''Sull'ipotesi di prevedere il reato di immigrazione clandestina, ribadiamo la nostra contrarieta', come gia' sostenuto nel 2002, all'epoca della discussione per la riforma del T.U. n. 286/98 intervenuta successivamente con la legge Bossi-Fini''. E' quanto si legge nel testo che oggi la Caritas ha presentato al ministro degli Interni Roberto Maroni. L'organizzazione caritativa ecclesiale e' infatti stata ricevuta dal ministro nell'ambito delle consultazioni per i provvedimento in materia
di sicurezza che prendera' il Governo.
''Inoltre - prosegue la nota della Caritas italiana - l'esperienza sul campo non depone a favore della capacita' dissuasiva di un simile intervento penale: i fattori di spinta delle migrazioni non verrebbero scoraggiati mentre invece si ingolferebbe il sistema giudiziario e carcerario, a discapito di questioni di maggior rilievo. E' fatto noto che i ritardi della nostra giustizia sono gia' stati oggetto di censura e sanzione da parte dall'Unione europea,
cosi' come la mancata regolamentazione legislativa della condizione dei richiedenti asilo non fa onore al nostro Paese, nonostante pratiche di accoglienza consolidate e organizzate''.
Ancora afferma il documento, ''la previsione di allungare il periodo di trattenimento nei CPT fino a 18 mesi contrasta con la posizione piu' volte espressa da Caritas Italiana e contenuta nelle conclusioni del Rapporto De Mistura, ovvero di andare verso il graduale superamento di questi centri nell'ottica di una migliore gestione del fenomeno''.
''In questo senso - si spiega - l'eccessivo allungamento dei tempi, oltre a risultare troppo dispendioso, appare configurare una forma di detenzione, impropria rispetto alla loro prima finalita': quella di consentire l'individuazione e il successivo rimpatrio dei cittadini stranieri irregolari. Inoltre un'operazione di questo tipo implicherebbe un investimento economico notevole che determinera' nuovamente lo spostamento delle risorse economiche destinate all'integrazione verso un'attivita' di contrasto e di controllo gia' censurata a piu' riprese dalla Corte dei Conti''.