Con 173 sì, 137 voti contrari e 2 astensioni il governo ha ottenuto la fiducia anche al Senato. I presenti erano 313, i votanti 312.
Tra i senatori a vita, il sì al governo Berlusconi è arrivato da Giulio Andreotti e Francesco Cossiga, mentre si è astenuto Emilio Colombo. Assenti Rita Levi Montalcini, Sergio Pininfarina, Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi. Quest'ultimo però ha motivato la sua non partecipazione al voto con la volontà di esprimere rispetto al nuovo governo un'astensione, che se manifestata esplicitamente in base al regolamento del Senato equivale a un voto contrario.
Dopo l'intervento del premier in Aula, che ha rilevato l'esistenza di un ''clima parlamentare nuovo, senza ''attacchi personalistici contro la maggioranza'', il dibattito sul voto di fiducia si è chiuso con le parole del presidente del Senato, Renato Schifani, il quale ha elogiato "gli interventi di tutti i capigruppo aperti al dialogo" che "incoraggiano per un confronto diverso dal passato fra maggioranza e opposizione" e che "rassicurano nell'interesse del Paese". Per lui pochi applausi ma rigorosamente 'bipartisan'.
Un piccolo 'caso' si è aperto quando ad annunciare il suo voto favorevole al governo Berlusconi è stato Cossiga. Il presidente emerito della Repubblica ha fatto un distinguo precisando che la sua fiducia, ''né quella politica né quella morale'' non veniva concessa però al titolare del ministero dell'Interno, Roberto Maroni, per via delle posizioni "sciagurate e irresponsabili in materia di accoglienza, di immigrazione e sicurezza". Cossiga ha rincarato la dose, apostrofando Maroni come "reazionario".
La reazione del Cavaliere è stata un'evidente smorfia di disappunto, diverso l'atteggiamento tenuto dal ministro Renato Brunetta che, al termine del discorso del presidente emerito della Repubblica, ha lasciato gli scranni riservati al governo scendendo nell'emiciclo per stringere la mano a Cossiga e a Ciampi.
''A volte il presidente Cossiga esagera'' ha commentato Umberto Bossi conversando con i giornalisti a Palazzo Madama. ''Aveva detto anche a me di stare attento a Maroni, perché secondo lui Roberto voleva accoltellarmi quando mi sono ammalato. Ma Maroni è un bravo ragazzo, io - assicura il Senatur - non ce l'ho con Maroni''.