E' terminato nell'Aula della Camera l'esame degli ordini del giorno al decreto legge sugli obblighi comunitari. Alle 10:45 sono iniziate le dichiarazioni di voto finali, trasmesse in diretta televisiva.
FREQUENZE TV, PASSO INDIETRO DEL GOVERNO
(di Giovanni Innamorati)
Il governo fa un passo indietro sulla contestata norma sulle frequenze tv, ribattezzata 'salva Rete4' dall'opposizione. Dopo che in mattinata ha sfiorato un nuovo scivolone su un altro articolo del decreto sugli obblighi comunitari, l'esecutivo ha ritirato l'emendamento contestato da Pd, Udc e Idv che hanno così interrotto il loro ostruzionismo, permettendo così l'approvazione del decreto prima della sua decadenza. Esultano le opposizioni che hanno condotto la comune battaglia. Seccata la replica della maggioranza: "Hanno sollevato un polverone solo per dimostrare che esistono ancora", ha detto il sottosegretario Paolo Bonaiuti, portavoce del governo. Nonostante il centrodestra abbia alla Camera cento seggi in più delle opposizioni, per tutta la mattina ha registrato delle maggioranze molto più esigue in tutte le votazioni sui diversi emendamenti al decreto. Un emendamento del Pd sulla convenzione Anas-Autostrade, anch'essa contestata dal centrosinistra, è stato respinto per soli 7 voti (con 6 deputati dell'Idv che si erano astenuti).
Insomma, Pdl e Lega non sembravano quella falange macedone che aveva approvato i provvedimenti sulle tv nella legislatura 2001-2006. A mezzogiorno il sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani ha incontrato Paolo Gentiloni, del Pd, che ha nuovamente sollecitato il ritiro dell'emendamento del governo che avrebbe salvato Rete 4. Dopo un consulto telefonico con il premier Silvio Berlusconi, Romani è tornato nel pomeriggio alla Camera con una nuova formulazione dell'emendamento, nella quale era stata cancellata la norma contestata.
La mossa ha cambiato l'andamento dei lavori dell'aula sul decreto, perché Pd e Idv hanno posto fine all'ostruzionismo, pur mantenendo il giudizio negativo sulla nuova riformulazione dell'emendamento. A spingere il governo al ritiro dell'emendamento sono state una serie di valutazioni: la scarsa disciplina dei parlamentari in aula, con le vistose assenze; lo scarso tempo a disposizione prima della decadenza del decreto (8 giugno), quando manca ancora il passaggio in Senato; l'inopportunità di porre la prima fiducia della legislatura su un provvedimento legato al tema dell'emittenza, con tutte le polemiche conseguenti. Le opposizioni hanno tutte cantato vittoria, attribuendo alla fermezza del proprio ostruzionismo il passo indietro del governo. "E' una straordinaria vittoria dell'Idv contro una miserabile porcata dell'esecutivo", ha detto Massimo Donadi, capogruppo dei dipietristi. "La battaglia dell'aula ha prodotto una riformulazione non di facciata ma sostanziale", ha commentato Michele Meta (Pd). E Giovanna Melandri, ministro ombra delle Comunicazioni, ha "rivendicato con orgoglio la battaglia parlamentare condivisa con Idv e Udc". "L'opposizione - ha commentato Walter Veltroni - alla prima prova ha ottenuto un risultato importante che testimonia come la legislatura sarà molto aperta dal punto di vista parlamentare". Insomma, le opposizioni escludono un nesso tra il ritiro della norma 'salva Rete 4' e un atteggiamento più conciliante sul rinnovo del Cda della Rai, da effettuare con i meccanismi della legge Gasparri, come invece ha immaginato qualche esponente del centrodestra. Anzi, Melandri ha esplicitamente "sfidato" la maggioranza ad aprire un confronto proprio su una riforma di questi meccanismi.
"Non è vero che ora il dialogo é piu facile - ha detto Michele Vietti dell'Udc - semmai il governo ha tolto un masso che impediva perfino il confronto: non c'é un passo avanti, ma almeno si toglie quello indietro". Dura la reazione del governo. "Alla sinistra - ha detto Bonaiuti - è stato spiegato che l'emendamento non era per salvare Rete4 e loro hanno sollevato un polverone solo per dimostrare che esistono ancora. Ora che l'emendamento è stato riformulato, devono prendere atto che non c'era alcun interesse nascosto del governo". "Nessun passo indietro", aggiunge Romani, che tuttavia annuncia che la norma verrà ripresentata presto in un altro provvedimento.
UE, CASO RESTA SOTTO ESAME
BRUXELLES - "Il caso è ancora sotto esame, non abbiamo deciso se deferire o meno l'Italia alla Corte di giustizia". Lo ha detto un portavoce della commissione europea riferendosi alla procedura di infrazione aperta nei confronti dell'Italia sulla normativa per l'assegnazione delle frequenze televisive introdotta con la cosiddetta Legge Gasparri. "Stiamo leggendo quanto viene pubblicato sulla stampa italiana", ha detto ancora il portavoce riferendosi al confronto politico in atto sul decreto Salva-infrazioni in corso in parlamento. "Aspettiamo dalle autorità italiane comunicazioni ufficiali". Lo scorso luglio la commissione europea aveva dato 2 mesi di tempo all'Italia emettendo un parere motivato, per modificare la normativa sull'assegnazione delle frequenze e riportarla in linea con le disposizioni comunitarie. Ma a tutt'oggi nessuno sviluppo su questo fronte è stato registrato.