“L’arrisbigliò una tuppiata forte e insistente alla porta di casa, tuppiavano alla dispirata, con la mano e con i pedi, ma curiosamente non sonavano il campanello…” Leggendo l’incipit dell’ultimo libro di Andrea Camilleri, dopo avere saputo delle ultime vicissitudine del Presidente della Regione, il pensiero non lo puoi fermare. Chiudi gli occhi, magari uno solo basta, e t’immagini i caporioni dei partiti dietro il portone di Raffaele Lombardo. Tutti a “tuppiare” con la mano e con i pedi, senza degnare di un’attenzione il campanello che pure sta lì proprio per avvertire il padrone di casa.
“Taliò verso la finestra, dalla persiana ‘nserrata non filtrava lume d’alba”, prosegue Camilleri nel Campo del vasaio, “fora era ancora scuro fitto”.
Appunto. Tenebre, buio di pece nera.
“...dalla finestra ogni tanto arrivava un lampo tradimentoso che agghiazzava la càmmara seguito da una truniata che faciva vibrare i vetri: il temporale che aviva principiato il giorno avanti continuava sempre più ‘ncaniato….”.
Chi potrebbe descrivere in modo più colorito ed efficace la Sicilia d’oggi: Camilleri ha creato, senza saperlo, la metafora più lucida del contesto attuale. Da quando è stato proclamato Presidente della Regione continuavano a tuppiare senza cedere alla porta di Raffaele il Paziente, che pur di fare nascere un governo che non voleva sentirne di nascere, s'è giocato le meglio carte. E ce l’ha fatta: ultimo atto, la distribuzione delle deleghe. Dopo avere patito le pene dell’inferno per ottenere le designazioni dai partiti, si è sottoposto all'ordalia per mettere d’accordo tutti sulle deleghe. Accertatosi che il Signore stava dalla sua parte, ha invocato il miracolo.
Regnava un’aria di scetticismo, non si può negare.
Ma lui la coscienza a posto ce l'aveva. Vista la mala parata, la sala parto l’aveva preparata come meglio poteva, sembrava di stare ad Huston e non a Palazzo dOrleans: durante le doglie, aveva chiuso le transenne, alzato paratie, perimetrato l’area di rispetto, avvertito, comunicato e scandagliato. E quelli si aggaddavano, e tuppiavano che era un piacere.
Appuntamento disertati, conferenze stampa rinviate, bisbigli, imbarazzanti ammissioni, battute velenose, dichiarazioni di guerra, mozione degli affetti.
Che doveva fare Raffaele il Decisionista? Trasformarsi in farmacista, giureconsulto, mediatore super-partes. Tutti mestieri nuovi, meno male che impara in fretta. S'è blindato, reso inavvicinabile: due magistrati con le palle, e tutti i big contenti o mezzi contenti. Senza abbracci né baci, per carità, ché a Catania queste cose non si usano.
Facciamoci aiutare ancora da Camilleri:”…cosa stramma, non si sentiva la rumoriata del mari grosso che doviva essersi mangiato la spiaggia…”
Tutto questo pestare l’acqua nel mortaio, infatti, non aveva provocato mareggiate, ma un rosario di sentimenti e risentimenti recitato con la voce della scontentezza durante l’affannosa corsa al posizionamento, alla quale hanno partecipato coscienziosamente padrini e figliocci con eguale lena. Ma come fa a cummatteri con tutti, si chiedevano in giro, mentre lui se la sbrigava con tutti i galli del pollaio. E chi la voleva cotta e chi cruda, ma lui nemmeno i baffi si allisciava, fresco come una rosa. E fuori truniava: dentro AN la guerra totale, in FI si sgomitava, fra AN e FI si era ai materassi, l’UDC chiedeva il divorzio dall’MPA.
Alla fine la botta di mastro. “Si susì, un addrizzuni di friddu gli currì longo longo la schina e continuavano a tuppiare; in quel tirribilio…” trovò la quadra.