perchè siamo troppo abituati a considerare l'istituzione regionale come una specie di buco nero che tutto e tutti risucchia nel suo vortice oscuro? Resto in attesa che qualcuno risponda o commenti oppure CHE NESSUNO FACCIA O DICA NULLA, mi si permetta di dire, COME AL SOLITO!

Forse qualcosa sta cambiando se dopo 268 cigni bianchi dalla porta ne esce uno nero!

 

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