Un caro amico lamenta l’ingiustizia di non potere votare per il candidato Presidente degli Stati Uniti d’America. Con il sorriso sulla bocca sostiene di averne diritto, ridurre il problema ad una questione di cittadinanza è un limite. Una ragione ce l’ha: la sua attività – fa comunicazione e si occupa di terziario avanzato – dipende da ciò che avviene negli Stati Uniti, almeno più di quanto non dipenda dalla governance italiana o europea. Il mio amico esagera, non c’è dubbio.Ci sono buone ragioni nella sua protesta. Il mondo è cambiato, i Potenti decidono la nostra vita: sono pochi e influenzano ogni momento della nostra giornata. Ma non siamo noi a sceglierli.Passi per il gotha della finanza, le multinazionali, i petrolieri, i mertanti della catena alimentare, gli speculatori, i despoti che infestano ancora larga parte del pianete, ma dove c’è democrazia, come negli Stati Uniti, qualche modo per contribuire alla scelta dovremmo trovarlo. Il mio amico conserva le sue utopie, non è un male.L’importante è che se ne renda conto.Il bisogno di contare di più, anche nel proprio Paese, c’è e come.Le primarie, lunghe, faticose e costose che si svolgono negli Stati Uniti, alle quali possiamo solo guardare da spettatori, tuttavia non ci devono indurre solo lamentazioni, ma a misurare la nostra diversità.Il Presidente degli USA ha un potere enormemente più ampio del nostro Presidente, le primarie costituiscono un efficace strumento di consultazione democratica e costituiscono una buona deterrenza per assicurare la partecipazione.Senza le primarie gli USA rasenterebbero il dispotismo in considerazione del fatto che il Presidente può fare quasi ciò che vuole, perché conta più del Parlamento.Le primarie, dunque. Quelle che abbiamo sperimentato dalle nostre parti sembrano una farsa rispetto alle “americane”. Negli USA sono regolate da norme e disciplinate dai partiti secondo regole inderogabili.Ciò che è avvenuto in Florida di recente nelle primarie del partito democratico americano, costituisce una prova inoppugnabile della severità con cui i partiti controllano il loro svolgimento: in Florida i democratici hanno anticipato il voto e sono stati “puniti”, i loro delegati conteranno la metà. Un danno per Hillary Clinton, ma le regole sono le regole. In Italia le primarie, rispetto alle consultazioni americane, sono una farsa perché non sta scritto in nessun posto come si devono svolgere, con quali regole e scadenze.Finora le primarie hanno corrisposto a due bisogni: il desiderio di sollecitare una partecipazione dei cittadini, sentimento encomiabile, e il bisogno di fare grancassa attorno ai nomi già prescelti, obiettivo comprensibile ma non encomiabile. Il Partito democratico può vantare una primogenitura della quale non sio può che essergliene grati, ma non può aspirare ad altro.Finora non ha messo mano al meccanismo delle primarie per farne un elemento connotativi della sua vita interna. I gazebo delle primarie democratiche italiane sono stati scvopiazzati, in peggio, dagli azzurri di Forza Italia, quando il Leader, Berlusconi decise nel rapido volgere di un mattino, di cambiare nome e allargare la famiglia del partito, diventato PDL e “casa comune” di AN e FI.Sono apparsi gazebo ricchi di addobbi nelle principali piazze italiane, diventati meta di visite assai pubblicizzate dei leader del partito. I cittadini hanno apposto una firma su un pezzo di carta. In questo modo si è poyuto sbandierare il successo dell’iniziativa e la rilevanza democratica dell’evento. Sciocchezze, naturalmente.Meglio niente? Non lo sappiamo, certo è che le nostre primarie non hanno nulla a che vedere con le primarie americane, non sono nemmeno una pallida imitazione.La Clinton e Obama hanno mobilitato l’America e milioni di elettori hanno votato a scrutinio segreto i delegati che dovranno compiere la scelta definitiva del candidato. Perché le elezioni americane non sono “dirette”, i cittadini non votano il candidato Presidente ma delegano qualcuno a votarlo. Immaginate che cosa succederebbe in Italia?Non vogliamo nemmeno pensarci, a meno che non siano vincolati dirante il tragitto verso il voto finale ne perderemmo un bel pò.Ma questa è un’altra storia. Ritorniamo a Barak e Hillary. Ha vinto il candidato di colore, non era Calimero, ma un personaggio che si era fato le ossa e aveva sgomitati.Ma resta una grossa novità. Se avesse vinto la Clinton, sarebbe entrata nella storia, come Obama, perché non c’è mai stata una candidata donna alla Casa, così come non c’è stato mai un candidato di colore.I democratici americani hanno fatto compiere all’America un balzo in avanti, ma anche i repubblicani hanno cambiato registro, scegliendo McCain, un vecchio combattente che non ha mai potuto soffrire Gorge W.Bush.Solo recentemente per compattare il partito, McCain ha ammorbidito le sue contestazioni all’attuale presidenza.-Questo cambiamento è avvenuto nel corso del transito dalle primarie alle presidenziali. Segno che le primarie non scelgono solo candidati, ma fanno evolvere la politica americana, costringendo i protagonisti a misurarsi in concreto con gli umori dell’opinione pubblica e con i problemi del Paese per molti mesi.
Caro Direttore ,sono del tutto d'accordo ,cosa che di recente mi capita di rado leggendo ed ascoltando in giro tra giuornali e Tv .Ai fini teorici della democrazia resta irrisolto ,però ,il problema di "come si parte".
Ho presenti le elezioni "di qua" ,poi penso alle Dimensioni ciclopiche degli USA e mi gira la testa.
Che razza di apparato bisogna mettere in campo ? E quanto denaro ? E quante lobbies ? Numeri per noi impensabili.
Ed è davvero "giusta" una semplificazione della politica che porti a due soli mega-schieramenti .Che funzioni "meglio" ,con meno intoppi ,ne sono convinto . Ma la mia domanda interiore è : "E' giusto semplificare la rappresentanza delle opinioni"? Non dico che "piccolo è bello " per forza. Perà piccolo può essere geniale ,intelligente ,creativo. "Piccolo" può essere un pezzo di storia ,un pezzo di memoria da non rimuovere. Piccolo può essere l'interesse legittimo d'una minoranza sociale. E' sicuro che tutto questo si salvi "comunque" dentro i Contenitori Grandi. O questi ,piuttosto ,si sentiranno le mani libere su certi fronti ed andranno per le spicce specie sul piano dell'analisi delle questioni =
In America le primarie sono lunghissime ,forse la formula è questa. Perchè in tutto questo tempo troverà spazio ed accoglienza anche l'Associazione dei filatelici ed avrà "un incontro" ed un impegno anche la piccola frazione degli esuli politici nicaraguegni. Ma in Italia le primarie sono state dei blitz ,delle gare propagandistiche col "finale" già scritto dalla Regia : Veltroni candidato premier e Berlusconi che "fa scegliere" il nome per il nuovo partito che aveva scelto lui e col simbolo che lui aveva commissionato e reso noto già da tempo. Ed in Italia ,facci caso ,Direttore ,sono finiti i Congressi Veri di partito. Si acclama ,si applaude ,ci si abbraccia ,si piange ,perfino ,ma NON SI VOTA PIU'. La triste conclusione ,nel paragone stridente col titanico scontro americano ,è che in Italia la nuova oligarchia "concederà" le "primarie" solo quando sarà certa di pilotarle al 100 %. Ti ringrazio anche di avere sommessamente ricordato ,sia pure di striscio ed in conclusione ,che "esisterebbe" anche il candidato del Grand Old Party. Per il quale (e ci sarà un qualche motivo) s'è arrivati subito alla Nomination senza i grandi travagli (ohps!) del partito dell'asinello.
A dimostrazione che si possono mettere in campo notizie ed anche opinioni senza apparire faziosi ,irritanti o peggio. Grazie.