Fra UDC e PDL si combatte a Palazzo dei Normanni un round decisivo nel centrodestra siciliano. Il partito di Cuffaro non ne esce bene.

07 giugno 2008
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Alla fine l'Udc ha dovuto cedere anche questa volta. Il suo candidato, Giovanni Ardizzone, è stato retrocesso, da vice presidente a deputato questore, anzi: presidente del collegio dei questori. Non male, ma è un'altra cosa, sopratutto un segnale.

Si è combatuta negli ultimi giorni una guerra per la vicepresidenza dell’Assemblea. Si tratta di un evento episodio senza precedenti. La politica abitua a tutto, ma bisogna assorbire le novità e farsene una ragione. Magari capisci come stanno le cose, riflettendoci sopra. E scopri che tutto questa rumore per la vicepresidenza dell’Assemblea nasconde dell’altro.

Al Poggetto

Che cosa?

Il tentativo di mettere a tacere per sempre l’UDC che a Roma fa opposizione e a Palermo sta nella maggioranza di centrodestra.

Vogliono punirlo per questa ragione? Sarebbe la logica conseguenza. E invece no, non è vero nemmeno questo. C’è dell’altro. Raffaele Lombardo sta giocando la partita più importante e si è alleato con la corrente di FI che al momento gli è più congeniale.

Quale?

Quella che fa capo a Gianfranco Micciché. Da che cosa si arguisce? Dal fatto che subito dopo avere tirato fuori dal cilindro i nomi degli assessori ha rotto gli indugi sul nome del vicario, il vice presidente, Titti Bufardeci, vicino a Miccichè. Scelta sulla quale non c’era stato alcun accordo fra i partiti della maggioranza di centrodestra in Sicilia.

Su che cosa si disputa, perciò? Sulla vice presidenza dell’Ars o sul diritto dell’UDC di avere ciò che gli spetta? Il panorama è complesso e per spiegarlo ci vorrebbero molte pagine, bisognerebbe scrivere di AN e delle sue disavvventure siciliane, perché non è tutto oro quello che “luce”, come dicevano i nostri nonni.

Anzi, si sostiene che il cono d’ombra su AN stia diventando sempre più largo. I nomi su cui si disputa? Santi Formica, sbattuto fuori dal governo, nonostante il più alto numero di consensi, ha rischiato di uscire anche dalla candidatura a vice presidente dell’Ars, che gli era stata promessa. Pare che abbia accettato in un primo momento la presidenza del gruppo parlamentare del PDL, per dare spazio a Giovanni Ardizzone, UDC, rimasto l’ultima bandiera del partito di Cuffaro.

Ormai i giochi sono fatti e l’UDC non può spendersi per altro. E’ stato disarcionato dalla vicepresidenza della Regione, gli è stato tolto uno dei tre assessori promessi, e gli è stata scippata anche la vicepresidenza dell’Assemblea.

Chi avrebbe previsto una sequenza così sfavorevole all’indomani del risultato elettorale sarebbe stato preso per demente per via del rapporto specialissimo fra Lombardo e Cuffaro. Invece le cose stanno proprio così, l’Udc arranca: è stato usato e gettato via. E’ questo che pensano, a denti stretti, in casa “democristiana”.

Perché Lombardo avrebbe scisso le sue fortune da quelle del suo mallevadore, Cuffaro?Proviamo a capire: l’occasione è ghiotta: l’UDC è opposizione a Roma, maggioranza in Sicilia.

Ci sono le condizioni per smantellare tutta la struttura UDC. Un obiettivo al quale aspira da tempo, senza farne mistero, una parte di Forza Italia, quella che fa capo a Miccichè. Sono le giornate propizie per assestare il colpo finale. Nella capitale, l’UDC non può sedere attorno ai tavoli “giusti”.

L’interlocutore del PDL romano è Lombardo. Certo c’è poi il ”quadrunvirato”, cui è stato affidato il coordinamento del partito dopo l’ascesa di Angelino Alfano. E un quadrunvirato non può concedere né auorevolezza né rappresentatività ad alcuno dei suoi componenti.

Lombardo, e nessun altro. MPA e PDL. Fuori gioco l’UDC. Quando vengono fatti questi conti e tratte queste conseguenze, qualcuno invita a “frenare”, Ciò che pare impossibile oggi, non lo è domani.

Il quadro è in evoluzione. Dall’altra parte, nel PD, il vice presidente dell’Ars è stato indicato: Camillo Oddo. Lillo Speziale, ex vice presidente dell’Ars? Dovrebbe toccargli la presidenza della Commissione antimafia, promessa all’opposizione insieme alla commissione Statuto. La Sicilia, insomma, come Roma. Staremo a vedere.  

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