Da qualche giorno a questa parte Silvio Berlusconi ed alcuni ministri del suo governo, come Matteoli, parlano a suocera perché la nuora intenda (non si dice così?). Il destinatario dei messaggi è la Lega di Bossi. Sui giornali, la radio e la televisione puntualizzano, precisano, ricordano, qualche volta rimproverano. Sugli argomenti caldi non tralasciano nulla perché la gente capisca che loro, cioè il Pdl, e perciò il governo ha una sola voce, quella del suo Presidente.
Sui clandestini, Berlusconi è stato assai chiaro: il reato di clandestinità non sta in piedi, può essere solo un’aggravante, non si può mettere in galera una persona per il solo fatto di “esserci”, di trovarsi in un Paese nel quale non ha avuto l’autorizzazione ad entrare. Il clandestino può essere mandato a casa, questo sì.
Ma può essere punito se ha commesso un crimine. Se ciò avviene, la sua clandestinità diventa un crimine aggiuntivo perché è come se fosse venuto a casa nostra allo scopo di commetterlo.
Certo, ci sono poveri disgraziati che scappano per fame e arrivati in Italia continuano ad avere fame, e perciò la tentazione di procurarsi quello di cui hanno bisogno comunque è forte. Molto più forte di chi avendo di che sopravvivere, si fa vincere dalla tentazione. Ma il crimine è il crimine, qualunque sia lo stato e la condizione di chi lo commette, perché se non fosse così, il giudice dovrebbe affidare ad un sociologo una ricerca e punire o assolvere in base ad elementi che nulla hanno a che vedere con il giudizio, la pena o l’assoluzione.
Berlusconi, dunque, ha perfettamente ragione, quando precisa il suo pensiero ed afferma di non avere fatto marcia indietro. In effetti non l’ha mai fatta, sono i ministri leghisti che sono partiti sparati su questo argomento e non hanno usato alcuna cautela. Volevano un pacchetto sicurezza padano, volevano dare risposte immediate ai lombardi, hanno avuto la vista corta. Il Paese è più grande della Padania e la sicurezza non è solo un problema di clandestinità, ma di piccola e grande criminalità, di mafie, bande di delinquenti organizzati, nati e vissuti in Italia o arrivati da qualche parte del mondo.
Altro argomento di contenzioso interno alla maggioranza, il Ponte sullo Stretto. Da tempo, Berlusconi ne ha fatto una specie di bandiera. Si può essere d’accordo con lui o in disaccordo, ma non ci sono dubbi che abbia fatto di questa opera una delle sue ragioni d’essere della discesa in politica. Al punto da affermare che siccome vuole entrare nei libri di storia, il Ponte lo farà “nel suo interesse”.
Una battuta certo, ma illuminante. Non la pensiamo esattamente come lui, riteniamo che il Ponte non meriti tanto, che i problemi del trasporto in Sicilia siano tali e di tanta rilevanza da relegare il ponte al secondo o terzo posto, ma ci rendiamo conto che un’opera come il Ponte potrebbe far partire un circolo virtuoso, avere effetti moltiplicativi e “costringere” a fare ciò che finora non è stato fatto. Ma non potremmo davvero giurare che farlo oggi sia la cosa giusta.
Ci limitiamo ad osservare che ogni volta che ci è capitato di attraversare lo Stretto, il bisogno del Ponte è stato intenso, forte, ineludibile.
Quelle due lore, talvolta tre, spese su quel braccio di mare ci sono sembrate anacronistiche visto che un po ovunque opere di questa portata sono state realizzate senza tante storie.
Ci sono anche altre buone ragioni, ma vengono sciorinate ad ogni piè sospinto e non occorre ripeterle. Ma le ragioni di chi sta dall’altra parte sono rispettabili, in qualche misura giustificate ed acquistano una certa utilità, comunque si valuti l’opera.
Sul Ponte la diversità di opinioni fra Berlusconi e i leghisti è maggiore di quanto non si creda. Berlusconi vuole realizzare l’opera, il suo sottosegretario Castelli sostiene che si debba dare il via al Ponte quando le grandi opere infraetrutturali del Nord siano state cantierate.
La questione non è di poco conto: la dichiarazione di Castelli non è spiegata, non è illustrata da alcun problema di opportunità. Essa svela un’ottica “mirata” che fa della presenza leghista nel governo della nazione, una presenza di parte. Il Premier non ha confutato le asserzioni del suo sottosegretario, ha spiegato le sue, ma non ha fatto altro. Avrebbe potuto? No, forse no, per il momento. Più avanti è probabile che sia costretto ad andare più in là.
Terza questione, l’Ici. Il balzello ha un valore comunicazionale, non toglie ai poveri perché era stato già eliminato per le fasce più deboli. Per potere lanciare il messaggio più caro, meno tasse, il Capo del governo ha eliminato l’ICI. Per poterlo fare ha spinto le amministrazioni locali a inventarsi altri balzelli, ma soprattutto ha tolto risorse al Mezzogiorno d’Italia. Sbagliato, profondamente sbagliato. Su questo la Lega non c’entra nulla, c’entra il Ministro dell’economia, Tremonti, quello della Robin Hood tax, che tratta la finanza con molta confidenza, è un creativo: il libro mastro nelle sue mani si trasforma in un leggio musicale o una tela su cui dipingere o uno foglio bianco suo cui scrivere. La creatività non gli fa difetto: i numeri danzano attorno a lui, insieme ai problemi del mondo. Non è liberal, né keinesiano, né conservatore illuminato, né liberista. E’ tutte queste cose insieme, e nessuna di esse.
Le sue trovate godono credito, i suo colleghi di Gabinetto sembrano pendere dalle sue labbra, economisti ed esperti sono soggiogati dal suo ingegno e dalla buona scrittura. E’ l’uomo nuovo. Ingombrante, ma decisivo di questo Berlusconi IV.
Per abbattere l’ICI ha rastrellato i fondi “siciliani”, costringendo il Presidente della Regione ad annunciare un ricorso alla Consulta.
Gli è costato molto farlo, lo si è visto dall’indugio. E Berlusconi? Su questi argomenti preferisce defilarsi. Troppo complicati, troppo vaghi, inafferrabili, mutevoli. Lascia fare al “mago” della finanza.
"un po ovunque opere di questa portata sono state realizzate senza tante storie"
Potreste fare un esempio di "opera di questa portata" ? Scusate l'ignoranza ma non riesco a pensarne nemmeno una...
Questa é una frase pesante, diciamo la base di tutto il discorso. Non la si puó lasciare lí cosí, senza spiegazioni....
Non credo vadano sopravvalutati i borbottii leghisti. Fanno il loro mestiere di paladini del Nord.
Ma la barra è saldamente in mano a Berlusconi. Senza di lui la Lega esprimerebbe al massimo una manciata di Sindaci.
Con lui è cresciuta fino al Governo. E quando stai al Governo o "cresci" o muori. Di Liberto docet.
E Bossi lo ha capito molto bene.