"Gli alleati mi hanno chiesto 24 ore per la definizione delle deleghe in Giunta, io sono disponibile anche ad aspettare 48 ore". Lo ha detto ieri sera il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, a Partanna, in provincia di Trapani, per partecipare ad un'iniziativa elettorale a sostegno del candidato sindaco dell'Mpa Giovanni Cuttone. L'assegnazione delle deleghe agli assessori era attesa per ieri pomeriggio, ma la decisione e' slittata ancora una volta per via dei malumori interni al centrodestra. A puntare i piedi sembra essere soprattutto Forza Italia, che secondo indiscrezioni non gradirebbe gli assessorati assegnati ai suoi uomini.
Ieri il governatore ha incontrato anche il segretario regionale dell'Udc, Saverio Romano, che al termine dell'incontro ha preferito non rilasciare dichiarazioni.
Intanto oggi per trovare la quadratura del cerchio e' previsto un nuovo vertice di maggioranza, durante il quale Lombardo tentera' di ricomporre il puzzle.
Ieri in una nota il presidente della Regione aveva garantito che l'assegnazione delle deleghe sarebbe avvenuta in base tenendo conto delle competenze dei singoli assessori.
Ormai il numero dei rinvii non si conta più. Non fa notizia, non si può comunicare ogni giorno "un rinvio", il lettore sorride e non ci bada più.
Non deve viverla bene il Presidente della Regione, Lombardo, che ha un temperamento forte ed una voglia di decisionismo che gli si legge in faccia. Ma è incappato nella furibonda battaglia interna ad ANI e nella complessa macchina messa in moto da Berlusconi, il PDL. UNa macchina che viaggia con due motori, FI e AN, due motori non sincronizzati. Le sbandate sono fisiologiche, ma causano guai e hanno paralizzato il governo della Regione.
La Sicilia non può permetterselo. Non tanto la settimana di ritardo, ma un governo reso inquieto dalle vicende interne agli schieramenti politici.
Lombardo rischia più di quanto lui stesso creda, perché all'esterno questo inizio di legislatura assai lento, macchinoso e litigioso viene addebitato, ingiustamente, a lui.
Ha mostrato, Lombardo, una grande dose di pazienza. Di necessità virtù, dicevano i nostri nonni. Ma non basterà a tenere insieme la coalizione. MPA e UDC vivono la crisi dei "sette anni", sorprendente per chi conosce quali rapporto ci siano fra Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo, e quanto abbia contato Cuffaro sulla candidatura prima e sull'elezione dopo, di Lombardo.
Ma al di là dei rapporti interpersonali, politici e non, va constatato un fatto: il Presidente della Regione, eletto direttamente dal popolo, e libero di formare il governo come meglio crede, scegliendo uomini e deleghe, sia costretto invece all'impotenza dalle crisi dei partiti del centrodestra.
Si tratta di un nuova conferma di ciò che sapevamo: l'ingegneria costituzionale, le regole, le riforme e le controriforme, non contano niente se poi la realtà è inquieta, paralizzante, incapace di produrre soluzioni, trovare sbocchi, governare il disaccordo prima, e il Paese poi.