Nonostante l'incidente di ieri in Slovenia, la volontà espressa da esponenti del Governo di proseguire sulla strada annunciata del nucleare non è scalfita. "Indietro non si torna. Si deve andare avanti, perché il nostro paese, e il pianeta intero, hanno bisogno di energia", ha detto il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola. A confortare il fronte del sì sono i dati positivi sulla vicenda provenienti dalla centrale, che verrà riaperta martedì prossimo e da cui sono state escluse definitivamente contaminazioni esterne.
Secondo la relazione del sottosegretario all'ambiente Roberto Menia alla commissione Ambiente della Camera, l'emergenza alla centrale è finita già alle 21.30 dello stesso giorno dell' allarme: "Non c'é stata nessuna fuga di materiale radioattivo in ambiente esterno - ha affermato Menia, secondo cui autorità italiane parteciperanno ai futuri controlli sulla centrale slovena - come è stato confermato anche dal Ministro dell' Ambiente sloveno durante il Consiglio Europeo dei ministri in Lussemburgo". Secondo ministri ed esponenti della maggioranza, in definitiva, l'incidente di Krsko deve rassicurare sulla bontà delle procedure di sicurezza, piuttosto che allarmare: il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, che oggi ha partecipato ad un consiglio europeo con i suoi omologhi in Lussemburgo, ha affermato che "l'incidente nucleare in Slovenia non cambia minimamente la politica del nostro paese in materia di energia nucleare". Anche il ministro degli esteri Franco Frattini ha invitato a "evitare allarmismi", ma anzi deve spingere a puntare su "centrali nucleari di nuova generazione". Per Scajola, "l'incidente alla centrale slovena di Krsko indica che gli impianti nucleari possono ovviamente registrare malfunzionamneti come ogni impianto costruito dall'uomo, ma hanno al proprio interno sistemi di sicurezza che consentono di far fronte agli incidenti in modo immediato contenendo le possibili conseguenze". Il ministro ha aggiunto che la centrale di Krsko "viene classificata come centrale nucleare di seconda generazioné" e che le "nuove centrali nucleari cosiddette di terza generazione hanno sistemi di sicurezza ancora più evoluti e fanno ampio affidamento su elementi di sicurezza intrinseci che si attivano automaticamente senza richiedere l'intervento degli operatori". Di parere opposto le associazioni ambientaliste, secondo cui invece l'incidente è il segnale della pericolosità del
nucleare: "Una situazione che porta la commissione europea all' allerta di tutti i paesi menbri sulle possibili conseguenze di un incidente nucleare non può essere considerato come qualcosa del quale non ci si debba preoccupare - ha affermato da Bruxelles Jan Beranek di Greenpeace, secondo il quale l' incidente a Krsko è la prova della minaccia che tutte le installazioni nucleari in Europa pongono per la popolazione e l' ambiente". Da noi hanno approfittato della vicenda per ribadire il no all'atomo Ermete Realacci, ministro ombra dell'ambiente, secondo cui "il problema del nucleare non è solo una questione di sicurezza. E' la scelta che non funziona: è tutto tranne che una prospettiva luminosa", ma anche Antonio Di Pietro dell' Italia dei Valori, che ha ribadito che "l'Italia dei Valori è
contraria allo sviluppo del nucleare di terza generazione e preferisce che si guardi ad altri tipi di energia, come quella eolica". Contrari anche il Wwf e Legambiente. Quest'ultima, per bocca del presidente Vittorio Cogliati Dezza, ha affermato che "gli incidenti si ripetono ciclicamente e quello che è accaduto ieri in Slovenia è l'ennesima dimostrazione che la sicurezza, quando parliamo di nucleare, non è mai certa". In definitiva l'incidente ha riproposto le posizioni di sempre: gli antinuclearisti si ritroveranno il prossimo 7 giugno a Milano per una marcia di portesta, e c'é già chi parla di un nuovo referendum per fermare il ritorno all'atomo.