I deputati di AN se ne vanno e formano un gruppo parlamentare che si chiamerà PDL-AN. La formazione del governo regionale sta provocando un terremoto. Prima la clamorosa bocciatura della candidatura di Francesco Cascio alla presidenza dell’Ars, ora lo smembramento.
AN ritiene di essere stata punita dall’alleanza di centrodestra: aveva tre assessori in giunta ed ora gliene vengono concessi due. Ma al di là di questo episodio, che pure acquista una importanza straordinaria nella scala delle priorità, le fibrillazioni all’interno del centrodestra sono molte e gravi. Una maggioranza sulla carta imbattibile, ben sessantuno deputato su novanta, sta implodendo ancora prima che la legislatura muova i primi passi. Che cosa succederà quando la macchina parlamentare parte ed il governo muove i primi passi?E’ il segno che gli elementi di coesione sono assai deboli e che il patto fra AN e FI non resiste quando si affrontano i problemi concreti.
Anche all’interno dei rispettivi ex partiti, tuttavia, i problemi non mancano. Da quando Alemanno è stato eletto sindaco di Roma, la sua corrente politica sembra essere entrata a vele spiegate in tutti i “tavoli”, dalla ASicilia al Friuli Venezia Giulio.
Ora ci sono, fa sapere Alemanno, e dovete prenderne nota. Solo che non si tratta di appunti su un notes, si tratta di assessorati. Posti, poltrone, candidati. In Sicilia ha significato un invito a fare posto ad un uomo di Alemanno. Vecche logiche? No, logiche attuali. Il panorama frammentato dei partiti è stato seppellito? Sciocchezze? Non è successo niente, abbiamo scherzato.
Ma leggendo i giornali questo non viene fuori in tutta la sua crudezza. E’ tutto edulcorato, mascherato, reso commestibile. Eppure gli italiani hanno lo stomaco forte, hanno sempre digerito tutto o quasi.
Ogni tanto s’arrabbiano, qualcuno scuote l’albero e qualche altro raccoglie i frutti.Stiamo volando alto, mentre i problemi sono terra terra. E si affrontano a Roma.Questa storia di Roma, per esempio, non piace a tanti, ma non c’è alternativa a quanto pare. E’ da quelle parti che i tavoli si formano e si trovano le soluzioni.
Ma questo può essere giustificato quando si tratta di politiche nazionali, e fino a un certo punto. Se le questioni sono regionali ed attengono al Parlamento regionale, perché il tavolo non può che essere romano?
Qualcosa non funziona. Dovrebbero chiederselo soprattutto l’MPA che fa dell’autonomismo la sua bandiera. E’ Roma che vigila, controlla, decide, spartisce, seleziona? Ma è in periferia che esplodono le contraddizioni, non a Roma.
I quadri intermedi dei partiti non applicano pedissequamente i parametri romani, li adattano, li esaminano con occhio diverso, li vivono emotivamente.Il collante fra AN e FI non funziona in Sicilia, questo è certo. Del pari, il collante fra MPA e PDL è assai debole. I quadri intermedi non digeriscono niente, sono tenacemente legati ai vecchi equilibri. Non si deve muovere foglia, e quando ciò avviene, succede il finimondo. E questo a prescindere dai torti e dalle ragioni.
La mappa dello scontento è ampia in Sicilia. Comincia dall’interno di FI dove si confrontano le due aree culturali: quella originaria legata ai primi passi di Forza Italia e all’assetto aziendale di Pubblitalia, e quella dei democristiani sbarcati nel partito di Berlusconi. Ora queste due parti si confrontano e si guardano in cagnesco.
L’insofferenza monta e produce fratture che ricordano i sismi asiatici. La decisione di costituire un gruppo parlamentare da parte dei deputati di AN è ben più grave di quanto si creda. Potrebbe perfino innestare un meccanismo di rigetto. Le cure immunitarie non sono state efficaci e in qualche caso non sono nemmeno state sperimentate perché tutto è avvenuto molto in fretta fra Fini e Berlusconi. Un amore a prima vista dopo tanti colpi di spillo e tante accuse, ma a quanto pare è così che esplodono i sentimenti forti. Si litiga, si antipatizza e poi si scopre che è tutto il contrario, si è incontrata l’anima gemella. E’ questo il caso della coppia Fini-Berlusconi? Boh!Il primo è diventato Presidente della Camera, il secondo è il Premier carismatico-santo-subito. Vivono nell’empireo, mentre la periferia deve vedersela con la quotidianità: gli assessorati, le sindacatore, le presidenze.
E’ certo, comuqnque, che il nuovo gruppo non soffrirà economicamente, per la scelta. Il Parlamento regionale è generoso verso i gruppi.
Ci sono contributi anche per l’attività politica e culturale. Ve l’immaginate l’attività culturale dei partiti? No, vero. E come potreste? Ci sarebbe da sbellicarsi dalle risate.
L’attività culturale la fanno le segreterie politiche dei singoli deputati che a casa loro sono anche i leader politici. Una volta il partito aveva i suoi capi e i gruppi parlamentari altri capi. Ora non è più così perché sono i gruppi parlamentare a tenere i cordoni della borsa ed a fare, perciò, le carte.
Questo discorso ci porta lontano.
Per ora godiamoci questo parapiglia, l’antipasto di una legislatura che sulla carta avrebbe dovuto essere farci assistere ad una governance blindata da 61 guardiani della rivoluzione (quella elettorale, che ha castrato le piccole formazioni).
Ma a giudicare da come è cominciata, i deputati non sembrano affatto dei pasdaran, tutt’al
L'area Alemanno arrivò ad avere in Sicilia due deputati regionali ed un europarlamentare. Ed allora Alemanno non chiese niente.
ORA NON HA PIU' NULLA. (e questo Sigali non è stato manco candidato alle regionali)
A qual titolo pretende ?
Se l'on. Scalia ,segr. regionale ,si piega,,,,,,,perderàil Gruppo all'ARS. E Lombardo 12 voti d'Aula.
Fini ,La Russa ed Alemanno stanno rischiando troppo.
Pensano di poter comandare a bacchetta da Roma. Si sentono dei Gran Feudatari. Spero gli dica male.