A Licata, nell’agrigentino c’è stata una transumanza, un esodo biblico dalle fila di Alleanza Nazionale a quelle del Movimento per l’Autonomia: ex assessori e consiglieri comunali di An, che fanno riferimento all'ex sindaco Angelo Biondi, sono passati all'Mpa.
Biondi, eletto nel 2003, si era dimesso prima della scadenza del mandato per candidarsi alle regionali, ma non è stato eletto. Oltre all'ex sindaco hanno aderito al partito di Raffaele Lombardo
gli ex assessori Alfredo Quignones, Antonino Cellura, Carmela Sciandrone e Vincenzo Russotto e i consiglieri comunali Tullio Lanza, Rosario Graci, Angelo Caico, Alessandro Marino, Angelo Iacona e Angelo Mancuso.Aderiscono all'Mpa anche gli attuali candidati al Consiglio: Vincenzo Antona, Piero Caico, Salvatore Incorvaia e Angelo Curella. Attualmente il comune di Licata è commissariato, a causa delle dimissioni del sindaco.
Nel Comune dell'Agrigentino, durante la sindacatura di Biondi, FI e Udc stavano all'opposizione. "Visto che An è stata inglobata nel Pdl, abbiamo deciso di aderire al progetto di Lombardo - dice Biondi - perché pensiamo che l'Mpa possa rappresentare il punto di svolta per l'Isola e per Licata".
Indubbiamente l’MPA ha guadagnato appeal dalla Presidenza di Raffaele Lombardo. L’effetto trascinamento in campagna elettorale c’è stato e come, così come c’era stato con Totò Cuffarè in altre due circostanze.
La perdita di consensi del’Udc a favore dell’MPA ha, dunque, la sua motivazione fisiologica. Ciò che è accaduto a Licata non è peraltro una novità, all’interno del centrodestra ci sono stati decine di casi passaggi di campo.
Dirigenti politici di FI e AN sono transitati nell’UDC o nel MPA e viceversa. Il flusso nei due sensi è stato costante ed ha toccato il suo acme nelle settimane che hanno preceduto il rinnovo del Parlamento nazionale e regionale. I maggiori benefici, tuttavia, li ha ottenuti il MPA, che presenta una “bilancia” delle entrate e delle uscite sicuramente più favorevole.
Questo fenomeno costituisce comunque una anomalia, perché i transiti avvengono all’interno della stessa area politica, la qualcosa significa che gli apparati sono blindati e che non esiste, o quasi, una comunanza di obiettivi così forte da cementare delle solidarietà.
C’è un’altra spiegazione, invero, ma velenosa: il transito viene spiegato con le opportunità offerte dalla coalizione, la concorrenza e la competizione che determinano.
Chi non ottiene ciò che si aspetta e ritiene gli sia dovuto, si arrabbia e passa dall’altra parte. Dissapori, delusioni recriminazioni.
Sentimenti che frequentano altri mondi, non solo la politica. Ma l’entità di fenomeno non lascia dubbi sul fatto che ci sia un malessere nemmeno troppo nascosto all’interno della coalizione e che non esista un radicamento forte.
Al di là delle ragioni contingenti, il dato conferma infatti una instabilità notevole e segnala una separazione netta fra il PDL da una parte e la coppia UDC-MPA dall’altra.
In realtà An in provincia di Agrigento aveva perso da tempo i suoi connotati di "partito di destra". Dominus della situazione l'on. Pippo Scalia ,coordinatore regionale del partito, An era diventata da tempo una specie di refugium peccatorum per CHIUNQUE ,essendo cadute da tempo tutte le frontiere culturali ideologiche e politiche nell'area vasta del centro-destra. Priva del suo codice genetico fondante, An ad Agrigento (ma non solo) è diventata una specie di porto franco per gente che NULLA aveva nè di destra, nè di centro-destra. Democristiani camuffati e riciclati in prima linea.
Una specie di indistinto "contenitore universale" ,un magma senza colore. Un meticciato di linee politiche.
Una "riserva" che ,tuttavia ,aveva le sue "quote" canoniche di potere. Una opzione "conveniente" come ripiego se si era esclusi dai vertici di Udc o Fi. Entrata An e confusa nel PdL il suo principale "appeal" è scomparso. E' la fine ingloriosa d'un equivoco. An ,d'altronde, era divenuta l'ombra di sè stessa.Malinconia e noia. Destra non ce n'è più.