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Un ammutinamento senza precedenti nella storia dell’Ars. Sono ricomparsi i cecchini ma non hanno niente a che vedere con i franchi tiratori della prima repubblica.

23 maggio 2008 00:02
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Una operazione chirurgica: Francesco Cascio, candidato forzista alla presidenza dell’Ars è stato impallinato lucidamente con una strategia studiata a tavolino. Niente a che vedere con la prima repubblica; è peggio, molto peggio. Si è trattato un colpo di mano organizzato nei minimi particolari.I franchi tiratori della prima repubblica sparavano sul governo in carica per provocarne le dimissioni, agivano in ordine sparso, il più delle volte individualmente: era difficile individuarli, si poteva solo sospettarli. Ora si conosce pure l’area geografica del dissenso, la provincia di Messina, scomparsa dalla mappa dei “ministeri” che il Presidente della Regione, Raffaele Lombardo, aveva disegnato (o meglio, gli era stato addebitato di avere disegnato).

L’imboscata al candidato Presidente dell’Ars ha avuto un valore preventivo: il bersaglio dei franchi tiratori era il governo ancora da costituire, non la presidenza dell’Ars. Qualche voto restava sempre per strada, non c’è stato mai un ammutinamento, né un’imboscata.La decapitazione della candidatura ha il carattere di un avvertimento: fuori i nomi del governo, altrimenti non vi facciamo eleggere il Presidente dell’Assemblea.

Tutto quasi alla luce del sole. Il rinvio dell’elezione del Presidente dell’Ars ha un solo precedente: trenta anni or sono, fu vittima dei cecchini Pancrazio De Pasquale, primo presidente comunista dell’Ars. Si era in pieno compromesso storico. De Pasquale fu impallinato per ragioni ideologiche – un movente “nobile” poco frequentato nella storia parlamentare dell’Ars – al fine di comunicare un dissenso politico. Altri tempi, lo steccato fra una parte della DC e il PCI “governativo” era alto quanto un grattacielo. Ed i numeri erano risicati.

Nel caso nostro, invece, gli ammutinati hanno arruolato sedici deputati (sul numero i pareri sono discordi), il plafond di maggioranza avrebbe dovuto mettere il candidato al riparo da qualsiasi imboscata, ben 61 deputati su 90. Sarebbero bastati 46 voti, ne sono mancati 16. Il partito fantasma dell’Ars dispone dunque del venti per cento dei voti utili, il 35 per cento circa dei voti di maggioranza. Al numero più alto di voti di maggioranza mai ottenuto dopo una competizione elettorale ha corrisposto una defezione senza precedenti.

La lezione è severa. Coesione, solidarietà, appartenenza, intenti comuni contano più dei numeri. E questi elementi, almeno nella fase di start-up, non sono presenti in modo significativo nella maggioranza di centrodestra. Chi analizza i motivi contingenti della bocciatura, giudica un grave errore fare precedere l’elezione del Presidente dell’Assemblea alla formazione del governo, motivata dalla necessità di evitare la reazione degli scontenti.

Non si è dato alcun peso al fatto che lo scontento è stato stimolato dalle indiscrezioni sulla squadra di governo nei giornali pubblicate il giorno prima e giudicate pressocché unanimemente, una corretta anticipazione delle intenzioni del Presidente della Regione. Il rinvio della comunicazione ufficiale ha sviluppato un clima d’incertezza e mobilitato una platea più ampia: coloro che si ritenevano fuori dal governo o in bilico e volevano che si posponesse “l’ordine dei lavori” – prima il governo, poi il Presidente dell’Ars - non hanno avuto altra alternativa che quella di sbarrare la strada al candidato della coalizione. Ma queste sono ragioni contingenti.

Se ci si fermasse qui finiremmo con il non capire niente e di giudicare ciò che è avvenuto come un episodio isolato. E invece non lo è affatto. Le ragioni dell’ammutinamento sono complicate. Vediamo di analizzarle.In Sicilia la maggioranza ha registrato una “convergenza parallela” fra eredi della DC, cioè MPA e UDC, e un’alleanza ancora in fieri fra il partito-azienda (Pubblitalia) e gli eredi della tradizione missina, molto radicata nella destra italiana. Il diavolo e l’acqua santa, sulla carta. Efficienza manageriale e Ideologia, con la I maiuscola.

La convergenza parallela, illuminata invenzione morotea, pone problemi pratici: è solo auspicata e si regge sull’auspicio. In Sicilia i due schieramenti della maggioranza – PDL (AN-FI) e MPA-UDC si guardano in cagnesco. Il confronto aspro si è instaurato durante lo spezzone di legislatura anticipatamente conclusa a causa dei dissapori provocati dal contenzioso fra il Presidente dell’Ars, Miccichè, e il Presidente della Regione, Cuffaro, si è caricato di veleni per la strenua resistenza opposta da FI alla candidatura di Lombardo, e per l’uscita di Casini dal centrodestra (l’UDC alleato a Palermo e all’opposizione a Roma).

La situazione è addirittura peggiorata in occasione della formazione del governo nazionale, con il MPA senza ministro, e dei gruppi parlamentari (l’MPA vuole la deroga per la costituzione del gruppo alla Camera con otto deputati, mentre ce ne vorrebbero 20). L’astio si è manifestato di recente con la requisitoria di Lombardo contro i colonnelli di FI, ospitata dal Corriere, ma esso covava, neppure troppo nascosto, fra il nucleo originario di Forza Italia, l’area Pubblitalia e gli ex democristiani. Una insofferenza palese che risente di problemi interni, il sorpasso degli ezìx democristiani, Schifani e Alfano, democristiani doc, sui manager di Pubblitalia. In definitiva il puzzle del centrodestra siciliano è ben più complicato di quanto si creda. Separando con l’accetta PDL da una parte e UDC-MPA dall’altra, non si è risolto l’enigma delle turbolenze interne, perché il tasso di coesione interna al PDL è basso.

L’alleanza fra AN e FI ha funzionato al vertice, ma non a livello di quadri intermedi. In Sicilia, in particolare, i problemi insoluti sono molti. AN si ritiene penalizzata dall’alleanza, gli azzurri credono di avere dato più di quanto i cugini meritassero. Per finire, ci sono le ambizioni dei singoli, ma su questo omnia munda mundis.

I cecchini evocanoo il medio evo della politica, il tempo della DC bastonata dalle sue vicissitudini interne. Ne usciva sempre indenne il partito dei Fanfani, Moro, Donat Cattin. Era radicato e colto. Il centrodestra odierno che cosa è? Ne esce a pezzi da questa performance, ma ne esce a pezzi, soprattutto il PDL, e ancor di più l’area di FI, punita in modo plateale.

Il 22 maggio resterà negli annali del Parlamento siciliano. Non era mai accaduto ciò che è accaduto.E’Lombardo ad averci guadagnato? Si chiedono tanti. Bella domanda, non c’è dubbio. Di sicuro non ci ha perso. La faccia l’ha persa l’odiato alleato.

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Anonimo 23 maggio 2008   18:57
L'utente ha risposto al commento anonimo del 23 maggio 2008. Visualizza »

Caro direttore ,esiste in realtà un'altra chiave di lettura : c'è stato un Gruppo politico-parlamentare siciliano che HA RIFIUTATO DI PRENDERE ORDINI DA ROMA SU UNA SCELTA IMPORTANTE COME QUELLA DELLA SQUADRA DI GOVERNO.

Lo spirito originario dell'Autonomia era questo. NOI SICILIANI ERAVAMO AUTONOMI SULLE SCELTE PIU' RILEVANTI E QUALIFICANTI .Poi le Segreterie dei partiti ,tutte ,hanno giocato ad erodere questo principio. E anche all'ARS si sono accampati i meri "esecutori" di ordini e veline (cominciò tutto ai tempi in cui ci fu imposto il Tatarellum come legge elettorale. Ma era rimasta integra la dignità ed il margine di libertà dei Gruppi parlamentari .Oggi Fini ha cercato di andare al di là del "suggerimento". Ha mandato un Diktat. Non mi sembra che sia "confusione" o bordello se il Gruppo An manda a dire "SIGNORNO' SI DECIDE QUA . E DECIDONO LE PERSONE ELETTE IN SICILIA NELLA SEDE ISTITUZIONALMENTE COMPETENTE". Mi sembra un modo congruo ,opportuno e coraggioso di difendere ciò che resta della nostra tanto conclamata Autonomia. Dirò di più : è un ottimo esempio. Che Roma prenda buona nota.

Il nostro caro presidente Lombardo, ha vissuto qualche giorno fa la sua personale favoletta di Cenerentola, grande allegria grande festa, ma a mezznotte la sua dama scappa e perde la scarpetta, e Lui che fa ,cerca con in mano la scarpetta i suoi alleati, e con il tanto girare con la scarpetta in mano, mi sa tanto che anche questa volta le scarpe li stanno facendo a NOI poveri stupidi che li abbiamo votato.

Anonimo 23 maggio 2008   15:23

Caro direttore ,esiste in realtà un'altra chiave di lettura : c'è stato un Gruppo politico-parlamentare siciliano che HA RIFIUTATO DI PRENDERE ORDINI DA ROMA SU UNA SCELTA IMPORTANTE COME QUELLA DELLA SQUADRA DI GOVERNO.

Lo spirito originario dell'Autonomia era questo. NOI SICILIANI ERAVAMO AUTONOMI SULLE SCELTE PIU' RILEVANTI E QUALIFICANTI .Poi le Segreterie dei partiti ,tutte ,hanno giocato ad erodere questo principio. E anche all'ARS si sono accampati i meri "esecutori" di ordini e veline (cominciò tutto ai tempi in cui ci fu imposto il Tatarellum come legge elettorale. Ma era rimasta integra la dignità ed il margine di libertà dei Gruppi parlamentari .Oggi Fini ha cercato di andare al di là del "suggerimento". Ha mandato un Diktat. Non mi sembra che sia "confusione" o bordello se il Gruppo An manda a dire "SIGNORNO' SI DECIDE QUA . E DECIDONO LE PERSONE ELETTE IN SICILIA NELLA SEDE ISTITUZIONALMENTE COMPETENTE". Mi sembra un modo congruo ,opportuno e coraggioso di difendere ciò che resta della nostra tanto conclamata Autonomia. Dirò di più : è un ottimo esempio. Che Roma prenda buona nota.

Anonimo 23 maggio 2008   11:10
L'utente ha risposto al commento anonimo del 23 maggio 2008. Visualizza »

Caro direttore ,m'è arrivata una "soffiata" da Palazzo dei Normanni che ,s'incasella bene nel quadro da voi descritto : ci sarebbe ,per gli Assessori IL CASO AN : pare ,insomma ,che Fini ,da Roma ,abbia "ordinato" ,su richiesta di Alemanno .il nome di Angelo Sicali ex-vicepresidente della Provincia di Catania ,NEMMENO CANDIDATO alle ultime regionali.

Gianni Alemanno non ha un solo deputato regionale e l'accoglimento della sua richiesta ha messo in rivolta tutti i 13 deputati di An ,scalati già da 3 a 2 (in cambio del Sindaco di Messina) ,per le esclusioni degli anziani per voti e legislatura.

Pare dunque che i "tiratori" stavolta siano davvero "franchi" : nel senso che hanno detto a Lombardo che PRIMA vogliono conoscere la composizione della squadra di Governo...altrimenti non si va avanti. In piccole dosi il fenomeno c'è sempre stato. Stavolta ha un diverso spessore quantitativo ed implica una serie di nodi politici del nostro sistema di rappresentanza. CHI SCEGLIE CHI E PER QUALI VIE E CON QUALI CRITERI. Il capriccio di Fini ? Il ghiribizzo di un generale come Alemanno che in Sicilia non ha truppe ? E l'ARS deve solo obbedir tacendo ? Dove è scritto ? Che i problemi esplodano ,in certi casi ,serve a ricordare che ESISTONO DA TEMPO e che il rinvio delle "risposte" non è una soluzione.Mai.

Per riconfermare ufficialmente la "soffiata" pervenutami : ho davanti gli occhi una lettera documento controfirmata dai 12 deputati regionali in quota AN in cui dichiarano "DI NON ACCETTARE LE PRESUNTE DECISIONI APPARE SUGLI ORGANI DI STAMPA IN MERITO ALLA COMPOSIZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE" ed in cui ricordano il criterio da loro indicato "TENENDO PRESENTE LA NECESSITA' INDEROGABILE DI LIMITARE LA DESIGNAZIONE AI PARLAMENTARI REGIONALI ELETTI E TENENDO CONTO ANCHE DELLA TERRITORIALITA'" (dunque niente "estranei"). I dodici parlamentari dichiarano altresì "LA PROPRIA INTENZIONE DI COSTITUIRE UN GRUPPO AUTONOMO...CHE ASSUMERA' IL NOME DI AN-PDL RIBADENDO CON CIO' LA PROPRIA INDIPENDENZA DECISIONALE". La lettera è inviata al Presidente Lombardo ed al Coordinatore Regionale di An Pippo Scalia (il quale è invitato a raccordarsi col Gruppo prima di fare le designazioni per il Governo della Regione).

Mi pare che siamo ben al di là delle solite "minacce". C'è dssenso. Dissenso vero e manifestato apertsamente.

Anonimo 23 maggio 2008   09:57

Sparare, impallinare, bersaglio, mi sembrano espressioni di pessimo gusto. E' solopolitica e spartizione delle poltrone, quello che c'è stato sempre all'inizio di ogni governo. Il giornalista è forse un appassionato di film "far west"?

 

Anonimo 23 maggio 2008   09:33

Caro direttore ,m'è arrivata una "soffiata" da Palazzo dei Normanni che ,s'incasella bene nel quadro da voi descritto : ci sarebbe ,per gli Assessori IL CASO AN : pare ,insomma ,che Fini ,da Roma ,abbia "ordinato" ,su richiesta di Alemanno .il nome di Angelo Sicali ex-vicepresidente della Provincia di Catania ,NEMMENO CANDIDATO alle ultime regionali.

Gianni Alemanno non ha un solo deputato regionale e l'accoglimento della sua richiesta ha messo in rivolta tutti i 13 deputati di An ,scalati già da 3 a 2 (in cambio del Sindaco di Messina) ,per le esclusioni degli anziani per voti e legislatura.

Pare dunque che i "tiratori" stavolta siano davvero "franchi" : nel senso che hanno detto a Lombardo che PRIMA vogliono conoscere la composizione della squadra di Governo...altrimenti non si va avanti. In piccole dosi il fenomeno c'è sempre stato. Stavolta ha un diverso spessore quantitativo ed implica una serie di nodi politici del nostro sistema di rappresentanza. CHI SCEGLIE CHI E PER QUALI VIE E CON QUALI CRITERI. Il capriccio di Fini ? Il ghiribizzo di un generale come Alemanno che in Sicilia non ha truppe ? E l'ARS deve solo obbedir tacendo ? Dove è scritto ? Che i problemi esplodano ,in certi casi ,serve a ricordare che ESISTONO DA TEMPO e che il rinvio delle "risposte" non è una soluzione.Mai.

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