Pubblica amministrazione e Alitalia: due pesi e due misure. Il governo non faccia sconti, l'efficienza va raggiunta ovunque. Facciamo un poco di conti...

di Giuseppe Di Bella
30 maggio 2008
Numero lettori 295 Numero commenti Nessuno Inserisci un tuo commento

Il Ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta ha presentato il suo “piano industriale” per la razionalizzazione della Pubblica Amministrazione. Interessanti i contenuti e notevole il programma che si prevede di realizzare nell’arco di 3/5 anni. Il piano sembra orientarsi nella direzione giusta, ovvero verso l’adozione di modelli organizzativi e di governo dei processi di tipo aziendale.

Va ricordato ancora una volta che, storicamente i mali della P.A. italiana sono in buona parte determinati dalla gestione eminentemente politica e dunque non “economica”, della stessa, a partire dalle massicce assunzioni effettuate eludendo l’art. 97 della Costituzione. Ma questo è il passato: speriamo.

 Sulla necessità di razionalizzare la P.A., di renderne economica la gestione, e licenziare chi commette reati abusando del proprio ufficio, o chi è un fannullone (contemporaneamente al Dirigente chi gli consente di esserlo) siamo tutti d’accordo (tranne i fannulloni).

I costi della P.A. sono a carico dei cittadini e pretendere efficacia, efficienza, gestione economica di tipo aziendale, ed infine un adeguato servizio, è coerente ad una società moderna e ad un Governo che vuole abbandonare gestioni “politiche” delle problematiche economiche, sociali e finanziarie.

E’ legittimo avanzare più di un dubbio sulla riuscita e sui tempi della complessa operazione, specialmente per quanto riguarda i più “politicizzati” ed autonomi Enti Locali. Ma questo si vedrà in seguito.

Un Governo attento alla qualità ed economicità dei servizi ai cittadini-utenti, e ad un utilizzo oculato del denaro fiscalmente prelevato, era atteso da tempo.

I cittadini-contribuenti sono sempre più consapevoli che più il denaro pubblico viene mal utilizzato o sperperato, più diventa insopportabile il peso materiale e morale delle tasse pagate, anche perché queste non ritornano ad essi sotto forma di servizi, di sicurezza, di assistenza sanitaria, di pensioni.

Il consenso degli italiani al Centro Destra, proviene in parte anche da queste diffuse attese, oltre che dai temi della sicurezza in senso lato.

Il tempo dello Stato imprenditore in perdita costante, è scaduto. L’economia basata su scelte ideologiche (retaggio del dirigismo marxista) non è più proponibile, non è condivisa.

E’ evidente che fino a quando il sistema economico ha avuto una buona e costante crescita, la “cultura economica” della sinistra ha tenuto poiché il crescente drenaggio fiscale ha consentito di alimentare un welfare dai costi (anche di inefficienza) elevatissimi, ma molto esteso: questo ha determinato un diffuso consenso “indotto”.

Oggi le specifiche economiche sono radicalmente mutate e la globalizzazione dei mercati, unitamente al rialzo continuo del prezzo del petrolio, non consentono gestioni “inefficienti” che rilasciano prodotti a prezzo “politico”.

Una possibile lettura “sociale” dei risultati elettorali, ci porta a considerare l’ipotesi che l’idea di tanti del meno Stato, meno sindacato, più flessibilità, quindi meno spesa pubblica e meno tasse, si sia compenetrata con la parte più svantaggiata della popolazione che ha sofferto l’arretramento sostanziale dello Stato Sociale e la crescita esponenziale dei prezzi.

Ma un Governo che si presenta con questo programma ha bisogno di un accredito ampio: di una credibilità “morale” e sostanziale che vada oltre l’ideologia, che invero oggi interessa poco o punto, come ampiamente dimostrato dai risultati elettorali.

Una riflessione è d’obbligo. Sappiamo che lo Stato è l’azionista di riferimento di ALITALIA e sappiamo anche che le perdite della compagnia, in buona parte, inevitabilmente resteranno a carico dell’Italia.

 

L’allarme è stato rilanciato ieri da Veltroni: “E' inconcepibile che il governo prenda tempo, dodici mesi, è un modo per dilazionare una risposta che va data oggi”'. Ha mostrato in conferenza stampa le prime dichiarazioni di Berlusconi sulla cordata italiana, e poi ha continuato: “Dov'è questa cordata?, Qual è il partner industriale? Con quale procedura si sta pensando di vendere? Tutti quesiti che dal 1 marzo restano non affrontati”'.

Il Ministro dell’economia Tremonti ha rilasciato un’articolata dichiarazione: “Un decreto per derogare alle regole delle privatizzazioni per far fronte all’eccezionalità della situazione di Alitalia", e Intesa San Paolo come advisor per la vendita”. La ricerca di un nuovo azionista per Alitalia "è l'unica alternativa", ha aggiunto Tremonti, ripetendo che “non è più procrastinabile un aumento di capitale sociale". Ha continuato affermando che: “ Il governo pensa che Banca Intesa possa trovare "un'offerta sul mercato" per Alitalia, e non si esclude che Banca Intesa possa entrare nell'azionariato di Alitalia. "Dipende da Banca Intesa" (pleonastico) ha aggiunto Tremonti.

Il Ministro ha infine assicurato che il decreto per Alitalia è "assolutamente in linea con l'Europa. L'Europa vuole il mercato, e più mercato di così...! ".

 

Alcune considerazioni sono d’obbligo: Anche se si materializzasse la cordata più “nazionalista” possibile, inevitabilmente chiederebbe il risanamento delle situazioni debitorie. Insomma in un modo o nell’altro le perdite dell’ALITALIA sono perdite di tutti. Ne siamo coscienti.

Sappiamo perché è fallita la trattativa con AIR FRANCE, sappiamo del “prestito ponte” da 300 milioni di Euro. Sappiamo dell’interesse della LEGA NORD al mantenimento dell’HUB internazionale di Malpensa e delle ragioni politiche che impediscono una soluzione meramente e “logicamente” economica.

Di contro, non sappiamo quanti sono i fannulloni “Statali, Regionali, Provinciali, Comunali, Sanitari, Universitari, Militari”, ma sappiamo che mediamente un impiegato nullafacente, costa in media 80 Euro al giorno, oneri previdenziali compresi.

Conti alla mano, atteso che ALITALIA perde 2.500.000 Euro al giorno, se dividiamo la cifra per 80, risulta che l’attuale gestione fallimentare della Compagnia, costa esattamente quanto il “mantenere in servizio” 31.250 fannulloni. Non è poco.

Questo non è in linea con la gestione “economica” dello Stato che il Ministro Brunetta ed il Governo, propongono costantemente all’attenzione del Paese.

Gli italiani hanno conferito al Governo una maggioranza, qualcuno dice, di tipo “bulgaro”. Oltre i numeri, i cittadini hanno mostrato una grande fiducia nelle capacità gestionali di Berlusconi e nel Centro destra.

Una fiducia che si indirizza a tutta l’azione di governo, compresa la questione ALITALIA. Tenere un comportamento diversificato “economicamente” per motivi squisitamente politici, non sembra andare nel senso del voto espresso dagli elettori.

Ma per ALITALIA oltre le considerazioni politiche ed economiche contingenti, c’è il tempo che costa una cifra enorme alla collettività.

Non decidere e prendere tempo per cercare una “privatizzazione” impossibile, è la soluzione peggiore: una perdita quotidiana secca ed irrecuperabile.

Il Presidente del Consiglio è un imprenditore e lo sa molto bene.

Nasce una certezza più che un dubbio: la cordata non c’è ancora e in questa situazione politica è difficile formarla. Insomma trovare imprenditori disposti a rischiare si può; disposti a perdere in partenza, non è possibile.

Dunque una situazione di stallo nella quale sappiamo che l’aereo precipita.

Allora … il banco non da' tempo: Avanti tutta! Col piano industriale per la P.A., ma anche con quello per ALITALIA.

Giuseppe Di Bella

Segnala ad un amico

Ricevi il Giornale

Inserisci il tuo indirizzo email e riceverai il quotidiano online gratuitamente

Ricerca Articoli

Ricerca AvanzataI più letti
Google
Regione Siciliana - Assessorato al Turismo
Altre notizie