Il Parlamento europeo bacchetta l’Italia per i campi rom dati alle fiamme. La Stampa rivela: 1500 latitanti a Napoli, non ci sono mezzi e uomini per assicurarli alla giustizia.

21 maggio 2008
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Dall'Europa arriva un duro richiamo all'Italia sul caso-rom. Aprendo il dibattito a Strasburgo sui nomadi in Italia ed in Europa, Il commissario agli affari sociali Vladimir Spidla «condanna vivamente qualsiasi violenza; quella razzista che si nutre di populismo, fenomeno che riguarda molti stati membri». Spidla riconosce che «Ponticelli non è un caso isolato» e invita «l’Italia e tutti gli stati membri di fare di tutto per migliorare la loro inclusione sociale».

Il commissario fa osservare che anche per i Rom, «la lotta alla criminalità deve essere fatta nel quadro dello stato di diritto». Egli ricorda infine che “ per gli immigrati irregolari, è prevista l’espulsione solo in caso di una situazione estrema», da assumere «caso per caso», per la quale va«motivata l’urgenza». Spidla promette che farà rispettare le norme comunitarie a tutti gli Stati membri. comunitaria».

Il dibattito in Parlamento, a Strasburgo, era stato chiesto dal PSE, nonostante il PPE, invano, abbia cercato di svolgere il dibattito in sede di commissione parlamentare per le libertà pubbliche. IL nostro intento, ha precisato il Presidente del Gruppo PSE Martin Schulz è«di fare del dibattito un’occasione per mettere sotto accusa il Governo Berlusconi», e al Ministro Frattini, per telefono, ha sostenuto l’importanza che la «Commissione Europea ponga a disposizione dei Paesi interessati, e quindi anche dell’Italia, fondi sufficienti per affrontare efficacemente la situazione».

"Ma non siamo nel Parlamento italiano", ha protestato nel corso di una conferenza stampa prima dell’inizio del dibattito, l’eurodeputata ungherese di origine Rom, Viktoria Mohacsi, ricordando che «la situazione dei Rom in Italia è la peggiore dell’Unione europea». Insieme a . Sulla stessa lunghezza d’onda il collega radicale Marco Cappato, il quale ha fatto rilevare quanto sia «sbagliato fare finta di non vedere questi problemi ma è anche sbagliato strumentalizzarli».

I vescovi e la Caritas sono contrari alla linea dura. Il Sir, l'agenzia stampa dei vescovi, chiede di non «buttarla, per l’ennesima volta, in politica».

Tra le misure previste dal pacchetto sicurezza preparato dal governo c’è lo smantellamento di tutti i campi rom abusivi. A sostenere che «non servono regole speciali» e che «bastano quelle che ci sono» era stato ieri i

l cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace. Oggi Sir e Caritas vanno oltre.

«Ormai nessuno azzarda più retoriche sdolcinate - scrive in una nota l’agenzia dei settimanali cattolici promossa dalla Cei - è l’ora delle decisioni, ma anche delle nevrosi, che curiosamente sembrano correre in particolare fuori d’Italia, sulla linea che dalla Spagna di Zapatero approda all’Europarlamento ad iniziativa socialista». IL quotidiano La Stampa ha censito le posizioni delle chiese italiane, rilevando un disaccordo unanime con i provvedimenti “duri” del Governo italiano. Lo stesso giornale, tra l’altro, fa rilevare quali siano i veri problemi per la sicurezza a Napoli, riferendo un dato impressionante: sono ben 1500 gli ordini di arresto firmati dai magistrati e non eseguiti.

Significa che ci sono 1500 latitanti in circolazione perché mancano uomini e mezzi per procedere al loro arresto. Fa impressione constatare che i problemi alla sicurezza vengano ricondotti alla presenza di alcune centinaia di Rom e non alla folla di latitanti che per vivere da fuggitivi devono dotarsi continuamente di risorse.

Qualunque sia il giudizio suio rom, indubbiamente pesano molto di più le assenze dello Stato nel campo della tutela dell’ordine pubblico che la presenza di campi rom che ospitano alcuni uomini e donne che violano la legge.-

Se lo Stato assicura il rispetto delle leggi sarà più diffiicile ai rom sfuggire alle punizioni, e si potrà assicurare alla giustizia la folla di criminali che deve scontare pene o essere sottoposta a custodia cautelare perché c’è il forte sospetto che abbia commesso dei crimini. 

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