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J'accuse aspro ed irritale, ma efficace e schietto, del Capo della Polizia, Manganelli, al Senato. "Situazione vergognosa della giustizia in Italia. Viviamo un vero indulto quotidiano".

29 maggio 2008
Numero lettori 530 Leggi i commenti 7 Inserisci un tuo commento

 Il Capo della Polizia Manganelli al senato denuncia la situazione vergognosa della giustizia in Italia. Un j'accuse aspro ed irritale, ma sacrosanto. “Viviamo un vero indulto quotidiano. 'E' meglio una pena, anche blanda, che una promessa di castigo futuro che non arriva mai''. Il prefetto Antonio Manganelli, capo della Polizia, a sottolineare - intervenendo al Senato di fronte alle commissioni Giustizia e Affari costituzionali, ha usato parole inconsuete ma efficaci:- nel nostro Paese sul tema della certezza della pena la ''situazione è vergognosa''. Non c’è nulla di più incerto in Italia, ha aggiunto.

La conseguenza? Viviamo ''un vero indulto quotidiano'' che certifica ''l'assoluta inutilità della risposta dello Stato e la vanificazione degli sforzi della magistratura e delle Forze di polizia''. ''Lo registriamo quotidianamente, quando constatiamo che in un solo semestre una persona può essere arrestata tre volte per lo stesso reato di criminalità diffusa. Non gioco a fare il giurista - prosegue il capo della Polizia - e non suggerisco normative, ma che questa sia una situazione vergognosa mi sento di poterlo dire nel rispetto del Parlamento e nell'esercizio delle funzioni a cui sono stato chiamato''.IPer giustificare l’asprezza della denuncia e testiomoniarme la veridicità, Manganelli illustra i dati del lavoro della polizia. Dal 1 gennaio a oggi, le forze di polizia hanno fermato "oltre 10.500 clandestini per i quali hanno ritenuto di avviare le procedure per l'espulsione" ma solo 2.400 di costoro hanno trovato posto nei centri di permanenza. Il che significa che gli altri 8.000 sono stati 'perdonati' sul campo e gli è stato consegnato un bigliettino in cui si dice 'te ne devi andare' che equivale a niente". In questo modo, sottolinea il prefetto si rinuncia di fatto "già in partenza a qualsiasi possibilità di contrastare l'immigrazione clandestina". Al 'dato inquietante' si aggiungono le cifre relative alle 33.897 persone fermate nel 2007 nei confronti delle quali sono state avviate le procedure per il rimpatrio nei paesi di provenienza. Di queste, solo per 6.366 casi la procedura è stata attuata, "quindi altri 27.000 sono stati destinatari di un ordine scritto, naturalmente non accolto nella stragrande maggioranza per non dire nella totalità dei casi". Di qui l'auspicio di Manganelli affinché possa entrare in vigore "qualsiasi norma che possa rendere certa la pena, effettiva l'espulsione attraverso l'adeguatezza dei centri e dei tempi di permanenza". Quanto all'incidenza dell'immigrazione clandestina sulla criminalità, il 30% degli autori dei reati di criminalità diffusa è costituito da immigrati irregolari, una percentuale che in alcune regioni del Nord arriva al 60-70%. Le dichiarazioni del Capo della Polizia al Senato fanno della sua audizione molto di più che la consueta relazione in Parlamento: si tratta di una denuncia, un’autentica protesta.

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Ci sarebbe stato altro da dire, ma Manganelli non poteva spingersi più avanti: l’incertezza della pena è dovuta ad una amministrazione della giustizia lacunosa e inefficace, ad una ideologizzazione del problema.

Milioni di italiani subiscono una giustizia ingiusta perché le regole sono desuete, gli iter farragiinosi, le risorse modeste, il lavoro dei magistrati incontrollato ed incontrollabile, la politica arroccata su posizioni di principio. La comprensione “sociale” del crimine, addebitato alle ingiustizie del sistema, ha fatto da pendant un uso, talvolta, strumentale dell’indipendenza della magistratura.

La politica si è contrapposta alla magistratura quando essa faceva il proprio mestiere, la magistratura si è contrapposta alla politica pregiudizialmente.

Milioni di italiani attendono giustizia senza ottenerne. Le vittime di criminali, di prepotenze, di torti, di illegittimità, abusi non ottengono giustizia. I ritardi, le disattenzioni, la discontinuità nel lavoro dei magistrati, l'assenza di risorse e di uomini, aiutano il colpevole, il quale usa l’arma del ritardo per convincere la controparte a lasciar perdere, ad accordarsi. 

Sono i deboli, dunque, la parte vulnerabile, le vittime dell’indulto quotidiano denunciato da Manganelli. Le frustrazioni dei tutori dell'ordine sono comprensibili.

Ingiustificata ed incomprensibile la voglia di colpire i delinquenti, per colore della pella, razza, luogo di nascita, da parte di una parte politica. Indirizzare le paure verso i “diversi” può avere gravissime conseguenze, come alcuni episodi recenti dimostrano. Bisogna mettere in campo leggi e risorse che consentano alla giustizia ed ai tutori dell’ordine di controllare il territorio, prevenire il crimine e reprimerlo, senza scorciatoie.

La percezione che su alcuni reati, la giustizia proceda speditamente e sulla microcriminalità, invece, ci siano minore sensibilità, è comune. Magari ingiusfiticata in molte circostanza, ma ineludibile e reale.

Il pacchetto sicurezza proposto dal Governo non affronta i problemi di fondo, sceglie priorità non condivisibili, ma ha il merito di avere posto al centro dell’azione politica e parlamentare la questione, senza “se” e senza “ma”. Ora bisogna fare sul serio, però. Il problema italiano non sono i rom, ma il controllo del territorio e un’amministrazione giudiziaria efficiente.  

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Anonimo 03 giugno 2008   13:11
L'utente ha risposto al commento di pippocadoni del 03 giugno 2008. Visualizza »

all'anonimo che ironizza sul cognome del capo della polizia: "...grande"!

Sullo stesso piano dello scherzo ,potremmo ipotizzare che il braccio destro di Manganelli sia il Commissario Manetta.

Che il Capo dell'Esercito sia il Generale Bombardoni , Che il capo degli Idraulici si chiami Tubi e quello del Governo Potentoni. Il capo dei no-global ...Scontrini .

Per Luxuria...basta la parola ! Per Fini ,a proposito del destino di An ,dovremmo aggiungere solo un accento : Fini'.

Prodi ...dovrebbe cambiare cognome. I suoi....non lo sono stati affatto.

Stesso discorso per Casini ,non è cognome da partito "moderato e d'ordine".

Il capo degli enologi . Buttiglione ! Per Cinecittà ,Commissario il dott. Filmoni.

A Capo dell'aviazione ,ovviamente ,il generale Svolazzi . Ed a leader dei piccoletti il sen. Nania.

Il cognome più sbbagliato d'Italia ? Quello dei padroni della FIAT che Agnelli non lo sono mai stati !!!

Anonimo 03 giugno 2008   12:05
L'utente ha risposto al commento anonimo del 03 giugno 2008. Visualizza »

Riprendo da dove si chiude l'articolo:..."Il pacchetto sicurezza proposto dal Governo non affronta i problemi di fondo, sceglie priorità non condivisibili, ma ha il merito di avere posto al centro dell’azione politica e parlamentare la questione, senza “se” e senza “ma”. Ora bisogna fare sul serio, però. Il problema italiano non sono i rom, ma il controllo del territorio e un’amministrazione giudiziaria efficiente". Per esempio, perchè in senato no si affronta il problema della giustizia negata agli italiani, quelli doc, quelli igp e quelli d'importazione? Cominciamo col dire in quanti tipi di forze dell'ordine hanno suddiviso gli addetti alla sicurezza, come in nessun altro paese al mondo, Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Ferroviaria, Polizia Stradale, Corpo Forestale dello Stato, e mi scuso con quanti dimentico ma, da una diretta rilevazione dal Dipertimento della funzione pubblica il numero degli impiegati nel settore ammonta a 321.232 di cui 19.104 donne, tutte ciò a evidente danno della economicità del settore (leggasi quanti dirigenti superiori salterebbero se avessimo un solo corpo), efficienza (leggasi quanti doppioni di indagini e di spese per esse approntate) ed efficacia (leggasi su ciò che rimane irrisolto c'è sempre una esuberanza di sovrapposizioni di polizie) ed a questi possiamo aggiungere oltre 10.439 impiegati nella magistratura (di cui 8.223 magistrati),  se il dott. Manganelli (certo, che strano destino, un poliziotto di nome manganelli...voyager potrebbe fare un'altra puntata sul destino) mi permette una semplice divisione, dovremmo avere 1 dipendente dello Stato addetto alla sicureza ogni 181 abitanti (compresi gli addetti alla polizia municipale e gli stessi poliziotti). Alla luce di come oggi in italia affrontiamo i problemi, e se dessimo ad ogni addetto alla sicurezza un elenco di 181 altri italiani e chiedessimo di fare altrettante telefonate? Certo potremmo sempre dire che mancherebbero i numeri di telefono di rom ed extracominitari. A questo punto, per chi leggerà questo commento, rimando all'inizio dello stesso e mi piace ricordare le parole di un capo della chiesa protestante:

Quando i nazisti sono venuti a prendere i comunisti
ho taciuto, non ero mica comunista.
Quando hanno rinchiuso i socialdemocratici
ho taciuto, non ero mica socialdemocratico.
Quando sono venuti a prendere i sindacalisti
ho taciuto, non ero mica un sindacalista.
Quando sono venuti a prendere me
non c'era più nessuno che potesse protestare.

pastore Martin Niemoeller, 1892-1984.

Sono d'accordissimo che in Italia bisognerebbe SEMPLIFICARE :troppe polizie ,troppe carriere diverse ,troppe indagini che s'intersecano senza toccarsi.

La conclusione catastrofica ,al solito ,sul NAZISMO (nientemeno!) non mi pare calzante col panorama italiano attuale.

I comunisti si sono auto-eliminati. I socialdemocratici sono con Forza Italia. I sindacalisti sono dei tranquilli funzionari con mille privilegi ex lege e nessuno li molesterà. Pastori ce n'è più di sardi che protestanti.

Ed ormai i protestanti dialogano sempre più con i cattolici e protestano sempre meno.

Non vedo in chi dovrebbero suscitare voglie persecutorie e smanie concentrazionarie.

Possono al massimo suscitare un po' d'antipatia. Per quello che hanno fatto all'Italia .Ma solo in una minoranza attenta e capace di "ricordare". Ma nessuno vuole chiudere i conti con qualche rastrellamento. Non è proprio il caso.

Anonimo 03 giugno 2008   10:35

Riprendo da dove si chiude l'articolo:..."Il pacchetto sicurezza proposto dal Governo non affronta i problemi di fondo, sceglie priorità non condivisibili, ma ha il merito di avere posto al centro dell’azione politica e parlamentare la questione, senza “se” e senza “ma”. Ora bisogna fare sul serio, però. Il problema italiano non sono i rom, ma il controllo del territorio e un’amministrazione giudiziaria efficiente". Per esempio, perchè in senato no si affronta il problema della giustizia negata agli italiani, quelli doc, quelli igp e quelli d'importazione? Cominciamo col dire in quanti tipi di forze dell'ordine hanno suddiviso gli addetti alla sicurezza, come in nessun altro paese al mondo, Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Ferroviaria, Polizia Stradale, Corpo Forestale dello Stato, e mi scuso con quanti dimentico ma, da una diretta rilevazione dal Dipertimento della funzione pubblica il numero degli impiegati nel settore ammonta a 321.232 di cui 19.104 donne, tutte ciò a evidente danno della economicità del settore (leggasi quanti dirigenti superiori salterebbero se avessimo un solo corpo), efficienza (leggasi quanti doppioni di indagini e di spese per esse approntate) ed efficacia (leggasi su ciò che rimane irrisolto c'è sempre una esuberanza di sovrapposizioni di polizie) ed a questi possiamo aggiungere oltre 10.439 impiegati nella magistratura (di cui 8.223 magistrati),  se il dott. Manganelli (certo, che strano destino, un poliziotto di nome manganelli...voyager potrebbe fare un'altra puntata sul destino) mi permette una semplice divisione, dovremmo avere 1 dipendente dello Stato addetto alla sicureza ogni 181 abitanti (compresi gli addetti alla polizia municipale e gli stessi poliziotti). Alla luce di come oggi in italia affrontiamo i problemi, e se dessimo ad ogni addetto alla sicurezza un elenco di 181 altri italiani e chiedessimo di fare altrettante telefonate? Certo potremmo sempre dire che mancherebbero i numeri di telefono di rom ed extracominitari. A questo punto, per chi leggerà questo commento, rimando all'inizio dello stesso e mi piace ricordare le parole di un capo della chiesa protestante:

Quando i nazisti sono venuti a prendere i comunisti
ho taciuto, non ero mica comunista.
Quando hanno rinchiuso i socialdemocratici
ho taciuto, non ero mica socialdemocratico.
Quando sono venuti a prendere i sindacalisti
ho taciuto, non ero mica un sindacalista.
Quando sono venuti a prendere me
non c'era più nessuno che potesse protestare.

pastore Martin Niemoeller, 1892-1984.

pippocadoni 03 giugno 2008   09:36
L'utente ha risposto al commento anonimo del 03 giugno 2008. Visualizza »

Certo il Capo d'una polizia democratica si poteva scegliere un altro Cognome !!!

all'anonimo che ironizza sul cognome del capo della polizia: "...grande"!

Anonimo 30 maggio 2008   19:52

Certo il Capo d'una polizia democratica si poteva scegliere un altro Cognome !!!

Anonimo 30 maggio 2008   14:49

Sento il dovere di ringraziare il Capo della Polizia Manganelli, finalmente qualcuno che si affaccia in Parlamento per far ricordare l'impotanza del senso della giustizia e il riconoscimento immediato della pena; tanta gente non si sente più protetta dallo Stato e per cercare di evitare tutto e tutti entra in un tunnel che si chiama "l'indifferenza.

Ma quando cambieranno le regole in Italia? Perchè nessuno non fa nulla? La delinquenza deve essere combattuta in maniera seria ed equa perchè quando manca il senso di giustizia coloro che commettono le azioni più basse e nefande si sentono protetti e leggittimati da uno Stato assente.

La pena di morte? Si, sarebbe certamente una soluzione!

Anonimo 30 maggio 2008   10:57

Sono contento che a dire queste cose sia un tecnico prestigioso come il capo della Polizia.

Le avesse detto un politico avrebbero avuto minore impatto. L'altro pregio è che il commento è nelle cose stesse che vengono indicate ,enumerate ,messe in fila sul tavolo.

Pochi giorni fa è uscita sui giornali la notiziola "curiosa" d'un rapinatore beccato "al lavoro" per la QUINTA VOLTA in TRE SETTIMANE ,nella stessa Banca che aveva colpito pochi giorni prima. ED ERA A PIEDE LIBERO.

La Magistratura italiana non dà affatto l'idea di stare dalla parte degli Italiani perbene. Fa politica. Cerca potere e privilegi di casta. Ed ormai dà nettissima l'idea di giocare ad esasperare la situazione. Per ottenere una risposta dalla Politica che ,fatalmente ,porterà allo scontro aperto tra i poteri dello Stato. Per imbastire una bella battaglia in nome della "Libertà" e della "costituzione" (quella vecchia) in cui coinvolgere tutto il centro-sinistra  con Antonio Di Pietro come "piede di porco" e leva politica.

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